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Ministro Brunetta,non tiri troppo la corda ! Stampa E-mail
Scritto da Nicolò Vergata   
venerdì 20 novembre 2009
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Caro Ministro Brunetta, è la seconda o terza volta che le scrivo una lettera aperta. Ho già espresso le mie critiche - modesti rilievi frutto di quarant’anni di esperienza di pubblico amministratore- concernenti, tra l’altro, il sistema da Lei concepito in materia di valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del lavoro dei dipendenti pubblici. Valutazioni che sovente non si possono dedurre per la natura e il tipo di lavoro svolto ma, soprattutto, perché la valutazione sarà sicuramente politica, atteso che la piena discrezionalità non sta in capo al superiore gerarchico ma al politico che, a sua volta, sta in capo a quest’ultimo, magari nella stanza accanto.
Mi creda, Ministro, non so cosa capita nei Ministeri, ma a livello di Regioni, Province e Comuni e dei restanti enti locali o territoriali, dove c’è il contatto gomito a gomito con i politici (assessori, consiglieri, ecc.), la valutazione sarà inevitabilmente politica. Del resto, già da decenni i nuovi contratti nella P.A. prevedono che il politico detta il fine e i dirigenti, cui incombe anche la responsabilità sui suoi impiegati subordinati, devono raggiungerlo.
Facile a dirsi. In realtà, ripeto, si è instaurato – è onesto dirlo, per “merito” dei governi di centrosinistra- un sistema secondo cui i dirigenti hanno tutta la responsabilità senza poteri e i politici tutti i poteri senza responsabilità.
Ma Lei crede veramente che i problemi della P.A si risolvano mettendo i tornelli o infierendo con una penale sugli assenti o sui ritardatari?
Certo, sono anche utili, ma è come mettere una piccola toppa su di un grande buco.
Lei crede veramente che un impiegato possa essere in perfetta salute 365 giorni l’anno? Che possa essere puntuale 365 giorni l’anno con gli ingorghi stradali e con tutti i contrattempi che capitano spesso in ogni famiglia?
Lei parla di controlli, ma sa quanto costa mandare un medico di controllo dell’Inps ogni tre giorni per accertare la fondatezza dell’assenza? Ha fatto i conti di quanto costerebbe alla P.A.? E non sa che i medici di controllo, di fronte ad un impiegato malato o finto malato che accusa dolori e quant’altro, non potendo disporre di diagnostica strumentale, per precauzione e a scanso di responsabilità confermano, almeno per i primi quindici giorni, la prognosi del curante? E questo senza che ci sia dolo o malafede dei medici, ma solo questione di mera cautela clinica.
Mi creda, anch’io i primi tempi della mia carriera volevo di più farmi temere che amare, ma ottenevo reazioni pari e contrarie. Ho istaurato, quasi subito, un diverso atteggiamento : sentivo le ragioni, valutavo le cause, consentivo il recupero dei ritardi, capivo certe situazioni, anche familiari, che incidevano negativamente, senza alcuna colpa dell’impiegato, sul suo rendimento, istauravo un clima di serenità e di reciproca, meritata fiducia e tutto andava per il meglio.
Signor Ministro, non so dove si è fatta una esperienza, ma non abbia come solo parametro l’impiegato alla Fantozzi il cui rendimento si misura solo col numero di pratiche che svolge.
E che dire di tutti quegli impiegati, messi lì per motivi clientelari in cinquanta e più anni di governi di centrosinistra? D’accordo, sono entrati per motivi clientelari, ma è colpa loro se hanno nulla o ben poco da fare? E, all’opposto, ci sono amministrazioni dove per giorni e giorni non c’è nulla da fare e poi in un sol giorno c’è veramente da ammazzarsi di lavoro. Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Sta al superiore gerarchico ma, soprattutto al politico trovare le soluzioni nelle singole fattispecie. E, a proposito di rotazioni e trasferimenti, sa cosa mi è successo quando proposi soltanto il cambio di sede del mio dipartimento in uno più logistico e funzionale distante solo due chilometri ? Mi vidi invasi i locali da tutti i sindacati con occupazione permanente e ad andarmene fui costretto io, su consiglio del politico di turno. E sa che ad ogni trasferimento d’ufficio lontano dalla residenza i Tar hanno dato quasi sempre ragione ai lavoratori (favor lavoratoris) ?
Quanto costerebbero i processi alla P.A.?
E non si preoccupi della meritocrazia : quando, prima del decentramento amministrativo, la pubblica amministrazione era costituita da organi periferici dello Stato o da enti parastatali e i politici se la facevano solo in quel di Roma, i dirigenti amministrativi erano valutati in modo oggettivo (le famose note di qualifica) e si premiavano veramente i più meritevoli. C’era anche una competizione di natura strettamente tecnica e professionale tra i vari dirigenti mentre oggi si è spostata verso una competizione ruffianesca sul politico.
Allora, sig. Ministro, ascolti me: abbandoni questa politica da padrone delle ferriere e non si illuda che i contentini meritocratici vadano veramente ai più meritevoli, ma sicuramente ai portaborse, incentivando il servilismo che già è diffuso a tutti i livelli della classe impiegatizia da quando i politici hanno fatto ingresso negli enti locali.
E non si illuda del consenso politico che riscuote da chi lavora in proprio o nelle fabbriche, il cui stereotipo dell’impiegato è quello dello scaldasedie. Nella P.A. si lavora e si suda più di quanto non si creda. Dipende dal tipo e dalle funzioni che ha quella P.A. e non dalla diligenza o meno degli impiegati.
Il Suo tirar troppo la corda sugli impiegati pubblici finisce con il far perdere milioni e milioni di voti a vantaggio della sinistra.
L’unica soluzione per migliorare profondamente la pubblica amministrazione è quella di ritornare alla vera, sostanziale, separazione tra burocrazia e politica. Altrimenti dobbiamo apertamente dire quello che è sotto gli occhi di tutti : che se la Magistratura ha sottomesso la Classe politica, la classe politica ha sottomesso la Pubblica Amministrazione.
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