 Milano, chiostro S.ta Maria delle Grazie L’ultima questione di cui voglio parlare è quella delle sacre immagini. La mia celletta mi sembra più spoglia senza il crocifisso e senza l’icona di San Francesco con l’aureola appesi alle pareti. Può darsi che, come mi dice frate Ronald, la mia fosse una fede immatura, fatto sta che questa figura senza volto che pende dalla parete mi inquieta un po’, e faccio fatica a rivolgermi ad essa quando prego l’Unotrino.
Le cose, per quanto mi furono spiegate e se le ho ben capite, andarono così. Risolta la questione delle preci, alcuni Padri Conciliari fecero presente, o per meglio dire ricordarono, che per la buona gente mussulmana Dio non può essere disegnato né dipinto e neppure può essere foggiata una statua con le sue sembianze, poiché ciò è gran sacrilegio. E che questo divieto vale anche per i suoi profeti. Era quindi venuto il momento di bandire e mettere da parte tutte le opere che, dentro le nostre chiese e negli edifici dei religiosi, gravemente offendono questi cari fratelli che la provvidenza ci ha messo al fianco. Per quanto riguarda, invece, tutte le sacre immagini giacenti nei musei, nei pubblici palazzi, nelle vie, nelle piazze e fino lungo le stradette di montagna, la questione non era di competenza del Concilio, ma potevasi ben consigliare l’autorità civile per mezzo della buona stampa, nel rispetto delle reciproche competenze, affinché prudentemente agisse allo stesso modo. Tornando alla questione religiosa, sulle sacre immagini ci fu una levata di scudi che nemmanco s’era vista quando si discuteva come scrivere Unotrino, se col trattino o senza. I Padri più tradizionalisti, guidati dal Cardinale de Mellis, si provarono a sostenere che il problema era già stato affrontato e risolto col secondo Concilio di Nicea, ma a questo punto sorse dal suo scranno il Ministro generale del mio Ordine (egli è piccolino ma vivace, con un gran ciuffo grigio sul capo) e chiese: - in che anno fu celebrato questo concilio? – E quando il Cardinale, che forse non aveva ben compreso cosa stava accadendo, rispose gravemente con tutta la sua sapienza: – nell’anno 787 – il Ministro apertamente si mise a sghignazzare senza dire altra parola, e poi si sedette, e si videro moltissimi dei Padri Conciliari chiudersi la bocca per non ridere altrettanto, altri invece scompisciarsi tenendosi il fianco, altri ancora sfogarsi meno rumorosamente con un riso di pancia. A prescindere da questo episodio, la reazione dei Padri tradizionalisti indispose, a quanto si dice, il Santo Padre Paolo VII ed i presuli a lui più vicini, soprattutto quando il cardinale de Mellis chiese ancora una volta una pausa di riflessione, come la chiamò lui. Durante la pausa, che durò una settimana, tutti i più eminenti teologi di un indirizzo e dell’altro si affaticarono sulla questione delle immagini, consultando libroni e parlandosi fra di loro. Fu anche inviata una delegazione presso la Moschea della Roccia di Gerusalemme, per studiarne i famosi mosaici e prendere spunto da essi per cercare di risolvere la questione. Infine il Concilio ricominciò. 0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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