Tutta la muffa della vecchia politica delle frammentazioni onerose, dell'autoreferenzialità delle correnti bellicose, delle sabbie mobili soffocanti, si è ineluttabilmente e tristemente reinsediata nei palazzi romani. Quanto di peggio gli Italiani avevano creduto di sconfiggere col voto del 2008 gli si riproporrà da domani, aggravato da una anomalia imprevista che nel passato non si era mai verificata e che paralizzerà totalmente il già lento e farraginoso iter legislativo: mai un presidente di un ramo del Parlamento era stato sfiduciato dalla maggioranza al governo.
Una sfiducia, a detta dei costituzionalisti, che non può portare alle dimissioni dello sfiduciato per via parlamentare. Queste potrebbero giungere solo su decisione autonoma del presidente. Gianfranco Fini; in quanto figura "di garanzia dell'assemblea di Montecitorio", non è esonerabile come un qualunque ministro, pertanto potrà rimanere al suo posto salvo che per avvenuta promozione o per una violazione della legge o per lo scioglimento anticipato delle Camere. Siccome nessuna di queste tre eventualità sembra sia all'orizzonte, Fini rimarrà al suo posto continuando a guidare l'opposizione contro il Pdl, ma in modo più sistematico e organizzato di prima. Avrà il suo gruppo parlamentare con quanto gli deriverà in termini di strutture con sedi, uffici, personale stipendiato e nuovi rimborsi previsti per le spese di ciascun gruppo. Fini non si dimetterà e questo significa la fine di ogni speranza di proseguo di questa legislatura. Le opposizioni gioiscono; in passato non si era mai visto un saluto tanto caloroso partire dai banchi dell'aula verso il settore opposto dell'emiciclo! L'Idv, bisogna registrarlo, fra tutti i colleghi si è distinto per gli auguri più entusiastici rivolti ai nuovi compagni di lotta. Un paradosso che rende più ostinata e granitica la resistenza di Fini, che per essere eletto ha ottenuto solo i voti della maggioranza ma per restare al suo posto otterrebbe quelli quasi unanimi della minoranza. L'assottigliamento del gruppo del Popolo della libertà, che è sceso a 238 contro i 206 del Partito democratico, renderà fragile la maggioranza. I 59 della irrequieta Lega potrebbero mancare da un momento all'altro; dei gruppetti alleati, in queste circostanze di equilibri instabili, non è più dato fidarsi. Come sempre, quando i numeri diventano risicati, ciascun eletto decide che il suo voto acquista valore nel borsino dei seggi. Il rischio perciò che il mercato delle vacche delle scorse legislature si riapra, come e peggio di prima, è molto alto. Complimenti quindi a Fini e alla sua astuzia: è riuscito a dare scacco al re …e agli Italiani. Astuzia che ieri non è sfuggita ai cronisti quando si è presentato in conferenza stampa e ha letto, con tono un pò sfottente, l'atto di sfiducia inviatogli da 'Aoni; la toccata e fuga ha però insospettito i giornalisti , che avevano già in canna le domande sull'appartamento di An a Montecarlo e il contratto Rai della suocera. Piccola nota finale: entrambi i presidenti dei due rami del Parlamento non sono iscritti al Pdl, una regola voluta per sancire la loro formale alterità e indipendenza nella conduzione dei lavori. Forse Fini ha pensato di estremizzare l'interpretazione della regola e impostare una nuova e malaugurante carriera politica rompendo addirittura il suo partito. Gli Italiani non hanno davvero fortuna, a meno che il premier non abbia già studiato l'ultima mossa, quella che non deve sbagliare: lo scacco matto.
|