 Convento di Sant'Angelo in Ocre Quando tutto questo sia cominciato, proprio l’inizio di tutto intendo, con precisione non saprei dire. Il nostro Santo Padre Benedetto XVII indisse il Concilio, come si sa, nell’anno di Dio 2018. Concilio pastorale e dogmatico, il che vuol dire, mi spiegarono, che poteva anche cambiare quelle verità in cui noialtri cattolici avevamo sempre creduto. Cioè non proprio cambiarle come si cambia un abito, ma renderle più comprensibili alla gente di adesso.
E adesso la grande questione che doveva discutersi era quella della religione portata dagli arabi, la quale aveva preso piede un poco perché così tanti di loro erano venuti a vivere presso di noi, e un poco perché la nostra religione aveva tanti nemici anche fra gli italiani, e più ancora che pur non essendole nemici la tenevano come cosa senza importanza. Si diceva (anche questo lo si ricorderà) che il nostro Santo Padre non voleva indire il Concilio, ma che lo avevano costretto a ciò. Sempre a quanto si diceva, egli aveva ceduto per evitare il grande scisma della Diocesi Ambrosiana, coi suoi famosi e sapienti Pastori, i suoi interpreti delle Scritture tanto bravi che nemmeno a Roma ce li avevano, e i suoi milioni di pecorelle di Dio. Fatto si sta che il Concilio si tenne, dopo molti sì e no, e durante il medesimo avvennero dei fatti importanti che ho appresi anche per via del mio Abate e che ora io ridico come li ho capiti e li so. Alcuni dei santi Presuli riuniti a Roma affermarono che la nostra cattolica religione era giunta al suo fine, e che quella portata sul continente dagli arabi era in certo modo la sua prosecuzione, ma più conveniente a questo nostro tempo moderno. Un po’come in cucina quando friggo le uova nella padella grande: da liquide si fanno solide e sembra che siano diventate un’altra cosa, ma la sostanza è sempre la stessa. Sostenevano questi santi Presuli che l’Islam essendo una religione più semplice e agevole da capire, senza i fronzoli e le complicazioni dottrinarie della nostra, meglio si adattava all’uomo del giorno di oggi, uso al ragionamento e poco inclinato agli arzigogoli dei teologi. Proponevano dunque essi che il Pontefice, con il più solenne atto che ci fosse, proclamasse che Santa Chiesa stava per confluire nella religione di Maometto come un torrente mezzo seccato e tortuoso può confluire in un fiume ben diritto e copioso d’acque. La bozza dell’enciclica, dicono, era stata scritta nel monastero di Assisi da sapienti monaci del mio stesso Ordine, ed era stata rivista a Milano in un ufficio della Curia Arcivescovile. Infine era stata sottoposta al Cardinale Epifanti Oldoini da anni dimorante nel suo eremo presso Gerusalemme, il quale l’aveva assentita. Questa Solvendam Ecclesiam, però, non piaceva al Santo Padre Benedetto XVII. Egli cercò di opporlesi in ogni modo, in ciò coadiuvato da alcuni anziani Cardinali di assai rinomanza e valore. Si vide così in Concilio questo scandalo: che illustri Presuli discutevano fra di loro non al modo di uomini di religione, ma come sogliono fare i membri dei Parlamenti civili quando tra di loro concionano: con frasi e fino con gesti assai poco fraterni.
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