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Salviamo il capitalismo dai capitalisti |
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giovedì 30 giugno 2005 |
Questo il titolo di uno dei più brillanti libri usciti di recente sulla validità del capitalismo e del liberismo economico.La tesi del libro, a dir la verità abbastanza nota, è semplice: i capitali, i padroni come si diceva una volta, cercano dallo Stato delle protezioni così da poter evitare di incorrere nei rischi del mercato e quindi di perdere la certezza dei loro utili.Nel testo, l'Italia è trattata come un caso da manuale: i capitalisti hanno sempre riscosso laute protezioni, raccogliendo così enormi guadagni e scaricando parallelamente tutti i costi sulle casse dello Stato. Noi lo sapevamo già e il dibattitto che si è scatenato in questi giorni sui demeriti dell'avv. Agnelli ci sembra che confermi queste tesi: a muovere le critichee è stato uno dei più grandi lobbisti che l'Italia abbia mai avuto, un altro peso massimo della lobby, un imprenditore che addirittura si oppose all'abolizione della scala mobile, Carlo Debenedetti, il quale, proprio oggi, a sua volta, viene rimproverato da Cesare Romiti che invece loda le doti dell'avvocato. Ma d'altronde chi non loderebbe il proprio ex-datore se questi, per lo sfascio della propria azienda, pagasse 200 miliardi di vecchie lire? Appunto. Non commentiamo poi il curriculum di Romiti: dalla demolizione della Fiat è passato a quella della RCS, dalla sua quale, a sua volta, è stato, con mille sforzi, allonatato e così si è potuto dedicare con tutta la sua sapienza all'Impregilo. Azienda che in questo momento sta vivendo uno dei suoi momenti più critici.
Questo il titolo di uno dei più brillanti libri usciti di recente sulla validità del capitalismo e del liberismo economico. La tesi del libro, a dir la verità abbastanza nota, è semplice: i capitali, i padroni come si diceva una volta, cercano dallo Stato delle protezioni così da poter evitare di incorrere nei rischi del mercato e quindi di perdere la certezza dei loro utili. Nel testo, l'Italia è trattata come un caso da manuale: i capitalisti hanno sempre riscosso laute protezioni, raccogliendo così enormi guadagni e scaricando parallelamente tutti i costi sulle casse dello Stato. Noi lo sapevamo già e il dibattitto che si è scatenato in questi giorni sui demeriti dell'avv. Agnelli ci sembra che confermi queste tesi: a muovere le critichee è stato uno dei più grandi lobbisti che l'Italia abbia mai avuto, un altro peso massimo della lobby, un imprenditore che addirittura si oppose all'abolizione della scala mobile, Carlo Debenedetti, il quale, proprio oggi, a sua volta, viene rimproverato da Cesare Romiti che invece loda le doti dell'avvocato. Ma d'altronde chi non loderebbe il proprio ex-datore se questi, per lo sfascio della propria azienda, pagasse 200 miliardi di vecchie lire? Appunto. Non commentiamo poi il curriculum di Romiti: dalla demolizione della Fiat è passato a quella della RCS, dalla sua quale, a sua volta, è stato, con mille sforzi, allonatato e così si è potuto dedicare con tutta la sua sapienza all'Impregilo. Azienda che in questo momento sta vivendo uno dei suoi momenti più critici. Che dire poi di quando, poco meno di un anno fa, invocava la nazionalizzazione dell'Alitalia. Ovviamente per tutelare gli Italiani. Mica i suoi interessi di azionista di due importanti aeroporti, quello di Firenze e quello di Roma. Salviamo il capitalismo dai capitalisti.
Tutta questa lunga introduzione per giungere ad un editoriale che è apparso oggi sulla prima pagina del Sole24Ore: Rossano Soldini, Presidente dell'Assoziaione nazionale calzaturifici italiani (della quale francamente ignoravamo l'esistenza), scrive infatti per criticare le parole che il quotidiano economico aveva usato pochi giorni fa per definire la Cina una grande opportunità. Il ragionamento di Soldini fa quasi tenerezza: "[l]e opportunità ci devono trovare pronti a coglierle, cioè vivi. Solo i filo-cinesi e chi non pensa a salvare l'occupazione in Italia e in Europa possono essere totalmente d'accordo". Questo l'imbarazzante inizio. Il resto è ancora più sconvolgente: "ipocrisie falsamente liberiste" e "corposi interessi commerciali che albergano in Nord Europa" dettano il ritmo di questa delirante filippica. "E' [...] ovvio che per il forte apparato produttivo manifatturiero italiano ed europeo [la Cina] non possa che rappresentare un rischio". Cosa si diceva prima: il rischi di perdere la certezza dei propri profitti. Sì: questo è il mercato, evita la formazione di odiosi monopoli. E difatti appena poche righe prima il Presidente dei calzaturifici italiani si abbassa alla retorica più vergognosa, quella del lupo che spiegava alla pecora di quanto calda fosse la sua bocca: "L'indiscutibile dumping valutario, sociale e ambientale cinese altera e froga la competizione". Chi tira in ballo l'ambiente e le condizioni di lavoro è proprio a corto di argomenti: questo sembra essere il caso del dott. Soldini.
Comunque questi ritiene che l'ipocrisia alberghi altrove: "I calzaturieri non hanno paura della concorrenza dovuta solo ai bassi costi di manodopera: hanno solo fortissimi timori di chi vende sottocosto. Dobbiamo immediatamente fermare a livello europeo questa invasione dei mercati senza regole. [...] Queste valutazioni mirano soltanto a un parziale riequilibrio di un'inaccettabile disparità nelle condizioni della competizione internazionale e nelle regole di partenza". Sicuro? Non proprio, perchè poi afferma: "[...] pena il sicuro smantellamento del proprio apparato manifatturiero tradizionale". Che guaio: se l'Italia perdesse anche la produzione di ciabatte saremmo veramente fritti. Sarebbe proprio l'ultimo tassello che conferma l'inizio di un inesorabile declino. D'altronde: tutte le grandi potenze hanno la produzione calzaturiera. Ma vogliamo essere seri?
E allora il gran finale: "[...] quando tessile-abbigliamento-calzature saranno prodotti solo in Cina, sul consumatore - oggi solo apparentemente avvantaggiato - si scateneranno gli effetti ampiamente prevedibili di indiscriminati rialzi dei prezzi indotti dalla posizione di monopolio raggiunta dalla Cina". Già: stessa storia del lupo e della pecora con una retorica tanto assurda quanto ridicola. Il sottoscritto lo dice soprattutto perchè lo stesso discorso gli venne fatto da un piccolo commerciante il quale si sforzava di spiegargli che i bassissimi prezzi offerti dai grandi supermercati non miravano ad altro che a mettere tutta la sua categoria fuori mercato per poi innalzare immediatamente i prezzi e penalizzare così i consumatori. Un premio all'ingegno umano, certo: per cercare delle giustificazioni alle proprie rendite di posizione, l'homo economicus va proprio alla ricerca delle stradine più distanti. E contorte. Cosa accadrà domani non lo sappiamo, per il momento ci accontentiamo dei bassi prezzi di oggi. Se poi guardiamo alla storia economica, il ragionamento non sta proprio in piedi, ma dubitiamo che il dott. Soldini ne sappia qualcosa di storia economica (una volta che la Cina sarà cresciuta, e quindi il suo costo del lavoro sarà aumentato, la sua posizione dominante in questo settore - strategico? - verrà scalfita da qualche altro paese e così via). Sarà che a noi piace difenderci da soli e quindi ringraziamo ma non accettiamo l'encomiabile protezione che oggi ci offrono i calzaturifici e che ieri ci offrivano i commercianti. Sarà che a noi piace vedere faticare un po' un gruppo economico che per decenni ha accumulato enormi ricchezze senza investire granchè. Sarà, forse, che preferiamo spendere i soldi in ciò che ci piace, pagando ogni bene e ogni servizio sulla base della nostra utilità marginale e del suo costo marginale. Sarà fondamentalmente che, se le ciabatte costano sempre di meno, con i soldi risparmiati, magari possiamo andare a visitare questa benedetta Cina. Con tutto il rispetto del calzaturifici, che magari ci consiglierebbero d'andare a piedi: "gli aerei sono pericolosi". Un consiglio privo di interessi, come si dice. E il consumo delle suole non sarebbe più solo una teoria economica.
aa - http://2twins.splinder.com/post/51144180 commenti Accedi per commentare l'articolo
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