Non è chiaro, però, se quella giunta ad El Baradei (pare oralmente) sia la risposta definitiva o una controproposta. Il direttore dell'Aiea avrebbe risposto all'ambasciatore iraniano all'Onu che la loro controproposta, così com'è strutturata, non verrebbe accettata da Russia, Francia e Usa, chiedendo ulteriori «chiarimenti» da parte di Teheran. Si attende una risposta formale, scritta, entro oggi, nella quale gli iraniani potrebbero ancora accettare la bozza prendendo atto dell'indisponibilità sulla loro controproposta.
Di fatto l'Iran al momento respinge l'idea di trasferire in blocco il 75% (circa 1.180 chilogrammi) del proprio uranio a basso arricchimento all'estero, una quantità che gli impedirebbe, per almeno un anno, di avere scorte sufficienti per produrre una bomba atomica. E la proposta dell'Aiea era finalizzata esattamente a dare alla diplomazia un anno di tempo per arrivare ad un più ampio accordo. Come avevamo anticipato ormai giorni fa, Teheran vorrebbe mantenere in ogni momento le attuali scorte di uranio a basso arricchimento, quindi acconsentirebbe a spedirle "a rate" per l'arricchimento all'estero, consegnando la successiva tranche solo dopo aver ricevuto, arricchito al 19,75%, l'uranio della spedizione precedente. Ma come osserva anche il WaPo, «it would mean its stockpile of enriched uranium would not be significantly reduced».
Quasi tutti i giornali italiani abboccano alle parole concilianti di Ahmadinejad («Siamo pronti a collaborare»), mentre solo il Corriere della Sera e il Giornale nei titoli avvertono che «non c'è intesa sulla bozza» e «l'imbroglio è dietro l'angolo».




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