Che belle le Etnie!

pubblicato il 14 Settembre 2008 alle 16:58

Rieccomi, ragazzi. Sono stata via a lungo, avevo perso il conto dei debiti e dei crediti scolastici, e poi con quella fascista di Gelmini rischiavo di essere bocciata. Così per prudenza mi sono iscritta in una scuola privata svizzera. Immaginatevi papino, lui che era sempre stato un mangiapreti, a baciare la mano alla superiora… ma lui dice che per la mia formazione si deve fare ogni sacrificio. Vi racconterò poi come si vive qui: penso che farò, alla fine, una relazione sui laogai, ormai so quasi tutto. Pensate che ci sono ragazze che vivono qui da vari anni!
Ma, appena papino mi ha lasciata e le suore mi hanno ordinato (!) di ritirarmi nella mia cameretta, ho attaccato il mio internet satellitare e –ovviamente dopo Lapo– voi siete i primi ai quali scrivo.
Volevo parlarvi di un fatto strano, che mi dà molto da pensare e che spero possa costituire il tema del prossimo collettivo, appena potrò lasciare questa galera – perché non dura a lungo, ne son certa  – e sarò tornata all’occupazione del mio liceo.
Quest’estate a Cortina abbiamo scoperto le etnie. Grandiose! Sono il massimo della apertura al diverso, e ne parlerò al prossimo festival dell’accoglienza organizzato con i ragazzi di viale Padova. Ce ne parlava un altoatesino di lingua ladina, e ci spiegava che la loro è una cultura vera e propria, e la loro gente rappresenta un’etnia dotata di sacrosanti diritti in quanto tale. Si è subito associato un leghista di Gallarate, che ha parlato dell’etnia insubre, e un cameriere sardo di passaggio ha rotto il silenzio dichiarando che anche quelle sarde – ben più d’una – sono etnie dalle gloriose tradizioni e dalle produzioni culturali eccelse, ancorché misconosciute.
Ho poi appreso che l’animosa etnia veneta pensa al proprio riscatto, e che i daunici vorrebbero costituire un comprensorio autonomo. Non parliamo poi dell’etnia valtellinese, rimasta per quasi tre secoli grigionese: un altro mondo. Poi mi sono ricordata che anche a Milano ci sono le Zone, e che quelli della zona di Gratosoglio e della Barona quasi non si capiscono con quelli del centro o di Lambrate: l’ho detto e la cosa ha fatto molto pensare. Ma chi ha ottenuto il maggior successo nella serata sulle etnie è stata la mia amica Samantha – bruttina, ma molto vistosa – che ha riferito come l’etnia di oriundi che abitano in viale Padova sia riconoscibile non solo dalle espressioni dialettali, ma anche da certo tipici comportamenti rituali: tengono tutti la borsa e la borsetta ben stretta sottobraccio ogni volta che escono di casa.

E poi dicono il comunismo!

pubblicato il 19 Febbraio 2008 alle 19:24

Sono stata in gita scolastica: per questo il mio diario è rimasto un po’ indietro. Ma ora sono tornata con gli occhi e la mente pieni di emozioni e di sensazioni democratiche e rivoluzionarie. Altro che Pd, altro che quel buffo Bertinotti, che fa il serio e il moderato a nostre spese. Altro che impegno a mezzo servizio, tipo nonno Guelfi – ma lui poverino non ha colpa, è la società che non gli ha permesso di capire fino in fondo il messaggio comunista, ed è rimasto alle salamelle.
Il prof, un democratico che finalmente può insegnare perché lo hanno preso ope legis, una mente e un intellettuale superiore, ci ha portati a Cuba, dove abbiamo passato giornate meravigliose di lotta proletaria.
Ma andiamo con ordine. Siamo partiti quindici giorni fa con un aereo della compagnia di bandiera cubana: ovvio, noi abbiamo l’Alitalia, loro hanno la Cubana de Aviacion, non c’è mica differenza solo che così, viaggiando con loro, finanzi la gloriosa revolucion!
Atterrati all’Avana, abbiamo subito attivato un collettivo per farci illustrare e per conoscere le comuniste di quest’isola avanzata e felice, per quanto così vicina all’imperialismo americano.
Cose da non credere: tutti hanno libri cibo e lavoro a volontà, tutti stanno bene e nessuno si lamenta. Sarebbe inconcepibile trovar lì a protestare Casarini o un Caruso, che però, a dire il vero, quando li ho incontrati alla grande manifestazione romana, mi sono parsi caciaroni e un po’ sporchi: ma si sa, uno veniva da Marghera, uno schifo, l’altro veniva da Napoli, con tutta quella monnezza raccolta lì dalle imprese del Nord!
A Cuba tutti sono felici e contenti, i miei compagni hanno solidarizzato e familiarizzato con le ragazze locali senza lacuna difficoltà – a Roberto quasi ho spaccato la faccia quando mi ha presentato al bar una Dolores con una minigonna per nulla proletaria. Ma si sa, anche la liberazione della donna ha le sue spine…
E poi le macchine! Voi non ci credereste, ma i cubani sono i più grandi collezionisti d’auto d’epoca. Girare per le vie di Cuba è uno spettacolo, ci sono solo macchine d’altri tempi, di quando mia madre non era ancor nata. E poi si dicono il comunismo!

Vittoria. Fuori la reazione

pubblicato il 16 Gennaio 2008 alle 12:05

Meraviglioso, è stato un trionfo. Me lo ha raccontato la Mavi, la fidanzata di papino, rientrata ieri sera da una settimana di intenso lavoro che deve essere definito senz’altro politico.
Le forze oscurantiste sono state rintuzzate, un gruppo di anziani e valorosi lottatori per la libertà – gente che già nel ‘68 portava il Montgomery e lanciava i bolognini sulle forze della reazione – ha guidato noi giovani verso questa nuova conquista di libertà. Ora i reazionari protestano e mugugnano, parlano di attacco inaudito mentre si è trattato solo di una sacrosanta difesa della democrazia. Se ne vanno con la coda fra le gambe, e la prossima volta impareranno che con le forze popolari non si scherza. Non quando la lotta ideale ci fa essere uniti e forti come non mai.
Via la reazione dall’università più moderna e brillante d’oggi in Italia, una vetrina come non ce ne sono altre. I reazionari pensavano che i diritti di Dario Fo, di Bertinotti e degli altri non fossero anche i nostri: ma noi, come questi due illustri compagni che ci hanno guidato e sostenuto ideologicamente, abbiamo lo stesso diritto al cachemire. Pensavano di poter imporre al popolo le cotonine, le lanette da due soldi. E invece no, l’università della moda, con le sue sfilate milanesi appena concluse in gloria, ha decretato il contrario: cachemire dappertutto, per cappotti, golfini, sciarpe e mutante. Per tutti.

Altro che Chapas!

pubblicato il 23 Dicembre 2007 alle 17:37

È quasi Natale e io mi sento buona dentro: è più forte di me, i compagni hanno organizzato oggi un collettivo sul diritto alle merendine durante l’intervallo – è un problema sociale che deve essere risolto una volta per tutte, tanto più che occorrerebbe capire che cosa fare nel mese di ramadan per non offendere i compagni maomettani –, ma io ero distratta, per cui sono uscita da scuola e sono andata a spasso per il centro.
Come è noto, ad ogni cantone, seduti per terra fra un gruppo di cagnolini, stazionano nelle vie più centrali i compagni punkabbestia. Hanno cartelli che spigano come debbano mantenere gli animali che vivono con loro, e in questo periodo in cui il mondo capitalista vuol sentirsi più buono fanno qualche affaruccio.
Compagni ho scritto? Oddìo, magari loro si considerano compagni. Ma vedendo quei cagnolini legati in gruppo, infreddoliti e immobili in attesa che il loro padrone esca dall’effetto del fumo per scuotersi e farsi un giro fino ad un altro angolo della via, ho capito quale sarà la mia missione. Le vittime non sono i punkabbestia o quelli che lavorano in nero: molto peggio di loro stanno i cagnolini che vengono usati come richiamo, sfruttati a fini commerciali, seviziati alla catena, maltrattati, malnutriti e pulciosi. Loro sì che meritano la nostra solidarietà di combattenti per la democrazia e per il progresso.
Ho deciso di fondare un movimento per la liberazione dei cani dei punkabbestia, come prima fase di un movimento internazionale per i diritti degli animali.
Basta con gli animali da compagnia trattati come soprammobili, basta con la caccia assassina, basta con l’abitudine cannibalica di cibarci di carne, basta soprattuto con la discriminazione razzista fra gli animali superiori e gli altri: siamo tutti uguali, e non vedo che differenza ci sia fra me e un lombrico o un ragno.
Viste da questa prospettiva veramente democratica, anche le teorie di papino mi paiono ristrette e meschine: ma quale progresso sociale ed economico, quale sol dell’avvenire se continuo a spruzzare di insetticida le zanzare, a infilzare sull’amo i vermi per la pesca! A pensarci non posso credere che siamo tutti vissuti in questo mare di crudeltà senza batter ciglio, e abbiamo ignorato il grido di dolore degli animali concentrandoci su soggetti che in fondo stanno molto meglio.
Penso che anche papino vorrà contribuire generosamente per la realizzazione di un canile democratico: bisogna saper graduare lo sforzo e un primo passo, anche piccolo, potrebbe esser questo. Altro che Chapas, e poi io ci sono stata, e vedeste come trattano i somari!

Papino è in lutto

pubblicato il 6 Dicembre 2007 alle 19:39

Papino è in lutto. Ieri ha sentito che la Cosa rossa, come la chiama lui, non solo non sarà esclusivamente rossa, ma non porterà il simbolo della gloriosa rivoluzione di ottobre, di Lenin, di Stalin e dei loro gradi seguaci: falce e martello.
Ieri sera ha fatto una riunione fra compagni per discutere se non fosse il caso di fondare un partito comunista-comunista, vista l’aria che tira, e se al caso non si potesse chiedere asilo ai compagni russi – che lui chiama ancora sovietici – che aderiscono al Pc russo e girano ancora con i nastrini e le medaglie di Lenin. Che teneri! Hanno deciso di stare a vedere come finisce tutta la storia, prima di prendere decisioni irrevocabili.
Io ho cercato di consolarli spiegando loro che il centro della rivoluzione si è ormai spostato nel cuore del capitalismo, nell’antiglobalismo, nell’antagonismo duro e puro applicato ai bidoni delle immondizie – e compagni di Napoli li tengono ben pieni per questo – agli sportelli bancomat, ai mezzi pubblici, agli stadi. Chi non vede in tutto questo la rivoluzione vera che avanza? Altro che fabbriche, altro che intellettuali di sinistra: la rivoluzione siamo noi.
Ma loro erano tristissimi, mi aspettavo di veder comparire anche nonno Guelfi, sempre così retrò: ricordavano i decenni passati una sera alla settimana nelle Sezioni e nelle Federazioni a studiare i discorsi di Togliatti, di Longo, di Berlinguer e di altre cariatidi, invece di andare a sciare senza pagare lo ski pass. Altro mondo e tutti sanno che gli anni da giovani nei ricordi sono sempre i più belli. Ma poverino, mi faeva pena. Anche la Selvaggia, la sua amica da pochi giorni, ha offerto a tutti gelato, pasticcini e beveraggi, ma niente. Un vero mortorio.
Per fortuna mi è venuta un’idea: farli venire domani al collettivo di classe per spiegare com’era la rivoluzione ai tempi antichi, quando loro pensavano di farla secondo le direttive del Comintern. Così si distraggono, e si ringalluzziscono, poverini. Naturalmente inviterò prima tutti a non ridere: rispetto per la terza età.
Eh sì, così il nuovo logo della Cosa rossa sarà una sorta di arcobaleno, e basta. Carino, ma ci sono un po’ troppi colori. Non saprò su che vestito metterlo.

Tutti parlamentari subito!

pubblicato il 28 Novembre 2007 alle 18:25

Ha ragione Papino: questi parlamentari rifondatori che calano le braghe vanno pur capiti, sono un problema sociale.

«Bella forza la tua – dice lui – ad essere dura e pura. Con quel che ti passa il papino» (che sarebbe lui, dice così per un resto di autoritarismo che non ha ancora superato, malgrado la raccomandazione dell’Amanda – la sua fidanzata nuova): «con quel che ti passa il papino fai in fretta a sostenere che non dovrebbero votare la fiducia a questa maggioranza clericofascista. Ma loro, poverini, magari vengono dal popolo onesto e lavoratore, magari sono metalmeccanici, e con il cavolo che, tornandosene a casa, si sognano quei 20.000 Euri al mese che beccano finché restano parlamentari».

Insomma, è un problema sociale vero e proprio, dovremmo lottare per fare parlamentari tutti i metalmeccanici, tutti gli extracomunitari, tutti gli zingari – come li chiama lui, che non ha ancora capito che si dice Rom.

Altro che giustizia distributiva come la intende quel lumacone di presidente del Consiglio. Ne parlerò domani al collettivo indetto invece della lezione di latino. Magari partecipa anche il prof.

Ora mi cambio e vado di fretta: devo fare un salto in Corso Como, e vorrei essere un po’ carina per mettere al suo posto la Selvaggia, che arriverà certo con il suv pieno di amici extracomunitari. E poi ci sarà forse Luca, il kautskyano socialfascista ma tanto carino. Magari mi offre un altro mazzolino di violette…

Tutti uguali?

pubblicato il 6 Novembre 2007 alle 18:47

Sì, siamo tutti uguali, come è stato stabilito con la mozione di stamattina: ne ho già riferito nello scorso appunto sul mio diario di lotta.
Matteo, Pierlguigi, anche Lapo, quello con i brufoli e il labbro pendulo con la mamma che sta a Gstaad tutto l’inverno, poverina, perché le collaboratrici domestiche non saprebbe che cosa fare abbandonate da sole lassù, anche Lapo, anche lui è uguale a noi. Noi tutti abbiamo i brufoli, tutti abbiamo il labbro pendulo. Finalmente abbiamo risolto il problema delle diseguaglianze, quello che tanto appassiona il nostro prof. di lettere, Pierluigi. Lui ha preso la cosa proprio a cuore: dà a tutti 7, qualunque cosa scrivano, e non fa lezione per non influenzarci con idee che, come dice lui, potrebbero essere diverse dalle nostre, lontane dalla nostra cultura. Che uomo! E poi dicono che la facoltà di Scienze della Formazione non serve a nulla! Anche papino lo ammira e trova che la mia educazione democratica debba venir prima di ogni altro problema nozionistico.
Io però ho qualche dubbio: io sono uguale alla Guerini, quella più larga che lunga, con il naso a patata, quella con le mani che sembrano salsicce e le gambe come zamponi? Non si esagererà nella democrazia? In fondo, come dice il prof. di religione, la democrazia per Aristotele era una forma di eccesso. Che confusione! La politica è un vero casino!
Perché se fosse proprio così non si spiegherebbe come mai anche i vecchi, come Nonno Guelfi, invitino ai giardinetti me, e non la Guerini. Ora, è vero che a me nonno Guelfi ha fatto una strana impressione quando mi ha chiesto di vestirmi come una bambina, con calzettoni al ginocchio e gonna scozzese per accompagnarlo ai giardinetti, mentre io uso sempre le autoreggenti. E tuttavia potrebbe essere il mio bisnonno, e malgrado tutto forse potrebbe aiutarmi a capire come regolarmi. Quasi quasi accetto quel suo invio al giardinetto, tanto più che a quell’età… Chissà che non abbia appreso un po’ di saggezza dal popolo, cucinando salamelle ai festival dell’Unità. In fondo a me spiacerebbe se Matteo mi vedesse come la Guerini!

Tutti fascisti

pubblicato il 6 Novembre 2007 alle 10:32

Oggi grande collettivo sulla delinquenza. C’erano tutti, ed erano anche arrivati a scuola molti compagni da fuori: insomma una grande giornata di lotta contro il fascista Prodi e il fascistissimo Veltroni.
Sì, di lotta contro il razzismo e la discriminazione, come ha esordito un compagno di centro sociale qui vicino. Basta con le distinzioni sessiste fra uomini e donne, basta con la distinzione fra i colori della pelle, basta con le distinzioni fra nazioni: siamo tutti persone, senza sesso, senza colore, senza nazionalità: tutte cose che servono solo a confondere le idee. Questa è giustizia sociale, questo è il futuro per il quale noi lottiamo. Non è forse una porcheria perseguire una persona perché vuota qualche portafoglio in metropolitana se questo fa parte della sua cultura e della sua tradizione? Come ci ha spiegato il prof. ci sono popoli che per cultura e tradizione vivono di scorrerie, di violenze e di rapine: i Mongoli, gli Unni, non fatemi dire altri nomi che non ricordo. E allora? dovremmo metter in galera gli Unni? Ai loro tempi avrebbero dovuto dare il foglio di via ai Gengiz Khan? Ma facciano piacere.
Così abbiamo concluso con una mozione nella quale ci dichiariamo, senza distinzione, tutti di pelle incolore, tutti bisessuali, tutti nomadi, tutti senza biglietto del tram, tutti dediti alle scorrerie ed alle rapine.
Io, per conto mio, la vedo chiarissima, lotta dura senza paura. Un unico dubbio: con il nuovo colore della mia pelle mi starà bene il completino unisex da manifestazione che avevo scelto ieri?

Stamane traccia!

pubblicato il 1 Novembre 2007 alle 16:22

Oggi traccia in classe – per il Professore, certo anzianotto, ma tanto carino e gentile che ha avuto quelle parole di incoraggiamento per me, spiegherò che oggi nella scuola nuova e democratica non si dice più “tema”, ma “traccia”.
Una traccia molto civica, ha annunciato il prof., titolo: «Il tuo Presidente della Repubblica preferito».
Tutti naturalmente si sono precipitati ai cessi, per schiarirsi le idee con una mezza canna: chi è il presidente della Repubblica? e poi, quanti ce ne sono, e fra quanti si doveva scegliere? E da quando abbiamo un Presidente della Repubblica? Un bel casino, non è come negli anni ruggenti della grande Repubblica Popolare Cinese, dove non sbagliavi mai a dire Mao.
Io, per fortuna, ieri avevo accompagnato papino a un attivo politico del Pci, che ora si chiama Pds, anzi Ds, anzi D, ma ha sede sempre nella stessa casa e negli stessi locali. Povero papino, aveva tanto insistito perché lo seguissi, sperava di farmi partecipare a un momento storico per il movimento operaio, la nascita di non so che nuovo partito con a capo un vecchio che si chiama Walter, credo il sindaco di Roma.
Bella roba, per noi sinceri democratici è tutto un bidone, ma per papino no. Così l’ho accompagnato – papino ci teneva tanto, poverino, per questo ho anche rinunciato ad andare a scuola per incontrarmi con Matteo. Lui si è arrabbiato moltissimo, è un maschilista arrogante, bisognerà che glie lo dica chiaro e tondo. Prima la politica, poi l’amore.
Beh, insomma, dalla Sezione di papino ho seguito un evento straordinario alla Tv – i vecchi, sembra, la guardano ancora –: nientemeno che il Presidente della Repubblica che parlava al videofonino – massì, come quello che io ho ricevuto lo scorso Natale per parlare con Matteo –, parlava dunque al videotelefonino con un tizio che galleggiava manovrando una capsula spaziale. Tutti erano molto emozionati, anche i cronisti sembrava che non avessero mai visto un videotelefonino in funzione o un astronauta, mentre sono anni che vanno e vengono dallo spazio.
No, la cosa che ha colpito tutti, certo anche me per la sua grande originalità, è che l’astronauta avesse portato con sé una copia della Costituzione italiana: sì, quella che io e i miei compagni siamo arrivati a leggere sì e no fino all’articolo 3. E che il Presidente della Repubblica non trovasse affatto eccentrico che l’astronauta avesse scelto proprio un libro, e questo libro, da portare nello spazio. Ma in fondo, nemmeno papino e gli altri compagni socialfascisti della sezione che assistevano compunti si sono stupiti…
Mi hanno poi spiegato che questo Presidente è un uomo tutto di un pezzo, rimasto fermo nelle sue convinzioni di fronte ai fatti di Budapest (chi mi spiega che cosa è successo?), mentre altri avevano vigliccamente abbandonato il partito in un momento difficile. Secondo loro, il fatto che l’astronauta abbia avuto l’idea balzana di portare con sé la Costituzione italiana deve avergli fatto un enorme piacere. Contento lui… Ma comunque, perché non far contento una volta tanto anche papino, che fra l’altro sta un po’ litigando con la Samantha? Ho scritto che il mio Presidente preferito è proprio lui, quello del videotelefonino. Conto in un voto altissimo.

Oggi okkupazione!

pubblicato il 30 Ottobre 2007 alle 10:35

Oggi occupazione di classe: Pierluigi, il nostro nuovo prof. di Lettere, che non sarebbe niente male se solo non pensasse di dover rappresentare il padronato anche in aula, avrebbe voluto che facessimo un compito in classe. Titolo, chissà più che commento a un letterato dei secoli scorsi, non so bene se Petrarca o Parini: un poeta, comunque, e chi ne leggerebbe una riga di questi rimasugli di un passato italiano, proprio mentre la potente spinta multiculturale che si leva dalle masse dei diseredati approdati in Italia dovrebbe indurci a studiare il loro sapere e a conoscere i loro tesori artistici!
Un compito in classe senza preavviso, senza traccia studiata in gruppo, senza la minima socializzazione del sapere. E poi nella Cgil gli insegnanti e i bidelli si definiscono «operatori del sapere»!
Vietato scaricare da Wikipedia, vietato telefonare a papino, che in queste cose strapassate è un vero genio e poteva dettarmi un paio di pagine su un argomento tanto ostico e tanto inutile. I gabinetti si sono subito riempiti di ragazzi privati dei telefonini, che discutevano sul da farsi. Una voce – mi è parso di riconoscere nel fumo quella di Lapo – ha proposto di dar fuoco ai banchi per protesta: ma dopo che si è diffusa l’abitudine di far pagare i danni abbiamo concluso che è meglio manifestare fuori della scuola. Un’altra ha suggerito di portare tutta la questione in consiglio di Istituto, dove democraticamente i genitori potrebbero sistemare tutto mettendo in minoranza gli insegnanti reazionari. Sì, ma campa cavallo!
Io ho deciso di consegnare foglio bianco, in segno di estrema protesta non-violenta contro la sopraffazione. Bella l’idea della non-violenza, Gandhi e tutta quella storia. C’è anche un non-violento in classe: quando facciamo le manifestazioni lui si limita a sfasciare i bidoni della spazzatura, non picchia mai nessuno. Quando Luigi ne parla con quel suo entusiasmo mi pare che tutto possa essere risolto così. Poi però qualche dubbio mi assale…
Ora siamo in attesa della reazione del padronato. Pierluigi ha ritirato senza una parola i fogli, ha preso atto del fatto che alcuni non hanno consegnato nulla, e alla fine dell’ora – noi intanto eravamo rientrati in classe per vedere come finiva – è uscito con una faccia che non promette nulla di buono.
«Lotta dura e senza paura», ha gridato il nostro animatore e inventore di slogan nelle manifestazioni, il Brambilla. E la solita isterica, la Mitzi, ha lanciato subito un gridolino di entusiasmo. Chissà che cosa ci trovano i ragazzi, in quella lì.