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Amministrative: si profila un altro grande successo dell'opposizione! Stampa E-mail
Scritto da Marco Cavallotti   
lunedì 08 giugno 2009
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E ora chi li ferma più? Hanno stravinto, naturalmente a modo loro. Per annunciarsi vincitori hanno dovuto approfittare della solita verve di Berlusconi, che auspicava un successo che probabilmente avrebbe anche potuto realizzarsi se l'astensionismo antieuropeo non avesse falcidiato il corpo dei votanti – ma del funzionamento dell'Unione in realtà questo governo non ha colpa. Nella logica un po' rozza di un dibattito politico che sembra continuare a mantenersi sui toni della propaganda elettorale, un pur rilevante aumento di seggi europei, che però non è pari a quello sperato dal leader del Pdl, equivale ad una sconfitta: una "sconfitta" che soprattutto sarebbe in grado di far velo alla perdita secca di quasi 1/5 dei propri voti, subita dal Pd. Insomma, per Franceschini e per i suoi, almeno nelle dichiarazioni ufficiali siamo di fronte ad una vittoria, che ora – immaginiamo – dovrà rinnovellarsi nelle Amministrative. Restiamo curiosi di sapere quale sarà questa volta il lineare ragionamento che ci verrà propinato per convincerci.
In realtà, come si comincia a vedere dai primi dati delle provinciali, la frana delle amministrazioni locali di sinistra è iniziata e sembra preannunciarsi di proporzioni notevolissime. Era tradizione consolidata che nelle amministrative la Sinistra riuscisse a far prevalere la maggiore radicazione sul territorio del suo personale politico, con uno scarto anche sensibile rispetto ai risultati delle politiche. Ora non è più così: tolte le solite roccaforti toscane – la Toscana resta la centrale del postcomunismo più ideologico – molte zone un tempo inaccessibili al voto non rosso stanno cambiando colore, magari sulla base di terribili esperienze – come Napoli e la sua Provincia. L'Emilia Romagna, insieme alla bassa padana di Cremona, comincia a percepire l'esigenza di un voto legato ad interessi concreti, ad aspettative di impresa, ad aspirazioni espresse nella massima libertà e variabilità. Lì ormai il voto come rendita di posizione, il pensiero omologato, il consenso universale dalla culla alla bara si sono persi, credo per sempre. Insomma, una vittoria c'è stata, ma è la vittoria della deideologizzazione del voto, è una vittoria del "voto utile" nel senso più letterale del termine. E non c'è dubbio che il centrodestra ha saputo captare e in parte anche determinare questa maturazione in modo ben più efficace e convincente degli eredi dei vecchi partiti del XX secolo, radunati in una alleanza cattocomunista – tutta italiana – che sembra destinata ad accompagnarli lentamente alla consunzione, a meno di grosse iniziative e ripensamenti, che richiedono un personale politico capace, coraggioso e concorde, del quale al momento non si vede traccia.
Ciò detto, l'eccellente tenuta di una maggioranza che pure sta attraversando l'anno politicamente ed economicamente più terribile dell'ultimo mezzo secolo non deve indurre a facili appagamenti: resta molto da fare, e il programma elettorale che ha meritato a Berlusconi un ampio consenso prevede appuntamenti di grande impegno: la giustizia, il welfare, il mercato del lavoro, la formazione, il completamento del federalismo… È il momento di muoversi.
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