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Dalle Maldive a Venezia: il livello del mare non dipende dal global warming Stampa E-mail
Scritto da Corrado Fronte   
mercoledì 28 ottobre 2009
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Il dr. Nils-Axel Mörner
I congiurati del Global Warming continuano a terrorizzare gli abitanti delle zone costiere con predizioni di apocalittici sollevamenti del mare, causati dalla CO2 antropogenica. Per drammatizzare agli occhi del mondo la situazione, il Governo delle Maldive si è riunito a 6 metri sott’acqua per firmare un documento sui cambiamenti climatici. Risibile pagliacciata, finalizzata naturalmente alla richiesta di risarcimenti all’Occidente. Il livello del mare certamente presenta variazioni a causa di complessi fenomeni, ma nulla fa prevedere evoluzioni catastrofiche. Lo stesso IPCC nel rapporto del 2007 ha ipotizzato uno forchetta da 18 a 59 cm entro il 2100, smentendo clamorosamente Al Gore, che nel film-truffa 'Una scomoda verità' aveva preconizzato 6 metri, con la cancellazione dell’Olanda, l’allagamento di New York, Pechino e Shangai, la Florida ed il Bangladesh sommersi, 150 milioni di persone in fuga. Su questo scenario del tutto irrealistico si basa però il rapporto che sir Nicolas Stern, finanziere totalmente privo di conoscenze scientifiche, ha preparato su richiesta di Tony Blair, e che impone spese enormi ed inutili all’Europa, ed in particolare all’Italia.

Il dato su cui si è posizionata la “scienza ufficiale” è una crescita del livello del mare di 3,2 mm/anno dal 1994 ad oggi, che corrisponde a 32 centimetri in un secolo. Secondo Bjørn Lomborg (direttore dell’Environmental Assessment Institute nazionale danese, professore associato alla Copenhagen Business School, Fondatore del Copenhagen Consensus Center) non sarebbe un aumento da poco, ma nemmeno un fenomeno nuovo nella storia (vedi Stiamo freschi, Mondadori, pagg. 58 e seguenti). Dal 1860 si sono verificate variazioni del livello del mare di 30 cm senza che vi fossero particolari devastazioni. Inoltre, questo avverrebbe nel corso di un secolo, e ci sarebbe il tempo per adeguarsi al cambiamento.

Il grafico che pubblichiamo rappresenta le misurazioni più recenti satellitari di Topex/ Poseidon e Jason da poco pubblicate dalla University of Colorado, che confermerebbero l’aumento tendenziale di 3,2 mm/anno

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 Fonte: University of Colorado, Boulder

Il condizionale è però d’obbligo per alcuni motivi. In primo luogo dobbiamo tener presente che le misure di Jason 1 raggiungono una accuratezza di 33 mm mentre Jason 2 lanciato nel 2008 raggiunge i 25 mm. Comunque troppi per misurare variazioni dieci volte più piccole. I dati sono complessi anche a causa delle variazioni orbitali dei satelliti rispetto alla Terra. Inoltre la Terra ha una forma irregolare, chiamata “geoide”; esso è definito come una superficie equipotenziale, a cui dovrebbe adattarsi il livello del mare se non fosse disturbato da diversi fenomeni naturali. I principali sono: correnti, variazioni di temperatura e di salinità, pressione atmosferica, restrizioni alla circolazione delle acque causate dall’ingombro dei continenti emersi, distribuzione non uniforme delle masse gravitazionali interne. Le variazioni rispetto alla superficie teorica possono raggiungere i 2 metri. Le misure mareografiche terrestri (tide gauge) non presentano questi inconvenienti, ma devono essere valutate in relazione ai movimenti tettonici della costa, e sarebbero meno rappresentative perché riguardano solo parte della superficie marina, anche se questo è alla fine quello che ci interessa.

Il grafico (prescindendo dall’interpolazione rettilinea) presenterebbe comunque un appiattimento negli ultimi anni, malgrado le emissioni di CO2 siano continuate ad aumentare, e questo indizio si aggiungerebbe all’arresto, già precedentemente illustrato, dell’aumento di temperatura della terra e del mare (che peraltro non vengono riconosciuti dalla vulgata ufficiale che fa capo all’IPCC). Tutti dati che indicherebbero la fine del periodo di riscaldamento terrestre.

Ma particolarmente interessante è l’aspra critica sollevata dal Dr. Nils-Axel Mörner, già direttore del Paleogeophysics and Geodynamics Department at Stockholm University, ed uno dei maggiori sea level specialists mondiale. In una intervista rilasciata a 21st CENTURY Science & Technology nell’autunno del 2007, egli asserisce che i dati satellitari sono stati falsificati. «Inizialmente i dati satellitari non indicavano alcun aumento tendenziale. Ma nelle pubblicazioni dell’IPCC del 2003 comparve improvvisamente un notevole aumento tendenziale, di 2,3 mm/anno. Motivo: i dati originali erano stati distorti con l’introduzione di un “fattore di correzione”. Quindi questi non sono i dati veramente misurati dal satellite. Quando di fronte all’Accademia delle Scienze di Mosca chiesi spiegazione, mi fu risposto che la correzione era stata introdotta perché altrimenti non si sarebbe individuata alcuna tendenza di aumento del livello del mare. E’ terribile! E’ una vera falsificazione per assecondare teoremi precostituiti». Secondo Mörner gli adepti dell’IPCC elaborano sui computer modelli finalizzati ad ottenere i risultati richiesti, e nessuno di loro fa quello che dovrebbe fare un vero geologo: andare a fare misurazioni sul campo, instancabilmente, in tutti gli angoli della Terra. «Quando lessi il rapporto dell’IPCC rimasi sbalordito: nessuno dei 22 estensori era uno sea-level specialist; era stato affidato loro questo incarico affinché producessero il risultato predeterminato.» In realtà, secondo Mörner, l’osservazione sperimentale non riscontra oggi una stabile tendenza all’aumento del livello del mare. «Gli studi indicano che il livello del mare è indubbiamente salito nel periodo dal 1850 al1930, con incrementi di 1,1 mm/anno. Questo risulta dai dati delle misure mareografiche costiere (tide gauge). Un risultato equivalente si ottiene dai calcoli del tempo di rotazione della Terra: infatti quando il raggio della Terra aumenta, immediatamente la rotazione rallenta: è una legge fisica. Ma dal 1930 in poi i dati oscillano senza presentare alcuna tendenza».

Mörner ha studiato a lungo le Maldive, con osservazioni sul posto, ed ha rilevato un abbassamento del livello del mare di circa 20 cm negli anni 70, confermato anche dagli abitanti locali perché ciò aveva influito sui loro percorsi marittimi e di pesca. Nessun cambiamento si è verificato nei successivi 35 anni. Rilevazioni fatte su isole che si dice siano in pericolo di scomparire tra i flutti (Tuvalu, Vanatu, Tegua) non mostrano alcuna crescita del livello del mare, sebbene siano dichiarate a rischio. L’attività svolta da Mörner naturalmente non fa piace ai catastrofisti, che si rendono anche protagonisti di risibili manipolazioni: una squadra di ambientalisti australiani ha sradicato un albero nei pressi della costa, perché confermava l’assenza di sollevamento del mare. Ma dopo qualche anno si è visto che l’albero è ricresciuto! Le autorità locali incoraggiano il catastrofismo per poter incolpare l’occidente dell’aumento di CO2 atmosferica, e chiedere risarcimenti, con la complicità dell’ICPP.

Ma cosa succede dalle nostre parti? Certamente un sito di particolare interesse è Venezia. Secondo il prof. Silvio Polli, dell’Istituto Geofisico di Trieste, in base ai dati mareografici la variazione del livello marino negli ultimi 70 anni è stata di 3,8 mm/anno per Venezia, ed 1,6-1,7 per Trieste e Pola. Il notevole valore di Venezia è dovuto ad un contemporaneo abbassamento della zona costiera. Inoltre l’effetto dello scirocco, che spinge la massa dell’acqua da sud a nord, è all’origine del fenomeno dell’acqua alta.
(Nelle immagini che seguono: l'arcipelago delle Maldive e la firma del documento alle Maldive)

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Questo si inquadra nella situazione dell’alto Adriatico, che è stata trattata in occasione dell’ottavo convegno di meteorologia del Friuli Venezia Giulia tenutosi 19 ottobre 2008 a Trieste. Il Dott. Fabrizio Antonioli, geologo e paleo climatologo dell’ENEA ha presentato un dettagliato studio inter-disciplinare da cui risulta che dal tempo dei Romani, 2000 anni fa, ad oggi il livello del mare nel golfo di Trieste è aumentato di 160-170 cm, come dimostrato da reperti sommersi: moli portuali, platee di ville. L’apporto eustatico (dovuto allo scioglimento dei ghiacci) è stato piccolo. Il maggior fattore è l’abbassamento tettonico delle coste di circa 0,7 mm/anno (140 cm in 2000 anni). E non si può certo pensare che l’Adriatico sia un bacino marginale, in qualche modo estraneo ai movimenti globali. Basta considerare che tutti i maggiori ghiacciai alpini scaricano proprio nell’alto Adriatico.

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