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La crisi finale del giornalismo Stampa E-mail
Scritto da Luca A. Bocci   
Monday 26 July 2010

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Il vento della crisi epocale che sta sconvolgendo il mondo non ha certo risparmiato il mondo dell’informazione, che vive uno dei momenti più terribili della storia recente. Basta guardarsi un attimo intorno per cogliere i segni di un disagio che diventa ogni giorno più insopportabile. Le vendite dei giornali sono in calo da anni, la raccolta pubblicitaria si restringe mese dopo mese e, conseguenza quasi inevitabile, i licenziamenti si moltiplicano nelle testate piccole o grandi di tutto il mondo. Gli operatori dell’informazione non perdono occasione per levare alti lamenti sui pericoli per la democrazia che questa evoluzione dei media possono portare e, fedeli fino in fondo al loro animo di servitori, chiedono a gran voce di garantire ancora meglio il loro già comodissimo e stra-garantito posto di lavoro.

Di solito le crisi sono i momenti migliori per gli esami di coscienza e le analisi anche spietate: da noi, tanto per non smentirci mai, tutto tace, ma altrove si è in grado di cogliere l’urgenza del momento e porsi domande scomode. Come al solito il mondo anglosassone a guidare la discussione sugli sviluppi futuri di questo cruciale settore dell’economia. Specialmente negli Stati Uniti il dibattito è molto vivace e la comunità dell’informazione si divide sulle strade migliori per uscire dall’empasse che rischia di strangolare l’intero settore. Recentemente, però, il tono della discussione è cambiato, spinto da uno scandalo che, nonostante i disperati tentativi dei media tradizionali, sta demolendo gli ultimi scampoli di credibilità di quella che un tempo era considerata la professione liberale per eccellenza.

Qualche giorno fa, il giornale online “Daily Caller”, fondato dall’ex giornalista della CNN Tucker Carlson, ha denunciato l’esistenza di una specie di “società segreta” tra giornalisti di sinistra, una lista privata alla quale si poteva accedere solo dopo essere stati presentati, che, invece di dare consigli pratici su come sopravvivere nell’ambiente spesso complicato di una redazione, sembrava impegnata a distorcere le notizie, insabbiare le storie scomode e, in generale, promuovere in ogni modo le politiche del Partito Democratico. Non è la prima volta che viene messa in dubbio l’imparzialità del giornalismo USA: a partire dal libro-denuncia di Bernard Goldberg, ex giornalista della CBS che aveva documentato come ogni notizia fosse sempre vista attraverso la lente deformata dell’ideologia, si sono moltiplicati i sondaggi, gli studi ed i rapporti che hanno denunciato in ogni modo questo stato di cose. Eppure la pubblicazione di una serie di e-mail scambiate tra i 400 membri di JournoList, la lista fondata dal giovane giornalista del “Washington Post” Ezra Klein, non ha mancato di scatenare un uragano di polemiche.

Lo spettacolo fornito da questi supposti professionisti è davvero squallido: dalle richieste di chiusura dei media “non allineati”, fino alle conversazioni su come “adattare” le notizie alla “narrativa” proposta dalla Casa Bianca, per non parlare di quando i giornalisti si scatenano in un festival del sadismo, immaginando come si divertirebbero se si trovassero davanti il commentatore radiofonico Rush Limbaugh, vera bestia nera della sinistra, che sta morendo a causa di un infarto. Il racconto di Sarah Spitz, producer della National Public Radio, il servizio pubblico americano, è veramente agghiacciante. Quando si è trovata nel mezzo del caos mediatico, la ragazza ha ritenuto necessario scusarsi “se ha offeso qualcuno”: a pentirsi per aver augurato ad un uomo di morire una morte atroce e, magari, vergognarsi per aver immaginato di ridergli in faccia mentre esalava l’ultimo respiro non ci ha pensato manco per sbaglio. La Spitz non è certo l’unica ad aver più di qualcosa di cui vergognarsi: Spencer Ackerman, che scrive sul giornale online “Wired”, consiglia un metodo per trattare con i giornalisti “non allineati”. Inutile ragionarci, molto meglio prenderne uno, fargli fracassare una bella vetrata, prendere tante foto del suo cadavere sanguinolento e mandarle ai suoi colleghi. Non c’è che dire, giornalismo in puro stile corleonese.

Se sono le e-mail grandguignolesche ad attirare l’attenzione, quelle più preoccupanti dovrebbero essere quelle dove si discuteva di come girare a vantaggio dei democratici ogni possibile notizia o dove si cercava di convincere tutti i membri a seguire la stessa linea nel trattare una vicenda scomoda per Obama. Il fondatore di JournoList, nel cercare di insabbiare l’intera storia, dimostra l’assoluta vapidità intellettuale e morale di troppi giornalisti sinistri: le accuse infantili lanciate contro Tucker Carlson sono l’ennesima prova che, una volta fuori dalla protezione del branco, questi siano davvero individui miserevoli.

L’informazione online non allineata (ovvero non appiattita sulla sinistra più radicale) ha fiutato il sangue e si sta scatenando in un linciaggio tanto appassionato quanto del tutto meritato. Andrew Breitbart, che a sua volta ha segnato un colpo mediatico non da poco, si chiede perché nessun giornalista sia stato ancora licenziato, visto che la sua credibilità ormai è finita sotto i tacchi. Qual è la reazione dei media tradizionali? Direi composta ed ordinata. Due conduttori della CNN, discutendo degli scandali appena rivelati dai giornalisti online, hanno una grandissima idea: trascinarli in tribunale e farli smettere di rompere le scatole. Ricorda qualcosa successo di recente qui in Italia?

Cosa trarre da questa galleria degli orrori del giornalismo “moderno”, fresca fresca di stampa? Lascio a voi questo compito in quanto parte in causa, ma non posso esimermi da qualche nota finale. La crisi sta rendendo economicamente insostenibili gran parte dei mezzi di comunicazione tradizionali ed ha spinto molti giornalisti a rivolgersi alla rete come unico canale per veicolare l’informazione. I giornali e le televisioni sembrano dedicate esclusivamente alla protezione degli interessi dei rispettivi “padroni-padrini”. Ma nessuno sembra pensare a come uscire da questo vicolo cieco, l’informazione online viene o ignorata o derisa, mentre l’antidiluviano ed illiberale ordine pensa alle sceneggiate come la “terribile” legge bavaglio, che non fa che applicare regole deontologiche rispettate pacificamente in tutto il resto del mondo. L’odio ed il disprezzo per l’avversario diventano regola di vita e uno scandalo come quello di JournoList farebbe al massimo ridere, visto che comportamenti del genere sembrano addirittura normali. Ma sì, continuiamo a farci del male.

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