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Quando si dice “predicar bene e razzolar male” Stampa E-mail
Scritto da Nicolò Vergata   
lunedì 23 novembre 2009
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«L'Italia è in pericolo, a causa del clima d'odio che si sta propagando nel nostro Paese. In apertura della 60esima Assemblea generale della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco non ha risparmiato dure critiche alla "conflittualità sistematica" che si sta avvertendo in questi giorni.»
Eminenza, mi permetto di ricordarLe i feroci attacchi del quotidiano L’Avvenire, organo ufficiale della CEI, di cui Lei è il presidente, contro la presunta, gratuita e infondata accusa di immoralità del Capo del Governo italiano, in piena contraddizione sia con lo spirito cristiano sia con le leggi dello Stato italiano che vogliono l’accusato – accuse, peraltro, rivolte dalla stampa di sinistra e dal Suo quotidiano e non dalla Magistratura che non trovò elementi di rilevanza penale – sia considerato innocente fino a sentenza definitiva passata in giudicato. Allora, chi fomenta questo “clima di odio”?
Va bene che la dottrina cristiana impone di porgere l’altra guancia, ma quando le guance sono finite?
E si ricorda cosa Lei disse quando il Giornale di Feltri pubblicò la condanna penale per reati a sfondo sessuale di Boffa, direttore de L’Avvenire e acerrimo accusatore di Berlusconi, chiaro esempio reale del vecchio adagio: “Da quale pulpito viene la predica”, in piena contraddizione con quanto disse Gesù Cristo “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ?
Glielo ricordo io: «Attacchi vergognosi, inaccettabili» eccetera eccetera.
Insomma, se abbiamo capito bene, per la Chiesa chi attacca è innocente e chi è attaccato non ha il diritto di difesa. Tradotto in lingua volgare, la sinistra fa bene ad attaccare Berlusconi e lui fa male a difendersi.
Leggo, altresì dalla stampa : «Alla proposta di introdurre l'ora di religione islamica nelle scuole, avanzata nei giorni scorsi dal viceministro Adolfo Urso e rilanciata ieri dal presidente della Camera Gianfranco Fini, il capo della Cei ha detto sostanzialmente No.»
Lo stesso NO Ella ha sostenuto per la questione del Crocifisso.
Non che io voglia difendere gli islamici, anzi… ma, mi perdoni Eminenza, come la mettiamo con quanto afferma la Chiesa in tema di integrazione degli immigrati? Le cito solo questo esempio : «La dignità della persona che tutti conclamano non deve essere un nominalismo ma un fatto sostanziale dei valori irrinunciabili che la Chiesa proclama e non si stancherà di farlo». Sono parole Sue, Eminenza. Non valgono per la tutela di chi, pur appartenendo alla razza umana, crede in altra fede religiosa?
E ancora: Roma, 28 ottobre 2009 - «Da più di un anno sentiamo parlare del pacchetto sicurezza che, con la sua insistenza, ha rafforzato il malinteso che sia fondato equiparare gli immigrati ai delinquenti. Poco, invece, si è sentito parlare del 'pacchetto integrazione', di un’impostazione più equilibrata che non trascura gli aspetti relativi alla sicurezza ma li contempera con la necessità di considerare gli immigrati come nuovi cittadini portandoli a e essere soggetti attivi e partecipi nella società che li ha accolti». Tale posizione della Chiesa italiana nasce dalla «concezione del migrante come persona portatrice di diritti fondamentali inalienabili, concezione collegata direttamente con la fede in Dio Padre di tutti. Le decisioni politiche trovano un limite nel rispetto della dignità delle persone».
Chi ha parlato così? Monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per l’immigrazione e vescovo di Capua, nel corso della presentazione del Dossier Caritas sugli immigrati che si è svolta a Roma. «La Conferenza Episcopale Italiana, con toni meditati ma fermi e ripetuti – ha aggiunto monsignor Schettino – ha avuto modo di sottolineare che senza integrazione non c’è politica migratoria. Alla 58esima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana nel giugno scorso, il cardinal Bagnasco ha ribadito che per governare l’immigrazione non basta concentrarsi sulle sole esigenze di ordine pubblico. La vera sicurezza nasce dall’integrazione».
Ricordo male, Eminenza, o pochi anni fa la Chiesa (non ricordo per bocca di chi) affermò che “gli islamici non sono integrabili” ?
«È sulla base di queste motivazioni – ha aggiunto ancora il vescovo Bruno Schettino – che l’eccessiva enfasi posta sul pacchetto sicurezza ha visto perplessa e contrariata la comunità ecclesiale, ai vertici e alla base, specialmente tra le migliaia di operatori pastorali impegnati nel campo dell’immigrazione. È eccessiva la sperequazione tra l’interesse a difenderci da eventuali problemi connessi con l’immigrazione e il dovere di accoglierla».
Comprendo, Eminenza, che non tutti gli immigrati sono islamici, ma la “contrarietà” alla politica del controllo dei flussi migratori non è che sia influenzata da questo cristiano ardore delle “migliaia di operatori pastorali” che lavorano sugli immigrati ?
E, a proposito di attacchi, ecco cosa rifericono le cronache su quanto ha detto il Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano, che ha presenziato questa mattina alla Messa solenne in occasione del decennale del restauro della basilica di San Francesco, danneggiata dal terremoto che, nel 1997, colpì l'Umbria e le Marche : «FATTI E NON PAROLE: il Cardinal Bertone ha rivendicato i tempi record con cui si è proceduto al rerstauro della basilica di San Francesco con i preziosissimi affreschi "ridotti in piccole briciole". E si è ricollegato al terremoto che ha colpito l'Abruzzo. "In Abruzzo ci sono state tante promesse, le ricordiamo bene in occasione del G8 e anche degli incontri che abbiamo avuto in Vaticano. Bisogna che le promesse diventino realtà e non rimangano soltanto parole».
Non sono parole talmente infondate, gratuite e ingiuste rispetto al vero miracolo che ha operato Berlusconi in Abruzzo, tali da scatenare polemiche, sulle quali pascola la sinistra?
Ed ancora, avete mai visitato, Eminenze, il Blog di Don Giorgio De Capitani?
Se veramente volete che diminuisca il clima di odio, perché lo tollerate e non gli fate una bella lavata di testa ?
Ed, infine, come la mettiamo tra quanto afferma adesso la Chiesa e quanto fece don Marco d’Aviano? Rinfreschiamoci, in breve, la memoria storica: nel 1683 Papa Innocenzo XI affidò a Marco un incarico diplomatico molto delicato: ricreare la Lega Santa delle nazioni cristiane. L'espansione dell'Impero Ottomano procedeva in Europa senza freni: in quell'anno i turchi prendevano Belgrado. Vienna, dal canto suo, non aveva mai potenziato il suo confine orientale, che restava pericolosamente sguarnito. I turchi, dopo aver invaso l'Ungheria, avanzarono verso Vienna proprio da oriente.
Il Padre Marco, nel frattempo, era riuscito nella missione di coalizzare le potenze cristiane, superando i dissidi esistenti al loro interno. Le sue perorazioni e le sue amicizie con i potenti avevano indotto i regni di Spagna, Portogallo e Polonia e le Repubbliche di Firenze, Genova e Venezia a inviare aiuti e cospicui contingenti militari.
L'assedio di Vienna era cominciato il 14 luglio 1683. L'8 settembre le armate cristiane erano pronte a ingaggiare battaglia con i turchi. Padre Marco celebrò la messa nel campo allestito sul Kahlenberg (Monte Calvo), la collina che sovrasta Vienna. Al suo fianco sull'altare erano Giovanni III e Carlo di Lorena. Terminato il rito, il frate tenne uno dei suoi più fervidi sermoni in quel misto di italiano, latino e tedesco, caratteristico delle sue prediche.
La battaglia si svolse il 12 settembre e si concluse con la vittoria della Lega Santa e la ritirata dell'esercito turco. Papa Innocenzo XI proclamò la giornata "Festa del Santissimo Nome di Maria", poi inviò la sua benedizione a padre Marco. A Vienna padre Marco fu il personaggio più festeggiato. Attorno alla sua figura cominciarono a nascere storie di miracoli e prodigi.
L'anno dopo Marco ricevette un'altra chiamata dal papa. Innocenzo XI voleva che i sovrani europei si coalizzassero per cacciare, questa volta definitivamente, gli ottomani dall'Europa. Marco si adoperò per coordinare l'alleanza cristiana contro l'Islam. La sua popolarità era enorme, e così la sua autorevolezza. Il frate cappuccino partecipò assieme ai comandanti militari alla pianificazione.
Pur senza rievocare anche le “Sante crociate”, Don Marco fu proclamato dalla Chiesa “Beato”. Cosa facciamo, adesso, Loro Eminenze? Lo declassiamo?
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