Perché se perdiamo questa fede, se la respingiamo come sciocca o naif, se divorziamo dalle decisioni che prendiamo sulla guerra e sulla pace - allora perdiamo il meglio dell’umanità. Perdiamo il nostro senso della possibilità. Perdiamo la nostra bussola morale». «Mi rifiuto di accettare la disperazione come la risposta finale alle ambiguità della storia», ha dichiarato Obama, incitando a non rinunciare a cercare «la scintilla divina che ancora è accesa in ognuna delle nostre anime».

Stupenda frase. Obama ha anche dichiarato che «nessuna guerra santa può mai
essere una guerra giusta
». Condivido. Però alla fine ha difeso la sua guerra in Afghanistan. “Quando la forza è necessaria, abbiamo un interesse morale e strategico a impegnarci a certe regole di condotta. E anche quando affrontiamo un avversario maligno, non possiamo farlo senza regole. Credo che gli Stati Uniti d’America debbano rimanere portabandiera nella condotta di guerra“. 

Un pronunciamento quasi inevitabile per un grande Paese come gli Usa. Ma tutt’altro che cogruente. Un leader che si arroga il diritto di stabilire quali guerre siano giuste e quali no potrà diventare, forse, un grande statista, ma non può essere certo considerato, a inizio mandato, un Nobel per la Pace. L’ho già scritto e ora ne sono ancor più convinto: era meglio non darglielo.