 Chiostro, abbazia cistercense di Follina Ieri sera ero rimasto che i santi Padri Conciliari discutevano se fosse più giusto, recitando le orazioni, rivolgersi verso la Mecca o verso Gerusalemme. Dice il mio Abate che sulla questione il Concilio era spaccato in due parti pressoché uguali, e non si veniva a capo della cosa, per quanto se ne discutesse. Ora che è stata risolta la questione sembra facile, ma in quei giorni i Padri si scervellavano senza risultato.
Allora intervenne il nostro Ministro Generale, che fino a quel momento aveva detto la sua solo in occasione della famosa “disputa del trattino” e poi aveva sempre per umiltà taciuto. Egli, che pure sa di latino, parlò, come sempre suole, in tutta semplicità francescana, evitando le espressioni ampollose, come parlano i frati tra di loro in refettorio fra un boccone e l’altro. E disse in tutta semplicità cose sensatissime, tanto che l’eminente Cardinale Lattanzi ebbe subito a dire il Concilio aveva trovato in lui un “secondo Salomone”. La soluzione, disse il Ministro, consisteva nel tracciare una linea immaginaria fra le coordinate geografiche della Mecca e quelle di Gerusalemme, trovare il punto mediano preciso di questa linea e infine rivolgersi durante le orazioni esattamente nella direzione di questo punto. E dopo aver mostrato un ben rilegato libriccino che aveva in mano, lo aprì, e leggendovi disse: - Ecco, venerandi fratelli nell’Unotrino, vedete? Leggo in questo comunissimo Dizionarietto geografico. Le coordinate della Mecca sono le seguenti: 21,26 gradi di latitudine, 39,49 di longitudine. E Gerusalemme? è subito detto: 31, 47 di latitudine, 35.13 di longitudine. Dunque facciamo la media: viene fuori (e qui tirò fuori dalla tasca una piccola calcolatrice su cui muoveva velocemente le dita) 26,36 di latitudine e 37, 31 di longitudine. Ecco venerandi Padri e Fratelli, vedete? In questa direzione noi pregheremo. Si farà un po’ di fatica all’inizio a trovare l’orientamento giusto, ma con l’abitudine il gesto verrà da sé. - La parte del Concilio meno propensa alle grandi innovazioni che si andavano facendo (la quale, in verità non voleva pregare né verso La Mecca né verso Gerusalemme ma così come capitava, senza ordine) chiese subito una pausa dei lavori conciliari, che un po’ malvolentieri fu accordata dal Santo Pontefice. Nei giorni di riposo questi Padri ebbero modo di consultarsi fra di loro, cercando di escogitare delle obiezioni ben fondate a questa decisione che si profilava. E ora approfitto di questa pausa anch’io e vado a dormire. Lo scrivere non mi risulta facile, mi affatica e mi viene subito sonno. Anche se mi pare di essere un po’ migliorato, con l’esercizio. Ma questo non sta a me dirlo, piuttosto a coloro che leggeranno queste righe, se mai ce ne saranno. 0 commenti Accedi per commentare l'articolo
|