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La Bussola in Convento. Foglietto sesto Stampa E-mail
Scritto da Alfonso Indelicato   
sabato 29 agosto 2009

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Abbazia di Farfa
Voglio cominciare questo scritto di stasera da dove ho finito ieri e cioè dal Signore nostro Unotrino.

Uno dei primi atti del Concilio fu infatti la Costituzione dogmatica del nuovo Simbolo. “De novo Symbolo dogmatica Constitutio”: ce l’ho anche quella qui sulla scansietta sopra il mio letto, ma in compendio, non tutta intera.

Una delle prime questioni che i Santi Padri discussero fu infatti quella della ex Santa Trinità (giacché oggi non la si deve più chiamare così: continuano a farlo solo le vecchiette superstiziose che non vale neppure la pena di stare a correggere, come dice frate Ronald). Il fatto è che i nostri fratelli mussulmani pensavano, e pensano tuttora, che Dio sia uno e uno solo. Del resto, mi spiegò a suo tempo il mio Abate, questo concetto di un Dio unico che però può essere anche Trino ha sempre fatto sì, nella storia della Chiesa, che si portassero avanti delle gran discussioni, concili, liti, scismi, e non so quali altre noiose questioni. I più grandi sapienti teologi ci si sono accapigliati per secoli, e la preghiera che si recitava prima (il Credo, che era chiamato anche Simbolo e oggi è chiamato Vecchio Simbolo) era il risultato di tutte queste discussioni e litigi, tanto che non risultava per niente chiara ai fedeli che la recitavano.

Il Nuovo Simbolo (come ancora mi spiegò il mio Abate, che a quei tempi era sempre in contatto col nostro Ministro Generale) fu anch’esso il frutto di un compromesso fra i Padri Conciliari, ma è certo assai più comprensibile, oltre che più breve. All’inizio c’era in effetti chi aveva proposto una formula che fosse la più somigliante possibile alla professione di fede mussulmana. Suonava così: “Credo in Dio, Signore Unico e Grande”. Ci furono però delle polemiche ad opera, dice l’Abate e dice anche frate Ronald, della parte del Concilio meno contenta delle innovazioni. Questi Padri sollevarono diverse obiezioni, e quando non ebbero altro da dire ricordarono che anche i saggi Ulema avevano consigliato al Pontefice di non fare passi avventati, per non provocare ribellioni nei credenti più cocciuti e più pigri.

D’altro canto non si poteva neppure lasciare le cose come stavano: con quel Figlio e quello Spirito Santo che se ne stavano per conto loro e sembrava che avessero la stessa importanza del Padre. Così la discussione dei santi presuli si accese intorno a due formule: “Credo nell’Uno-Trino” e “Credo nell’Unotrino”.

Confesso subito che questa questione è troppo superiore alla mia mente ristretta di frate cuciniere. Ora dunque lettori miei abbiate la santa pazienza, ché cercherò di spiegarla come potrò (però domani, perché oggi è il 7 luglio, ho spignattato tutto il giorno per la festa della Riconciliazione e adesso crollo di sonno, si capisce pure da come scrivo).

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