 Michael E. Mann (da Wikipedia) Stefan Rahmstorf (nato il 22/2/1960) è uno studioso di climatologia ed oceanografia tedesco. E’ stato uno degli autori guida del quarto rapporto IPCC del 2007 di cui è esponente di spicco. La sua militanza gli era valsa già nel 1999, un premio di $ 1.000.000 dalla fondazione James S. McDonnel.
In occasione della conferenza “Global Climate Policy After 2012” organizzata il 21/10/2005 dallo Yale Center for Globalization, ebbe modo di confrontarsi a tutto campo con Richard Lindzen. Il testo degli interventi fu pubblicato solamente nel 2008, con modifiche non condivise che infastidirono Lindzen. Questi comunque, ci ha gentilmente inviato una copia. Ne prendiamo lo spunto per parlare, nei limiti di questa rubrica, di un aspetto specifico conosciuto come “hockey stick controversy”. Si tratta di una disputa su una ricostruzione dell’evoluzione della temperatura dell’Emisfero Settentrionale nell’ultimo millennio, fatta da Michael E. Mann, Raymond S. Bradley e Malcolm K. Huges nel 1998. Il termine “hockey stick” fu coniato da Jerry Mahlnman (NOAA) per descrivere l’andamento della curva (fig.1). 
 Naturalmente non esistono misure termometriche per tempi così lontani, e la via scelta da Mann e dai suoi collaboratori fu quella di raccogliere dati su variabili di tipo geo – biologico che siano correlabili alla temperatura e che quindi possano farne desumere lo sviluppo. Queste variabili furono definite “proxy data” . Mann usò gli anelli degli alberi, e dati dei ghiacciai e dei coralli. Dice Stefan Rahmstorf: E’ la prima ricostruzione quantitativa della temperatura per l’Emisfero Settentrionale del millennio trascorso,inclusa una stima degli errori sperimentali, e fu giustamente sottolineata nel rapporto IPCC del 2001 come una delle maggiori scoperte degli ultimi anni . Questa analisi suggerisce che, malgrado la larga banda di incertezza, il riscaldamento del ventesimo secolo è indubbiamente assolutamente inusuale, e probabilmente non ha precedenti durante il millennio passato. Questo risultato, forse a causa del suo potere simbolico, ha sollevato molte critiche sia nei giornali scientifici che nei mezzi di informazione popolare. La “mazza da hockey” è diventata il simbolo dell’ IPCC ed un punto di attacco alla sua credibilità. Il grafico parte dal periodo del “grande caldo medioevale”, per poi scendere gradualmente verso la “piccola era glaciale” del 1700-1800 e risale poi bruscamente nell’ultimo secolo superando addirittura i valori di partenza. In un certo senso un andamento già noto. Francamente non convince l’aspetto quantitativo: come è possibile che le temperature del 2000 superino quelle del periodo del “grande caldo medioevale”, quando si sciolsero tutti i ghiacciai alpini ed i Vikinghi poterono coltivare buona parte della Groenlandia? Fino ad ora questo non è successo. Ma l’utilizzo fatto dall’ IPCC andò otre la mera presentazione del passato, aggiungendo anche una proiezione futura, certamente incongruente con la metodologia usata da Mann, e basata invece sui modelli dell’IPCC. Questa estrapolazione porta ad un aumento prevedibile per il prossimo secolo tra 1,5 e 5,5 °C, come visualizzato nel grafico N. 2 da un’area a forma di V.  L’effetto ottenuto dall’IPCC, grazie anche alle amplificazioni dei media, fu di far nascere un allarme su una incombente catastrofe dovuta all’aumento incontrollato della temperatura terrestre, attribuito alla dissennata politica delle potenze capitaliste, che avrebbe portato il mondo ad un punto di caduta senza ritorno (tilting point), come “dimostrato” dai modelli all’uopo sviluppati dallo stesso IPCC. Nell’esporre il suo punto di vista Lindzen chiarisce innanzitutto che “sostenere la validità o meno dello studio di Mann non serve a cambiare il fatto fondamentale: e cioè che il riscaldamento attuale, ammesso che ci sia, è piccolo”. Infatti dal grafico si riscontrerebbero differenze di qualche decimo di grado tra oggi e 1000 anni fa. “Ma vanno considerate le critiche sollevate sia dal rapporto Wegman (redatto per il Congresso US) ed il rapporto del National Research Council, presieduto da G. North del 2006, che hanno concluso che l’analisi statistica non poteva essere ragionevolmente usata per le affermazioni fatte riguardo al grafico di Mann. Il rapporto di North volle attenuare le sue conclusioni suggerendo che l’approccio seguito da Mann era possibile per gli ultimi 400 anni (posizione “politicamente” sicura, dato che in questo periodo iniziò la piccola era glaciale) Anche nel comunicato stampa, si suggeriva che l’analisi di Mann, pur essendo inadeguata, non era necessariamente sbagliata, affermazione irrilevante e priva di fondamento, ma che premise a qualcuno di affermare che il rapporto assolveva Mann, mentre il testo dimostrava esattamente il contrario. Personalmente” , continua Lindzen,” sono convinto che la statistica, chiamata in causa da North, non sia il problema più serio della analisi di Mann. Il problema di fondo è che l’approccio seguito da Mann, che usa manciate di “proxy data”, per lo più anelli degli alberi, per dedurne le temperature medie dell’emisfero settentrionale. Andando indietro oltre 600 anni, il numero di queste correlazioni si riduce significativamente. Ora, gli anelli degli alberi non misurano temperature medie annuali; rappresentano piuttosto la crescita, che dipende anche dalla pioggia e dalla variabilità durante la stagione della crescita. Tuttavia si possono prendere porzioni delle misure strumentali di temperatura dell’Emisfero Settentrionale e vedere quale serie “proxy” si adatta meglio alle misure strumentali. Questo porta a dare un peso matematico ad ogni serie di dati “proxy”, e con questo si possono estendere i dati di temperatura per mille anni. Ma si riscontra che questo approccio fallisce nel replicare l’aumento degli ultimi trenta anni. Questo è noto come “problema della divergenza”. Di fronte alle critiche l’IPCC fu costretto a riposizionarsi su una linea più prudente. Nel marzo 2008, Rahmstorf interviene: “Tre cose importanti sono state trascurate dai critici. Primo: anche se le critiche scientifiche fossero corrette, esse non metterebbero in discussione le conclusioni molto prudenti tratte dall’IPCC dalla ricostruzione di Mann, Bradley e Huges, e cioè che le analisi e i proxy data dell’emisfero settentrionale indicano che l’aumento di temperatura nel ventesimo secolo è stato probabilmente il più grande degli ultimi 1000 anni. Questo risultato è stato confermato da una dozzina di ricostruzioni successive. Secondo: certamente la più seria critica sollevata da von Storch ed altri, contro Mann, Huges e Bradley, è di avere sistematicamente sottostimato la variabilità. Questa critica era basata su una interpretazione sbagliata della procedura di ricostruzione. Terzo: anche se fosse stata sottostimata la variabilità del passato, questo non porterebbe ad arguire una minore sensibilità climatica e quindi minori preoccupazioni riguardo le nostre emissioni. Ma comunque tutto questo non si applica alle stime prodotte dall’IPCC, in quanto esse non fecero uso della ricostruzione di Mann, Huges e Bradley o di una qualsiasi serie di dati “proxy” del passato millennio. Quindi è errato dire che un pilastro del protocollo di Kyoto sia stato messo in discussione, tanto vero che esso risale al 1997, prima che questa ricostruzione esistesse. Comunque gli autori hanno stimolato lo studio della paleo-meteorologia, che si è sviluppata con la ricerca e lo sviluppo di altri “proxy data”. Ma la storia si complica ulteriormente. Incoraggiati dal successo mediatico, frotte di ricercatori si spremono le meningi per individuare nuove serie di “proxy data” ed i grafici si moltiplicano. Lo stesso Mann, ringalluzzito, si lancia in uno studio che dovrebbe coprire 2000 anni. Perché no? Una balla vale l’altra. Voglio solo ricordare ai miei lettori che sembrava già poco attendibile la misura della temperatura del mare fatta nei secchi di latta solo 60 anni fa. Adesso andiamo a sbizzarrirci con misurazioni correlabili alla temperatura, ma certamente influenzate da innumerevoli altri fattori sconosciuti, per pignoleggiare sui decimi di grado. Ma d’altronde un centro di ricerca deve pur trovare il modo per finanziarsi.
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