Nuovi cattolici crescono in Albania
Scritto da Sergio Bagnoli   
venerdì 10 aprile 2009
Image
Una chiesa di Scutari
Trentacinque anni fa nell’Albania rigorosamente atea di Enver Hoxa un sacerdote cattolico, Stephen Kurti, venne barbaramente assassinato da agenti del Seguirmi perché sorpreso a celebrare un battesimo clandestino. Al crollo del regime comunista l’Albania, il più isolazionista regime dittatoriale dell’allora Europa dell’est, fu costretta a fare i conti con il vuoto etico- morale, quello stesso vuoto che portò parecchi giovani ad andare ad ingrossare le fila della delinquenza locale alla ricerca di un benessere facile costringendo anche migliaia di loro connazionali ad emigrare verso la Grecia o l’Italia per fare le prostitute, ingrassare i portafogli dei loro sfruttatori e rovinarsi per sempre la vita. In questo stato di disperazione i primi missionari cristiani, di confessione cattolica, che dall’Italia giungevano soprattutto a Scutari, storicamente culla del cattolicesimo albanese, dovettero lavorare sodo per inculcare nelle giovani generazioni del paese un po’ di senso etico. Erano soprattutto salesiani e giovani frati francescani che in ossequio al precetto loro comandato sei secoli fa dal santo umbro (“Vai e ripara la mia chiesa”) sfidarono un paese in balia dell’anarchia, del caos, della violenza e per giunta abitato da una popolazione all’ottanta per cento di tradizione musulmana.
Da Scutari questi moderni testimoni di Cristo passarono anche nel vicino Kosovo che, se possibile, stava ancora peggio: qui si combatteva tra la popolazione albanese e quella serba minoritaria una vera e propria battaglia inter-razziale con inquietanti risvolti etnico- religiosi. Cristiani, ma di confessione ortodossa, serbi contro musulmani albanesi. E tutto il doloroso corollario di stupri etnici, genocidi ed assassini che tutto il mondo ben ha conosciuto. A Scutari intanto molti albanesi, in maniera invero superficiale e spesso cercando solamente il proprio tornaconto (ritenevano che un immigrato cattolico in Italia sarebbe stato comunque ben accetto), cercarono di convertirsi al cristianesimo: ma ben presti i quattro Vescovi d’Albania, nel frattempo nominati dalla Santa Sede, capita l’antifona bloccarono questo fenomeno raccomandando alle scuole cristiane di puntare soprattutto sull’educazione etica degli adolescenti.
Ora, a vent’anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, timidamente in Albania, ma anche nel vicino Kosovo, si sta profilando all’orizzonte una generazione di cristiani, di confessione cattolica, più matura e convinta delle proprie scelte. Questo grazie anche al pluri- decennale lavoro umile ma prezioso di tantissimi missionari, uomini e donne che dalla vicina Italia si sono spostati verso il nord della piccola nazione d’oltre Adriatico. A Scutari addirittura nella sede del famigerato Seguirmi si è installato un convento di suore; preziosissima l’opera di queste consorelle dedicate alla cura del mondo femminile albanese che ancora vive in una condizione di inferiorità. La strada raccomandata però dalle gerarchie cattoliche, sia in Albania sia in Kosovo, è quella, per ora, della prudenza onde non urtare la suscettibilità del mondo islamico, qui ancora molto influente e maggioritario. Tutto ciò contrasta con l’assordante silenzio della chiesa greco- ortodossa, nella zona dell’Epiro albanese vicino ad Argirocastro, la quale invece poco ancora si impegna a favore delle giovani generazioni del luogo.