 Spiace dirlo, ma questo fuoco artificiale di annunci e di attacchi non giova a nessuno. Né all'opposizione, ormai allo sbando, né alla maggioranza, che non sa mettere a frutto il proprio numero.
Questa ridda di polemiche, di accuse, di accenni di riforme, di velleitari proclami lasciati cadere in poche ore, tanto quanto basta a sollevare il polverone del giorno, non sono degni di una classe dirigente adulta. E se da una parte delle barricate tutto questo denota il nulla intorno al quale si sta svolgendo il confronto fra i tre candidati alla segreteria dei Democratici, mostra anche dalla parte della maggioranza lo stesso poco serio modo di far politica oggi – l'ultima uscita è quella della riduzione dell'Irap, a quanto pare senza una previa discussione con il ministro competente. Se quella dell'Irap – promessa da anni ma al momento difficile da immaginare realizzabile d'amblée – è una boutade o un annuncio per il futuro, sarebbe meglio aspettare a parlarne e concentrarsi sulle riforme già annunciate senza creare confusione; se vuol essere una cosa seria, il proporla senza concerto con i ministro competente Tremonti potrebbe ottenere il risultato di farlo dimettere, o di indebolire uno dei pochi ministri "forti" in un Consiglio dei Ministri già abbastanza anodino e privo di significative personalità. La sensazione – non bella – è che a ciascuno, ad ogni assemblea, ad ogni organizzazione, ad ogni corporazione con cui si confronta il politico di turno proponga il piatto preferito, come gli viene al momento, e dica quello che l'auditorio vuol sentirsi dire. A pagare il conto si penserà poi. Spiace dirlo, e vorremmo sbagliare, ma c'è differenza fra l'organizzazione brillante di interventi operativi e concreti su territori disastrati – dall'immondizia di Napoli al terremoto dell'Aquila –, e il lavoro politico necessario per costruire, far portare avanti nelle Commissioni e far approvare senza stravolgimenti una riforma in Parlamento. E una classe politica spesso improvvisata – a volte nata e cresciuta in aziende in cui la catena gerarchica di comando funziona come un orologio, a volte risultata da alchimie fra correnti di partito più che da esperienza e capacità proprie – sta fornendo agli Italiani la prova delle difficoltà in cui versa il nostro paese, in cui la politica sembra aver perso il proprio ruolo di bussola.
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