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Giustizia, se l'Italia spende di più ma peggio degli altri Stampa E-mail
Scritto da JimMomo   
giovedì 12 novembre 2009
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(Velino) - Mentre la maggioranza si appresta a presentare in Senato il disegno di legge per il processo breve, che dovrebbe prevedere una durata massima dei processi di sei anni fino al terzo grado di giudizio, la giustizia sembra essere al centro delle cronache e del dibattito politico come problema personale del premier, e non per la crisi in cui versa nel nostro Paese.

Crisi i cui emblemi sono lo spropositato numero, quasi 9 milioni, di procedimenti pendenti (5.425.000 civili e 3.262.000 penali) e la loro durata media (960 giorni per il primo grado e 1509 giorni per il giudizio di appello nel civile; 426 giorni per il primo grado e 730 per il grado di appello nel penale). Sono questi alcuni dei dati più impressionanti forniti dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nell'ultima relazione al Parlamento sullo stato della giustizia. Eppure, come vedremo, le lievi differenze nell'entità della spesa pubblica destinata alla giustizia, nel numero dei tribunali, dei giudici, dei procuratori, e del personale non togato e tecnico-amministrativo, rispetto agli altri grandi Paesi europei paragonabili all'Italia per ricchezza, popolazione e cultura giuridica, non giustificano un divario così abissale nel numero dei procedimenti pendenti e nella loro durata. Anzi, per molti aspetti impieghiamo anche molte più risorse degli altri, ma la "produttività" del sistema è lontana anni luce. Basti pensare che, nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, lo scorso 7 gennaio, il primo presidente della Corte di Cassazione francese, Vincent Lamanda, rendeva noto che la Cassazione impiega 15 mesi per emettere la sentenza in un processo civile, mentre solo 4 mesi in un processo penale. Le corti di appello, sempre in materia civile, arrivano alla sentenza in 12 mesi, in 7 mesi i "Tribunaux de grand instance" e in 5 mesi gli altri tribunali. E la spesa pubblica che la Francia dedica alla giustizia, riferiva in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2009 il presidente della Corte di Cassazione italiana, Vincenzo Carbone, "è addirittura inferiore alla nostra (6,66 miliardi di euro per il 2009 in Francia; 7,56 miliardi di euro per il 2009 in Italia)".

Come hanno più volte sottolineato nei loro rapporti la Banca d'Italia, Confindustria e la stessa Cassazione, la durata dei processi civili danneggia, rendendolo meno competitivo, anche il nostro sistema economico. Nell'ultimo rapporto "Doing Business 2009", in tema di giustizia civile, l'Italia si è classificata al 156esimo posto su 181 Paesi (dopo Angola, Gabon, Guinea, Sao Tome e prima di Gibuti, Liberia, Sri Lanka, Trinidad), mentre quasi tutti i Paesi europei sono tra i primi 50: Germania al nono posto, Francia al decimo, Regno Unito al 24esimo, Spagna al 54esimo posto. Nel 2008 la durata di un procedimento di recupero di un credito originato da una disputa commerciale è stata stimata in Italia di 1.210 giorni, di 331 in Francia, di 394 in Germania e di 515 in Spagna. Da molte parti si lamenta la scarsità di risorse, ma come dimostrano i dati, relativi all'anno 2006, del secondo rapporto CEPEJ (European Commission for the Efficiency of Justice) sul funzionamento e la valutazione comparata dei sistemi giudiziari europei, l'Italia non si discosta dagli altri grandi Paesi membri dell'Ue per il numero di risorse umane e materiali impiegate dallo Stato per l'amministrazione della giustizia. Anzi, per la pubblica accusa spende di più. Il problema delle risorse "esiste, ma non si tratta di quello più grave", considerando il confronto con gli altri Paesi europei, ammetteva anche il presidente Carbone.

Secondo la stima del rapporto CEPEJ, spendiamo per il nostro sistema giudiziario 4,08 miliardi di euro, contro i 3,35 della Francia e i 2,98 della Spagna. Spendono più di noi, in valore assoluto, Germania (8,73 miliardi) e Gran Bretagna (6,07 miliardi). In queste spese però sono inclusi i fondi per il patricinio legale gratuito, per il quale spendiamo meno di tutti. Solo 86,5 milioni l'anno. La Germania spende oltre 6 volte di più, la Francia quasi quattro volte di più e la Spagna il doppio di noi. Per non parlare della Gran Bretagna, che dedica all'assistenza legale oltre la metà del suo budget per la giustizia (3,35 miliardi su 6,07). Tolta la spesa per il patrocinio gratuito, emerge quindi che l'Italia spende meno solo della Germania. Ma scorporando le varie destinazioni della spesa tra corti, pubblica accusa e patrocinio gratuito, emerge anche che ai procuratori italiani va una spesa di 1,33 miliardi di euro, il doppio rispetto ai 670 milioni che spende la Francia per i suoi pm.

Anche calcolando quanti euro spendiamo in giustizia nel suo complesso per ogni abitante, o in percentuale del Pil pro capite, i rapporti non cambiano di molto. Spendiamo 70 euro per abitante, mentre la Francia 53 euro e la Spagna 68. Spendono più di noi, per abitante, Inghilterra più Scozia (99 euro) e Germania (106 euro). La Francia spende in giustizia lo 0,19 per cento del Pil pro capite, l'Italia lo 0,26 per cento, la Spagna lo 0,30 per cento, Inghilterra più Scozia tra lo 0,33 e lo 0,35, e la Germania lo 0,38 per cento. Togliendo però la spesa per il patrocinio gratuito (quindi corti e pubblica accusa insieme), solo la Germania spende più di noi, sia per abitante che in percentuale del Pil pro capite. L'Italia spende 68 euro ad abitante, la Francia 48 euro, Inghilterra più Scozia tra i 43 e i 52 euro, la Germania 99. La Francia impiega lo 0,17 del Pil pro capite, Inghilterra più Scozia tra lo 0,15 e lo 0,17, l'Italia lo 0,26 per cento e la Germania lo 0,35 per cento. Se poi guardiamo nello specifico la spesa per le corti, ci accorgiamo di spendere 45 euro a testa, contro i 38 dei francesi e i 28 degli inglesi. E per i soli procuratori ogni italiano paga 23 euro, mentre a un francese costano 11 euro e ad un inglese 15. Per quanto riguarda le componenti della spesa per la giustizia, ciò che emerge dal rapporto CEPEJ è che in Italia spendiamo in salari quasi il 70 per cento dell'intero budget, molto più di Francia (meno del 50 per cento) e Germania (meno del 60 per cento). Ancora scarsa la spesa per l'informatizzazione, o quanto meno la strada da percorrere per metterci sullo stesso piano degli altri è ancora lunga. Secondo la classificazione del CEPEJ, infatti, su quattro livelli ("molto alto", "alto", "moderato", "basso"), i tribunali italiani si piazzano ancora a un livello "moderato" di informatizzazione, quelli francesi ad un "alto" livello, mentre quelli tedeschi, britannici e spagnoli ad un livello "molto alto".

Oltre all'entità della spesa pubblica dedicata alla giustizia, secondo il rapporto CEPEJ l'Italia è ben dotata anche per quanto riguarda il numero di tribunali, giudici, procuratori, e personale non togato e tecnico-amministrativo. L'Italia dispone di 1.292 tribunali, più che in Inghilterra (595), Spagna (703), Francia (773) e Germania (1.136), per la quale bisogna considerare le pesanti eredità della riunificazione. In relazione al numero di abitanti, nel nostro Paese ci sono 1,7 tribunali ogni 100 mila abitanti. Più che in Inghilterra (1,2) e Germania (0,9), poco meno che in Francia (1,8) e molto meno che in Spagna (4,6). Nei nostri tribunali ci sono 11 giudici ogni 100 mila abitanti. Più che in Spagna (10,1) e in Inghilterra (7). Ce n'è solo uno in più in Francia (11,9), mentre sono molti di più solo in Germania (24,5). Per quanto riguarda il personale non togato, in numeri assoluti impieghiamo in totale 27.067 addetti, quasi il doppio dei 15.199 francesi. Da noi sono 46 ogni 100 mila abitanti. Più che in Francia (24), poco meno che in Inghilterra (48) e molto meno che in Germania (70) e Spagna (93). Ciò significa che ogni giudice francese ha a disposizione due collaboratori, quello tedesco 2,9, il giudice italiano 4,2, quello inglese 6,9 e quello spagnolo 9,1. In Italia abbiamo 3,8 procuratori ogni 100 mila abitanti. Non sono molti di più in Spagna (4,5) e Gran Bretagna (4,6). La Germania ne ha 6,2, ma la Francia solo 2,9 ogni 100 mila abitanti. Battiamo tutti invece quando si tratta dello staff assegnato alla pubblica accusa. I nostri pm hanno a disposizione 17 collaboratori ogni 100 mila abitanti, i procuratori tedeschi 14, mentre i francesi solo 8 e gli spagnoli 4.

Anche per quanto riguarda la remunerazione di giudici e procuratori non siamo da meno degli altri nostri principali partner europei. Anzi, a fine carriera li gratifichiamo un tantino di più. Lo stipendio lordo di giudici e pm italiani a inizio carriera è calcolato dal rapporto CEPEJ - ricordando che i dati sono relativi al 2006 - in 37.454 euro. Prendono invece 35.777 quelli francesi, 38.829 quelli tedeschi e 45.230 quelli spagnoli. Discorso a parte per la Gran Bretagna, dove giudici e procuratori ricevono trattameni molto diversi. I primi a inizio carriera guadagnano 143.708 euro lordi, mentre i secondi 28.463. Ai più alti livelli della carriera i nostri giudici e procuratori sono i meglio retribuiti, con 122.278 euro lordi. Quelli francesi guadagnano 105.317 euro lordi, i tedeschi "solo" 86.478, gli spagnoli 115.498. Rimane anche a fine carriera, invece, una grande divario tra giudici e procuratori in Gran Bretagna. I primi arrivano a 233.742 euro lordi, mentre i secondi si fermano a 128.774 euro.

Dunque, da quanto emerge dal rapporto CEPEJ, non ci sono grandi differenze tra l'Italia e gli altri grandi Paesi europei ad essa paragonabili nella quantità di risorse umane e materiali che lo Stato dedica al sistema giudiziario. Eppure, nello stesso rapporto il divario nel numero delle cause pendenti al 31 dicembre 2006 ha dimensioni incredibili. Le cause civili pendenti nelle corti di prima istanza raggiungono in Italia l'impressionante numero di 3,68 milioni, molto di più delle cause pendenti in Francia (1,16 milioni), Germania (544mila) e Spagna (781mila) messe assieme. Ancora peggiore la situazione per quanto riguarda le cause penali pendenti nei tribunali di primo grado. In Italia sono più del doppio (1,2 milioni) di quelle in Germania (287mila), Spagna (205mila) e Inghilterra (70mila) messe assieme. Forse, quindi, considerando quanto spendiamo e quanti processi rimangono pendenti, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, potrebbe non essere andato molto lontano da almeno uno dei principali problemi quando denunciava che "dopo le 14 nei tribunali non c'è più nessuno": "Fatto uno il rapporto tra spesa e numero di processi conclusi in Olanda, l'Italia sta a 1,4 e la Francia a 2,2. La stessa cifra spesa a Roma per decidere due giudizi basta a Parigi per farne tre", si legge in una nota del ministro.
 

 

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