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Disonore togato Stampa E-mail
Scritto da Davide Giacalone   
sabato 31 ottobre 2009

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Non intendo distrarre l’Associazione Nazionale Magistrati dalla sua intensa attività poliitica, né il Consiglio Superiore della Magistratura dal torpore corporativo della sua sezione disciplinare e dall’attivismo incostituzionale dei suoi pronunciamenti, ma a lor signori, difensori della sacra autonomia, guerrieri dell’indipendenza, guardiani dell’autogoverno, vorrei chiedere: il pubblico ministero che si è dimenticato di chiedere il rinvio a giudizio di un paio di delinquenti, provocandone la rimessa in libertà, lo si butta fuori o gli si fa fare carriera? Conosco la risposta: la seconda che ho detto.

 

Attenti, perché è peggio di quel che sembra. Il fatto: il 22 gennaio scorso, a Guidonia, una ragazza è aggredita e stuprata, cinque giorni dopo i carabinieri arrestano i presunti autori ed i complici, che ne hanno agevolato la fuga. Ci sono le confessioni, perché uno racconta che erano ubriachi e che avevano già provato, poche ore prima, ad aggredire un’altra coppia. Ci sono le prove, perché alla ragazza portarono via il telefono cellulare, con il quale uno dei criminali aveva chiamato casa. Fine della storia, e inizio della vergogna.
Il pubblico ministero di Tivoli riceve le carte di un caso già risolto in partenza. E’ lo stesso pm che ha gestito l’accusa contro le maestre di Rignano, sospettate di pedofilia. Anche questa volta il suo nome rimbalza dalle agenzie alle televisioni, per planare sui giornali. Qui non lo faccio, il suo nome, perché tradizionalmente avverso al narcisismo giudiziario, e non lo faccio nemmeno per chiederne l’allontanamento dalla magistratura, perché provvedimenti di questo tipo non devono essere reclamati o istigati, bensì dovrebbero essere immediatamente vagliati da chi di competenza. Campa cavallo.
Insomma, il caso era chiuso pochi giorni dopo essere stato aperto, ma solo a giugno il nostro fulmine togato dichiara di avere terminato l’inchiesta (che ha fatto?). Passano i giorni, le settimane, i mesi. Ci sono le vacanze e, per giunta, lui chiede ed ottiene il trasferimento a Roma, quale premio per il gran bel lavoro svolto. Si arriva alla fine di ottobre e, oibò, che ti va a capitare? Sono scaduti i termini della custodia cautelare e lui non ha avuto il tempo e la serenità mentale per ricordarsi di chiedere il rinvio a giudizio dei due favoreggiatori, che se ne vanno liberi e fanno marameo. A gennaio scadono quelli per i violentatori. Così, tanto per renderci utili.
Se sei un lavoratore autonomo, e ti comporti con questa attenzione e competenza, fallisci. Se sei un lavoratore dipendente di sbattono fuori, in fretta. Questo signore, invece, ce lo troveremo in cassazione, se solo il cielo gli lascerà scorrere incolume gli anni a venire. Aumenterà il suo stipendio, farà carriera, magari un giorno lo eleggeranno da qualche parte, per difenderlo dagli attacchi vili ed oscuri, così come per portare nella vita pubblica il suo profondo senso della legalità. Che si sia dimenticato di fare quel che avrebbe avuto il dovere di fare non poche ore prima, ma alcuni mesi addietro, sarà solo un dettaglio, di cui si ricorderanno solo alcuni maniaci. Noi.
Torno al punto di partenza: le toghe faconde e battagliere, quelle che non lasciano passare giorno senza aver minacciato uno sciopero o lanciato un urlo di castale dolore, hanno qualche cosa da dire? Perché noi, si sappia, non vogliamo in nessun modo attentare all’indipendenza dei magistrati, né ci piacerebbe vederli asserviti a chicchessia, solo che ci fa un certo ribrezzo vederli piegati in una disgustosa difesa corporativa, sempre pronti a far la morale agli altri e sempre scattanti nel difendere le immoralità del loro mondo. Quella qui raccontata è una storia vera, ma niente affatto isolata o unica. Quindi: qualcuno di loro chieda che il collega sia licenziato, con disonore, giacché, in caso contrario, il disonore se lo divideranno tutti in parti eguali, toccando a ciascuno l’equivalente della totalità.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero
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