 ... Mi sdegna, la gioia del Capo dello Stato per «la voce univoca» europea sui tank russi in Georgia. Univoca un corno: provate a dirlo a polacchi, baltici, a tutti gli ex satelliti sovietici, che bisogna leccare gli stivali di Putin. L’Europa non è unita per niente, e per fortuna.
Purtroppo l’Italia di Berlusconi sta con la Germania, che dell’appeasement con lo zar russo ha fatto come noi di necessità energetica virtù politica. E con la Francia, naturalmente, da sempre filorussa perché “distinta” dagli Stati Uniti. Ma l’unanimità è virtuale. L’accordo di ieri all’unanimità dei ministri degli Esteri dei 27 membri dell’Unione Europea - mi dispiace per Franco Frattini, ma il suo posto era lì e non alle Maldive - è solo su un testo che esprime l’impegno europeo a un’eventuale azione di peacekeeping da subordinare alle deliberazioni delle Nazioni Unite. Non esprime alcun giudizio su ciò che è avvenuto, non dà alcun segno a Mosca che una misura di ragionevolezza è stata del tutto oltrepassata.
Sarkozy l’anti-Usa Tutto questo clangore di trombe e trombette sull’iniziativa di Sarkozy e sull’Europa “terza forza”, risuonato in questi giorni negli articoli di sergio Romano sul Corriere come negli editoriali di Repubblica, è solo riflesso condizionato di nuovi e vecchi antiamericanismi, che attribuiscono al governo democratico georgiano l’accusa di esser caduta nella trappola americana di aver promesso l’ingresso nella NATO, e assolvono il regime russo da ogni peccato, perché è più che comprensibile che i russi non vogliano amici dell’America alle porte. Che bell’Europa, ci disegnano questi campioni del realismo filorusso. È l’Europa che si arrende alla Gazprom degli ex ufficiali del KGB divenuti finti manager privati, e che per questo lascia i georgiani sotto i cingoli russi. Perché ieri il ministro degli Esteri Russo Sergei Lavrov l’ha detto chiaro e tondo, rivolgendosi agli Stati Uniti perché dell’Europa Mosca non fa proprio - e giustamente - conto: «L’Occidente deve scegliere se tenere un rapporto con Mosca, o con la leadership virtuale georgiana». «Virtuale»: Mosca non fa nulla per nascondere che il democratico presidente georgiano Shaakashvili ai suoi occhi è un uomo morto, deve semplicemente andarsene, lui e tutti coloro che ambiscono a entrare nella Nato.
Vi invito a ricordare che la ex prussiana Königsberg, la città natale di Immanuel Kant e che ancora ne conserva le spoglie, dopo esser stata spianata dall’Armata Rossa venne annessa all’Unione Sovietica, e ancor oggi col nome di Kaliningrad è un’enclave russa stretta sul Baltico, confine esterno dell’Unione Europea visto che è territorialmente compresa tra la Polonia e la Lituania. Che cosa avverrà, il giorno in cui Mosca chiedesse un corridoio di accesso diretto russo a Kaliningrad, sostenendo che i suoi cittadini russi hanno pieno diritto alla continuità territoriale con la madrepatria? Ci sarà qualcuno che ricorderà la lezione del corridoio per Danzica chiesto dal Terzo Reich? Non è affatto un esempio improprio. L’argomento sostenuto in questi anni da Mosca a favore delle bande filorusse dell’Ossezia del Sud come in Abkhazia, province in tutto e per tutto ricadenti nella sovranità della Georgia, il pretesto cioè invocato per far avanzare le colonne corazzate russe ben dentro il territorio georgiano bombardando ponti, oleodotti e infrastrutture civili, è esattamente analogo a quello che domani potrebbe valere per Kaliningrad. E questa bella Europa che si sdraia sotto gli stivali e l’arroganza russa è nient’altro che la dolorosa odierna riproposizione del cagasottismo dei Chamberlain, di fronte a Hitler.
È un bell’amaro bilancio, quello dei vent’anni dalla caduta del muro che si celebra col ritorno in grande stile dell’arroganza rossa sulla scena internazionale. Il Dalai Lama che giustamente denuncia la totale ipocrisia della presunta tregua olimpica, visto che i cinesi da inizio dei Giochi hanno arrestato 1.200 tibetani. E Mosca che torna a utilizzare lo strumento militare per ricordare a tutti che di altri Kosovo indipendenti non è più disposta a tollerarne.
La Russia non è l’Urss So bene che il realismo del quale è impregnata la posizione filorussa sorride e alza le spalle di fronte a queste considerazioni, nella presunta saggezza per la quale l’America è fortunatamente lontana, e a noi non conviene certo indispettire l’orso russo. Ma nessuno qui è così matto da pensare a scontri militari. Anche se va ricordato che il potenziale russo oggi non è più quello sovietico, e che per quanto Putin abbia rigonfiato le spese belliche grazie alle rimesse del gas esportato, Mosca non arriva neanche a un quarto della spesa militare europea, che pure è quella che è. Ma qualche immediato gesto sarebbe servito, per indurre Mosca a prenderci sul serio e a ritirarsi immediatamente dal territorio georgiano, invece di minacciare a freddo spacconate contro Shaakashvili. Che so, mettere sotto sequestro temporaneo, fino a ritiro avvenuto, il Chelsea di Abrahmovic e i beni in Costa Azzurra di qualche decina dei più ricchi magnati di Stato putiniani. Invece no, Italia, Francia e Germania si sono trovate unite nel sostenere che occorreva innanzitutto evitare ogni forma di «isolamento della Russia». Non mi pare proprio, che siano «isolati» gli occupanti russi del 58° Corpo d’armata e della 76ª divisione aerotrasportata Pskov. A essere «isolati» sono i legittimi governanti della Georgia, per quanto ingenui siano stati a cadere nella trappola che Mosca ha loro teso a Tskhinvali, la capitale dell’Ossezia del Sud usata come pretesto per la solidarietà in armi prestata dai corpi militari russi. A essere isolata è la premier dell’Ucraina, Julia Timoshenko, perché in nome del 50% di suoi cittadini di origine russa è a lei che sono rivolti i cannoni di Mosca, nel caso insistesse nell’ingenuo tentativo di unirsi all’Europa e alla NATO. In Europa, poche voci si sono levate a difesa della Georgia. Ma non così secondarie. Ieri, dalla Frankfurter Allgemeine alla Süddeutsche Zeitung, dal Daily Telegraph al Times vergavano editoriali di fuoco contro questa Europa lecca-stivali. Peccato per Silvio Berlusconi: il suo senso di amicizia per Putin confonde interessi e valori. È vero, abbiamo interesse a tenere Mosca buona e a farci affari, visti i miliardi che gli paghiamo per il gas di cui abbiamo sventuratamente bisogno. Ma con Mosca si fanno affari migliori se si tiene la schiena dritta. E anche le mani sulla pistola, se serve. Da:Libero
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