 Rovereto, chiostro ex convento carmelitano Alla ripresa dei lavori, il cardinale de Mellis iniziò a parlare facendo un lungo preambolo, pieno di suggestive immagini e paragoni. Egli concesse che la navicella della Chiesa doveva mutare rotta, come del resto stava facendo, ma non tanto da finire contro gli scogli e affondare. Bisognava dunque, per trovare la giusta direzione nel gran mare della Storia, che cambiasse la velatura ma lo scafo rimanesse integro.
Cosa significava tutto ciò, nella questione che stavano affrontando? Egli propose di mantenere le immagini sacre tradizionali per quanto riguarda la figura, i gesti e il vestiario, ma di modificare le fattezze dei volti. Infatti, egli disse, questi volti sono quelli degli uomini occidentali, e come tali il mussulmano, che è quasi sempre anche arabo, può sentirli lontani da sé e financo ostili. Ma se avessero le facce degli uomini e delle donne semitici, proseguì, i fratelli dell’Islam potrebbero meglio apprezzarli. In particolar modo l’illustre Cardinale si soffermò sul viso che gli artisti hanno sempre dipinto, come copiandosi l’uno dall’altro lungo i secoli dei secoli, raffigurando il Cristo: lunghi capelli lisci, naso perfettamente diritto, occhi chiari (ma erano possibili occhi chiari presso l’antico popolo ebreo?), bocca regolare, pelle color del latte (anche qui: com’era possibile, con tutto quel sole?). Propose che le nuove immagini di Gesù fossero dipinte con un viso dalle fattezze tipicamente semitiche: capelli corti e ricciuti, penetranti e furbetti occhi neri, sopracciglia folte, naso camuso, labbra carnose, carnagione olivastra tendente al nero. Lo stesso propose per la Santa Vergine. I santi li si poteva invece lasciare com’erano poiché, a ben vedere, la proibizione islamica riguarda solo Dio e i profeti e dunque nessuno si sarebbe offeso vedendoli su quadri e tabernacoli con le loro solite facce, bastava che i fedeli non stessero troppo tempo davanti a loro cincischiando con lumini e altre simili usanze che irritano assai i nostri fratelli venuti da di là del mare. La proposta fu lungamente dibattuta. Essa piacque anche a molti presuli che all’inizio si erano dichiarati per la scomparsa delle immagini sacre. Il Cardinal Lattanzi dal canto suo osservò che la proposta del cardinale de Mellis permetteva di salvaguardare tanta arte sacra che altrimenti si sarebbe dovuta sacrificare. Infatti sarebbe stato sufficiente affidare a restauratori di mestiere (che non mancavano, anzi ve ne erano in gran numero senza lavoro) il compito di intervenire sui quadri e gli affreschi, sovrapponendo i nuovi volti ai vecchi. In alcuni casi gli interventi non sarebbero stati agevoli (citò come esempio la cappella Sistina: non sarebbe bastato modificare il volto di Dio onde trasformarlo in quello di un anziano e saggio Imam, ma si doveva intervenire su tutte le membra per iscurirle) ma, concluse, le questioni tecniche non sono mai quelle che decidono veramente delle cose. Alla fine questa proposta non incontrò il favore della maggioranza dei presuli, ma neppure la spuntò quella di riempire di quadri e statue gli scantinati e i magazzini. In capo a lunghe discussioni la maggior parte dei Padri si formarono l’opinione che un volto, per occidentale o semita che sia, è sempre un volto, e quindi avrebbe arrecato offesa al fratello mussulmano che l’avesse visto là dove non doveva esserci. L’intervento dei restauratori doveva dunque darsi nel senso che il volto della sacra immagine doveva essere cancellato, passandovi sopra il pennello con il colore che, a seconda dello sfondo dell’opera o di altre opportune considerazioni, sarebbe stato il più adatto. Per le immagini di minor pregio non era necessario scomodare dei restauratori di professione: bastava un poco di calce spalmata col pennello da muratore. 0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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