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Maestri e genitori Stampa E-mail
Scritto da Marco Cavallotti   
mercoledì 28 ottobre 2009
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Sento dell'ennesima sciagurataggine scolastica ed educativa in un notiziario serale, ma al momento non trovo riscontro sui giornali d'oggi, e dunque bisognerebbe verificare. Ma il caso, per nulla inverosimile, si presta ad alcune considerazioni comunque attuali.

In una scuola media piemontese un insegnante, avendo colto due allievi intenti a dileggiare in aula un compagno disabile dopo averlo privato di pantaloni e mutande, li costringe a trascorrere il resto dell'ora con le pudende ugualmente esposte al ludibrio dei ragazzi che passano nel corridoio. Una punizione di questo tipo, in altri tempi meno sciagurati e meno sensibili, sarebbe stata considerata magari un po' spinta per gli occhi ingenui delle compagne di scuola – ora però il problema non sembra aver più il rilievo di un tempo –, ma in fondo giusta ed efficace: nessun danno fisico, un'esperienza difficilmente dimenticabile, un esempio per tutti. La discrezionalità del maestro nell'irrogazione delle punizioni correttive, d'altra parte, era quasi assoluta, e ben si guardavano i genitori dal protestare o dall'eccepire su criteri e modalità.

Altri tempi, ed è bene cha siano cambiati. Ma ora si esagera: il preside della scuola piemontese, stando alla medesima cronaca, si sarebbe autosospeso, in attesa dei fulmini delle superiori autorità di fronte a tanto scandalo ed a tanto abuso dei mezzi di correzione. Scandalo nello scandalo, pare che i due giovani imbecilli, responsabili del bel gesto, siano extracomunitari. E dunque la paura di apparire razzisti indurrebbe tutti a fare… del razzismo alla rovescia.

Non so quale atteggiamento abbiano assunto in questo caso i genitori dei due, stretti fra le Scilla e Cariddi delle due polical correctness: il rispetto al disabile e lo spettro del sospetto razzismo. Ma se debbo estrapolare da esperienze analoghe, posso tranquillamente prevedere che essi assumeranno un atteggiamento di risoluta difesa delle loro creature, senza distinguo, senza cautele, senza mezzi termini: magari, appunto, accusando il docente di aver imposto questa punizione per razzismo. Difesa a oltranza, come a Montalto di Castro, e come in mille altre analoghe circostanze: il ruolo del maestro è perduto, ma lo è anche quello del genitore, che si comporta col figlio tifando per lui come per la propria squadra di calcio preferita: l'importante è che "vinca", o meglio, che abbia sempre ragione e compensi con i propri "successi" le frustrazioni dei genitori.

Immagino che poi la vicenda avrà anche strascichi giudiziari, e la magistratura non farà altro che sancire quello che è ormai un comune sentire: il bambino e il ragazzino debbono essere trattati come adulti, con gli stessi argomenti di persuasione e con le stesse norme, con le stesse punizioni. E qui casca l'asino: il bambino e il ragazzino non sono adulti in scala ridotta: hanno una loro sensibilità, una loro personalità ed una loro dignità da rispettare profondamente, ma dimenticare che di bambini e di ragazzi si tratta, in nome di una loro astratta e irresponsabile promozione a "piccolo adulto", è l'ultimo schiaffo alla nostra civiltà ed alla nostra società.

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