|
Il Pd è in una fase politica piuttosto singolare: si è completamente autoescluso dal dibattito politico nazionale e, a parte delle limitate uscite di qualche parlamentare, continua a trincerarsi in un inseguimento sterile alle pagliacciate di Di Pietro del quale si conferma succube. Per il resto, escludendo un comunque asfittico dibattito congressuale (alzi la mano chi vede proposte per il paese uscire dai litigi democratici pre congresso/primarie), la politica del partito sembra essere estranea alla possibilità di proporre idee o solamente all'idea opporsi in modo decente (e non propagandistico) al governo.
In questo nulla assoluto probabilmente (e quasi tragicamente) la lotta per la quale i democratici si sono maggiormente spesi sembra essere quella per la difesa del burqa. Avete capito bene: questa è la battaglia simbolo dell'intellighenzia del centrosinistra in questo momento. E' di inizio settembre la prima fase della strategia in difesa dell'integralismo, e parte dall'implementazione balneare del burqa: il costume islamico burqini. Durante l'estate sia in Italia che in Francia questo costume aveva conquistato l'onore delle cronache: alcuni divieti di singole amministrazioni comunali avevano aizzato gli oltranzisti islamici. La risposta democratica è stata ferma: a Varallo Sesia (uno dei comuni interessati) alcune esponenti del Pd, locali e nazionali, hanno inscenato un tragicomico bagno nel Sesia mascherate con l'oggetto del contendere. Le loro motivazioni erano semplici: opporsi a un'ordinanza da loro definita anticostituzionale e presentarsi come baluardo della difesa dei diritti individuali. Insomma altro che rispetto delle donne costrette a certe usanze religiose e a poca libertà in varie zone del mondo, vuoi mettere questi temi con l'importanza del burqini? Ma l'attivismo democratico non si è fermato qui: in commissione Giustizia si sta discutendo un ddl della Lega sul divieto totale del burqa. Il Pd, che del progressismo e della difesa delle donne dice di aver fatto una bandiera, tramite la capogruppo Ferranti ha così sentenziato: questo divieto è «una norma incostituzionale che lede la libertà religiosa e sono del tutto strumentali i richiami all'ordine pubblico. La verità è che si vuole colpire gli immigrati islamici nel loro intimo. L'unico effetto dell'entrata in vigore di questa legge sarebbe quello di segregare in casa le donne islamiche. È una legge cattiva contro gli immigrati, ma soprattutto è una legge razzista e una legge contro le donne».
|