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Ogm, come gli zombie? Stampa E-mail
Scritto da Achille Ghidoni   
Monday 26 October 2009
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Che fine hanno fatto gli organismi geneticamente modificati (o ‘transgenici, Ogm)? Sono scomparsi? Questo è un altro argomento di cui è tutt’ora in atto, soprattutto in Italia, una gigantesca mistificazione mediatica, simile a quella dell’argomento "CO2-effettoserra-global warming". Chi si ricorda più della campagna di Mario Capanna due anni fa, con raccolta di firme, e martellanti comparse in reti televisive, per un referendum teso a bandire gli Ogm dal territorio italiano? Eppure tra i consumatori italiani è comunque rimasta una estesa diffidenza nei riguardi degli Ogm, almeno come alimenti (anche se sempre più raramente si vedono scritte ‘Esente da Ogm’, e ‘Qui non si vendono Ogm’). Colpa degli antagonisti degli Ogm, troppo spesso sostenuti da stampa e TV, complici nella disinformazione.

Non si parla più di Ogm. Si fa finta di niente (ipocrisia anche a livello politico), e in tanto continuiamo a mangiarli, senza saperlo, perché le norme al riguardo (etichettatura) sono confuse, complesse, e soprattutto, facilmente eludibili. Ma, soprattutto, nessuno si è sentito male o ha accusato malanni da ingestione di Ogm.

I ricercatori, nei paesi più sviluppati, producono e studiano organismi geneticamente modificati. In qualità di docenti, ne insegnano le tecnologie agli allievi, con un obiettivo di progresso nella ricerca pura e applicata, secondo quanto atteso dalla comunità scientifica internazionale, e dai consumatori. L’estensione di colture Ogm è cresciuta esponenzialmente negli ultimi 15 anni, in tutti i paesi sviluppati, o in via di sviluppo. Tra gli obiettivi, la produzione di alimenti qualitativamente migliori, più durevoli, a minor costo, e potenzialmente capaci di ridurre la mortalità da fame nei Paesi sottosviluppati. I loro finanziatori sono, spesso, prevalentemente pubblici: Enti di ricerca pubblici (Università e Ministeri per le ricerche in agricoltura, Centri di studio e Istituti Nazionali e regionali, Consigli Nazionali delle ricerche, etc.). Da una quindicina di anni sono entrate nel panorama delle ricerche in questo settore, (come in quello farmaceutico), le multinazionali, istituzioni private che sono in espansione per via di notevoli profitti, e che possono permettersi gli elevati costi della ricerca scientifica. Ovviamente, queste evitano il suolo italiano, dove non hanno vita facile. E i nostri ricercatori vanno all’estero.

Da tempo viene alimentato ingiustamente (da parte di male informati, spesso appartenenti a gruppi che hanno prevalentemente interessi ideologici e politici) il sospetto che i ricercatori siano asserviti alle multinazionali (che sono immotivatamente criminalizzate), e soprattutto che gli Ogm siano nocivi all’ambiente e alla salute dell’uomo, anche con l’adozione di slogan terroristici. Niente di più falso: è ormai dimostrato molto chiaramente, con dati scientifici documentabili, raccolti in venti anni di ricerche mirate, che i dubbi e le diffidenze ripetutamente sollevati nei confronti dell’introduzione e l’impiego degli Ogm non hanno alcun fondamento scientifico. Con le cautele ragionevolmente adottabili su base scientifica, le probabilità di danni all’uomo sono stimate come trascurabili. Dopo numerosi anni di impiego di Ogm non, ci sono evidenze di danni recati all'uomo, agli animali, all'ambiente. I detrattori degli Ogm continuano a sostenere che non si conoscono gli effetti lungo termine del consumo di Ogm. Ma fino a quando ? Intanto, non per nulla il Consiglio dell’Unione Europea, dopo anni di moratoria, ha sciolto le riserve, e decretato la sostanziale equivalenza dei prodotti Ogm ai rispettivi prodotti non Ogm.

Le maggiori istanze sostenute dai contestatori degli Ogm sono, comunque, facilmente smontabili: la possibilità di allergie da alimenti derivati da Ogm è alquanto remota, teorica, mai osservata in pratica. I soggetti costituzionalmente predisposti ad allergie alimentari, è stato fatto notare, sono rappresentati da 4 - 5% della popolazione, e non sono affatto in aumento, come spesso falsamente sbandierato. Mentre il fumo di sigaretta causa ben oltre 100.000 vittime all’anno (tumori e malattie vascolari) solo in Italia, non si conosce una sola vittima accertata o che si sia ammalata per essersi alimentata con cibo transgenico! Eppure, gli oppositori dei cibi transgenici, ignorando questa realtà, continuano a diffondere la paura per un pericolo di fatto inesistente. Infine, assistiamo a un fatto preoccupante, soprattutto in Italia: la paura di una presunta allergia da alimenti transgenici è strumentalizzata anche dai politici: il suo effetto ‘pagante’ è dovuto alla massima differenza esistente tra il rischio reale (trascurabile) e la percezione del rischio da parte dell’opinione pubblica (che è alta, ma a torto, perché non suffragata da alcuna evidenza scientifica). Anche il così detto “inquinamento genetico” è pura invenzione. Tuttavia, i regolamenti europei prevedono norme molto restrittive negli ambienti dove è possibile fare ricerca.

Di un possibile rischio per l’accumulo, nell’ambiente, di eventuali prodotti non degradabili, rilasciati dai residui di organismi transgenici, i ricercatori sono coscienti: la ricerca è costantemente impegnata al miglioramento dei suoi prodotti, e a eliminare eventuali effetti indesiderati. Tuttavia, rinunciare a un tipo di granoturco geneticamente modificato per contrastare la piralide del granoturco, significa dover impiegare quantità gigantesche di insetticidi chimici inquinanti l’ambiente, e contaminanti i prodotti coltivati (fatto ben più grave per la salute dell’uomo e degli animali), oppure, infine, accettare la piralide che, oltre a causare ingentissime perdite di prodotto, favorisce lo sviluppo di funghi (Aspergillus flavus, A. parasiticus, etc.) che producono le famigerate aflatossine, comprese tra i più potenti cancerogeni conosciuti, che entrano nella catena alimentare, con conseguenze immaginabili, anche per l’uomo. Secondo le direttive vigenti, la possibilità di sperimentare in campo aperto o in serra piante geneticamente modificate (con un solo gene) è legata a una catena di controlli molto complicata, e a restrizioni severissime in tutti i Paesi della Ue. Un appello pubblico fu sottoscritto da centinaia di ricercatori, pubblicato anche su Nature Biotechnology, e sostenuto anche dalla prestigiosa rivista scientifica Science, contro le direttive “antitransgeniche” adottate dieci anni fa dal Ministro delle Politiche Agricole e Forestali (MiPAF), Pecoraro Scanio. Queste direttive, che sono sostanzialmente tutt’ora in vigore, sono state concepite con il proposito di eliminare (escludendole dai finanziamenti pubblici) tutte le ricerche su Ogm nel settore delle biotecnologie agroalimentari nel territorio italiano. Queste restrizioni hanno messo una ipoteca fortemente negativa a un settore vitale, la ricerca, che mortifica, tutt’ora, le possibilità competitive del nostro Paese. Francia e Germania, USA, Cina e diversi altri Paesi, sono invece fortemente impegnati nella ricerca su Ogm, dove contano di ottenere, con massicci investimenti, grandi vantaggi per il prossimo futuro. Il nostro Paese, invece, tagliato fuori dalla sostanziale mancanza di ricerca in questo settore, dovrà pagare pesantissime conseguenze.

La quasi totalità della comunità scientifica (con pochissime eccezioni di ricercatori che si sono espressi in senso cautelativo), si è espressa a favore della ricerca sugli Ogm. Per contro, i contestatori, per lo più provenienti da movimenti ambientalisti con preconcetti su base ideologica, o comunque vicini a loro politicamente (ad es., l’On. Capanna), hanno ribadito posizioni di insanabile diffidenza. Costoro, oltre a mostrare di non essere correttamente informati, sono, evidentemente, in malafede. Essi continuano a propugnare misure irragionevoli, come la commercializzazione di transgenici solo dopo l’ “accertamento di non nocività” (risaputamente impossibile da raggiungere). In pratica richiedono, quantomeno, l’etichettatura con dichiarazione di contenuto in transgenici, perché (dicono) sia rispettato il diritto all’informazione, ma in realtà con l’obiettivo di favorire la discriminazione contro l’acquisto di alimenti derivati da- o contenenti Ogm, anche se assolutamente privi di rischio apprezzabile. E’ necessario che si sappia che la scienza può fornire oggi, più che in passato, garanzie molto più elevate, basate su una migliore conoscenza dei rischi, e indicazioni sugli acquisti incomparabilmente più sicure di quelle offerte da “consiglieri improvvisati”. Sia pure concesso ai digiuni di genetica di rimanere dubbiosi, se lo desiderano, e a tutti sia garantita la libertà di scelta, ma anche sia accettato il principio che chi rinuncia al progresso debba pagare di tasca propria il costo di tale rinuncia, senza pretendere di farlo pagare anche ad altri.

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