E' noto che secondo i liberisti, e come storicamente dimostrato, quando il taglio delle aliquote è consistente, a partire da una pressione fiscale insopportabilmente elevata, e soprattutto credibile, cioè non momentaneo, tende ad autofinanziarsi. «Ma nel breve periodo - avverte Porro - si creerebbe comunque un buco nei conti pubblici». E a chi rivolgersi, se non a Tremonti, che «ha resistito alle sirene della spesa pubblica e lo ha fatto quando era più difficile: quando da ogni angolo del Paese si chiedeva un aiuto».
Fino a oggi «il nostro sistema ha retto, a fatica ma è rimasto in piedi». Tuttavia, osserva Porro, «non si può tenere in infinito. Si deve individuare il momento più propizio per voltare pagina: per passare dalla protezione allo sviluppo, dalla paura alla speranza, dalla forte tassazione al premio, dalla conservazione alla rivoluzione... quella fiscale». E si appella a Berlusconi: ascolti tutti, ma alla fine si decida. «Se la crisi della nostra produzione dovesse durare per i prossimi sei mesi, occupati, redditi e consumi si sbriciolerebbero. Giochi di anticipo e metta un po' di benzina nel nostro motore».
E' lo stesso il ragionamento del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che però si rivolge a Tremonti. Innanzitutto per tranquillizzarlo, che da parte del suo giornale non ci sono «complotti e dunque non c'è nessuno che li ispira», ma non si è fatto altro che registrare il «malcontento che serpeggia all'interno della stessa maggioranza di governo». «Non è in discussione il talento di Tremonti» nell'affrontare la crisi, anche Belpietro riconosce, ma le «decisioni a sostegno delle piccole e medie imprese e delle famiglie che non sono più rinviabili». «L'attuale maggioranza di governo - spiega - è stata eletta con la promessa che avrebbe ridotto le tasse e cambiato alcune cose, tra queste il peso dello Stato sull'economia. La crisi nternazionale ha fatto rinviare ogni decisione in tal senso e se ne comprendono le ragioni. Ma ora è tempo di riprendere in mano la questione».
Attenzione, perché nessuno dei due quotidiani sostiene di tagliare le tasse in deficit. Porro, su il Giornale, scrive che «occorre affamare la bestia» e invita Berlusconi a individuare «in Tremonti l'uomo in grado di tagliare la spesa pubblica, il ministro in grado di contenere l'inevitabile deficit che comporterà la manovra». Anche Belpietro si muove nell'ottica del taglio della spesa: «Si faccia la riforma delle pensioni, si eliminino gli sprechi, si intervenga sul fronte delle rendite o su quello dell'evasione, ma si trovino i soldi necessari».
Non è in corso un'operazione "alla Fini", ma un dibattito sul corso della politica economica del governo. Nessuno dei due ce l'ha con Tremonti: Porro si rivolge a Berlusconi suggerendogli di affidarsi proprio a lui, e Belpietro si rivolge direttamente al ministro. Il problema che entrambi sollevano è reale e dato che probabilmente Berlusconi non si priverà mai di Tremonti, non resta che sperare che il ministro capisca: «La riduzione delle tasse non è più rinviabile, pena uno scollamento tra elettorato ed esecutivo».




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