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Ricerca e ricercatori in Italia Stampa E-mail
Scritto da Achille Ghidoni   
mercoledì 25 novembre 2009
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e opinioni che vengono espresse sulla ricerca alcune volte sono azzeccate, propositive, e utili a un dibattito obiettivo e critico. Altre volte sono deboli, titubanti, ispirate ad ‘altolà’, alla diffidenza verso i ricercatori, o condizionate dalla corrente di pensiero alla quale essi sono orientati. Altre volte, infine, appaiono timidamente in cerca di obiettivi che non sempre vengono messi a fuoco.

Competenze in più per discutere argomenti sulla ricerca, ad opinione di chi scrive, ha o dovrebbe avere chi si è occupato di ricerca, e ne conosce tutti i risvolti: anche se non è infallibile, ovviamente. E’ giusto, d'altra parte,  che possano dire la loro anche altri: profani, giornalisti, filosofi, religiosi, ideologi… Ma non sempre questi ci azzeccano, e non sempre dicono cose sensate.

Per sgomberare il campo da preconcetti, è bene sapere chi sono i ricercatori, cosa fanno e come lo fanno. E mi riferisco, qui, ai ricercatori universitari di materie scientifiche, avendo esercitato per oltre un quarantennio la mia professione nel campo.

I ricercatori universitari vengono oggi reclutati per concorso pubblico, e devono superare esami scritti e colloqui con una commissione di esperti, presso una sede universitaria, per ricoprire un posto di dottorando, con borsa di studio, e per conseguire il titolo di dottore di ricerca in una specifica materia che ha lo tesso nome della ‘Scuola’, dopo un ciclo di almeno tre anni. Ogni scuola di dottorato presso una Università ha a disposizione pochissimi posti, per i quali bandisce il concorso per esami. La competizione e la selezione sono piuttosto dure: al concorso partecipano nella stragrande maggioranza dei casi, giovani neolaureati di alta qualità, che hanno un curriculum di studi universitari di alto profilo, e si sono laureati con un voto altissimo, spesso sempre con lode. Ogni anno, di norma, per un concorso a 3 o 4 posti, si iscrivono una trentina di candidati e poi ,all’esame, un certo numero di loro non si presenta. Questi posti hanno assicurata una borsa di studio per i tre anni. In certi casi, vengono messi a disposizione della Scuola uno o più posti aggiuntivi, la cui borsa di studio è sponsorizzata da un’azienda, o un ente esterno che ha interesse ad assumere uno di quelli che abbiano conseguito il titolo. Ogni anno ci sono verifiche dell’attività dei dottorandi, i quali, oltre a partecipare a una ricerca presso un laboratorio, seguono lezioni e seminari su tematiche avanzate, e preparano una tesi di dottorato, che verrà discussa pubblicamente, davanti una commissione di esperti, e deve esse pubblicabile in una qualificata rivista scientifica internazionale. Normalmente, se un dottorando è interessato a continuare un’attività di ricerca, può farlo a patto che gli venga messa a disposizione una borsa di studio per X anni, magari trascorrendo uno o più anni in un’università straniera per perfezionarsi. Quando un simile soggetto è maturo, ossia dopo che è ha pubblicato un certo numero di lavori scientifici, può concorrere a un posto di ricercatore universitario che viene bandito, per concorso pubblico per titoli ed esami, da una sede universitaria italiana. Anche in questo caso il candidato deve affrontare la valutazione di una commissione di esperti, e se risulta vincitore, può ricoprire questo ruolo. Oppure se non vincitore, può essere assunto da alti organismi, come il CNR, o grandi Aziende che fanno anche ricerca.

Detto questo, e ritenendo che i vari filtri e verifiche, durante la formazione, abbiano normalmente sfornato un prodotto di una adeguata qualità, ritorniamo nel merito dell’attività di un ricercatore, nel campo scientifico.

Ritengo che un ricercatore sia di norma una persona capace, seria, onesta e responsabile. Le sue ricerche, infatti, dipendono dai finanziamenti, pubblici o privati, che non sono facilmente attribuiti, se non in base alla fiducia acquisita da chi ha già dimostrato, con i lavori pubblicati, un’alta qualifica.

Un ricercatore esprime al meglio le sue capacità quando è libero, non nel senso di poter fare qualsiasi cosa voglia, ma nel senso di non essere condizionato. Quando una ricerca è mirata all’ottenimento di risultati utili, apprezzati dalla comunità scientifica, dovrebbe essere libera. Oggi i ricercatori godono di una certa libertà, che però non è sempre completa. Si sono così costituiti, nel tempo, movimenti di opinione che sostengono la libertà di ricerca. Di esempi di limitazione sull’oggetto della ricerca o sull’obiettivo da raggiungere ne abbiamo sott’occhio più di uno. Ad esempio, la legge italiana, a differenza di altre in vigore paesi culturalmente molto evoluti, pone dei limiti nello studio di cellule staminali, non permettendo ricerca (studi ed esperimenti) su cellule umane di origine embrionale (legge 40 del 2004), con l’eccezione esclusiva di attività a carattere diagnostico. Un altro esempio è dato dalla negazione di finanziamenti e di sostegno allo studio di Ogm (organismi geneticamente modificati) in campo agroalimentare, a differenza di tutti gli altri paesi del mondo, nonostante che anche l’U.E. abbia sancito, dieci anni dopo gli USA, e alcuni anni dopo la caduta della moratoria imposta sull’impiego degli Ogm per l’alimentazione, la sostanziale equivalenza tra Ogm e non-Ogm , e quindi la non pericolosità dei primi. I ricercatori italiani che operavano nel settore, quando si sono visti tagliare i fondi (a partire dal 1997 con D.L dell’allora ministro A. Pecoraro Scanio, tutt’ora in vigore!), hanno dovuto cambiare ricerca, o attività, o riparare all’estero.  «Le biotecnologie sono una realtà in tutto il mondo avanzato, tranne che in Italia dove la politica continua a perseguire una strategia dilatoria che nuoce all’agricoltura e ai cittadini». Lo ha dichiarato Roberto Defez, ricercatore del CNR e coordinatore di SAGRI, Salute Agricoltura Ricerca www.SAGRI.Salmone.org/, l’associazione che riunisce ricercatori, agricoltori e società scientifiche italiane favorevoli alle biotecnologie. «Il perdurare del vuoto regolatorio rispetto alla coltivazione e alla sperimentazione di sementi geneticamente modificati inibisce lo sviluppo in Italia di un importante filone di ricerca scientifica, impedendo al nostro Paese di restare al passo con i maggiori competitori internazionali sul fronte dello sviluppo delle nuove tecnologie».  Così Benedetto della Vedova ha recentemente posto un’interrogazione al Ministro Luca Zaia, perché sia ripristinata la possibilità di sperimentare Ogm in Italia.

Ci sono altri esempi che coinvolgono problemi etici e morali nel determinare o meno la libertà di ricerca, che non vengono qui trattati. Dando per scontata l’onestà del ricercatore, bisogna tenere sempre presente che qualsiasi cosa faccia nella sua attività, è sempre sotto uno stretto controllo da parte della comunità scientifica internazionale, attraverso peer  reviewers  oltre che degli organismi istituzionali dove opera. Un lavoro scientifico è tanto più accettato dalla comunità scientifica quanto, oltre a essere originale e convincente, con dati riproducibili, porta conoscenza nuova, utilità, benessere, e stimolo a ulteriore ricerca.

Il nostro paese non ha nulla da invidiare ad altri, quanto al potenziale di ricerca . L’unica differenza, per ciò che riguarda gli scienziati – ne abbiamo moltissimi e spesso di altissimo livello –,  è che in USA i fondi per la ricerca sono decine di volte più consistenti di quelli italiani. Non per nulla i premi Nobel in USA sono decine di volte più numerosi che in Italia...

Qual è il motivo che sembra tenere un freno (tutto politico) sul finanziamento della ricerca in Italia? I ricercatori non sono degni, o le ricerche proposte non sono valide? Sembrerebbe di no. Ma tutte le scuse sono valide purché siano tenuti così chiusi i rubinetti dei fondi pubblici per la ricerca. E’ una vera vergogna. Persino per le ricerche sul cancro, o per altre malattie invalidanti noi italiani organizziamo lunghe campagne televisive e andiamo sulle piazze a vendere arance o piante fiorite per raccogliere (=elemosinare) quei fondi donati da singoli cittadini, che mancano ai ricercatori.

La ricerca è lunga e faticosa, ma non avara di risultati. L’investimento sulla ricerca è quello che di gran lunga dà i migliori frutti nei tempi medi e lunghi). Dobbiamo avere più fiducia dei nostri ricercatori… e togliamolo 'sto piede dal freno !

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