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Mi pare che la campagna di tesseramento è molto scarsa [l'indicativo non è mio, ndr]. Io per esempio ancora non mi sono iscritto.» Così un notabile finiano, Donato Lamorte. Di necrologio in necrologio Berlusconi naviga su indici di gradimento quasi bulgari, e il viaggio a Gerusalemme sembra aver messo in ulteriore scompiglio l'opposizione, che cerca contraddizioni dove gli interlocutori stessi del premier non ne hanno proprio viste.
Bisognerebbe ormai aver chiaro che le vicende di Berlusconi hanno sempre un carattere particolare, e che si possono fare pessime figure – con conseguenti precipitose marce indietro – a darlo per «morto»: come profetizzò un Fini particolarmente ispirato e garrulo, in un momento in cui sembrava che stesse per riuscire, fra escort e processi a catena, il disegno dei soliti capitani coraggiosi che mandano avanti politici e magistrati, ma perseguono un disegno politico tutto loro. Ma è vero, va male quella campagna per il tesseramento, che era parsa il modo brillante per riavvicinare i cittadini e gli elettori alla politica ed al partito. I tesserati nuovi sono pochi, assai lontani da quel milione che il Nostro, sempre grandioso, preconizzava a inizio campagna – anche se prima della fine dell'anno la situazione e i numeri potrebbero migliorare. Va male, non perché il partito o il Premier abbiano incontrato un calo di popolarità, ma perché il tesseramento è uno strumento arcaico, legato ad una adesione fideistica e non "utilitaria", che è tipica dei grandi partiti del secolo scorso e non del nostro elettorato "mobile". Oggi il voto è più instabile, la gente vota volta a volta secondo gli umori, le speranze e le promesse del momento. Il tesseramento tradizionale è morto con i partiti "pesanti". Né le adesioni su internet – dette pre-adesioni dagli organizzatori della campagna di queste ultime settimane – possono sostituirlo, se intese come "preimpegno", al quale dovrebbe seguire una sottoscrizione al gazebo, e il versamento della quota annua. Lo abbiamo imparato sulla nostra pelle, sulla stessa cassa de Il Legno Storto: il web è vissuto dai più come uno spazio libero e del tutto gratuito; chi aderisce e contribuisce rappresenta una minoranza, che ha capito che questo è il modo per sostenere le idee in cui crede. Ma appunto, le adesioni di voto sono sempre meno "ideologiche". Tutto ciò premesso, tuttavia, il problema resta. Il Pdl, e in particolare la componente erede di Fi, non ha mai affrontato seriamente il tema della "fidelizzazione", della stabilizzazione dell'elettorato intorno ad un corpo solido di temi, risultato da una elaborazione collettiva. Il berlusconismo, risultato opposto e speculare dell'antiberlusconismo, è servito da collante per un'opposizione ormai priva di un'unica anima e di obiettivi universalmente condivisi; ma in qualche misura anche per la maggioranza. È ora di prender atto del cambiamento, e di associare alla constatazione del profondo mutamento dell'elettorato – o della sua maggioranza più matura – un sistema elaborazione, di comunicazione e di condivisione di prospettive e di valori. Il quale non può essere solo il risultato delle ormai pullulanti "Fondazioni" – in qualche caso, semplicemente, sostitute delle vecchie "correnti" –, ma della crescita di un sistema ricco e articolato di occasioni di dibattito e di incontro. E in questo il Web è lo strumento più agile, più economico e più rapido. Come il nostro giornale. O come la relativa novità del Web, l'Occidentale, con il quale abbiamo concordato la condivisione degli articoli, scegliendoli secondo la sensibilità delle due redazioni. Il "nuovo" giornale diretto da Giancarlo Loquenzi costituisce una buona cosa e un ottimo segno, visti gli autorevoli sostegni di cui gode. Speriamo che esso sia anche la dimostrazione del fatto che si sta superando la tradizionale sottovalutazione e la cronica incomprensione del web da parte della dirigenza del Pdl. In fondo, anche il possibile flop del tesseramento deriva da lì.
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