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La Bussola in Convento. Foglietto nono Stampa E-mail
Scritto da Alfonso Indelicato   
sabato 05 settembre 2009
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La Verna
E ora invece lasciatemi dire qualcosa su queste nuove preghiere che andiamo recitando dopo il Concilio e il solenne documento detto “Modus orandi” che vi fu approvato dopo lunghe discussioni. Ho fatto un poco di fatica ad avvezzarmi al nuovo Credo, lo riconosco. Anche recitare “Signor Nostro che sei nei cieli” al posto di “Padre Nostro …” per lungo tempo mi ha dato noia assai. Ma a tutto ci si abitua, anche a questo. Piuttosto, è stato per me difficile imparare a inginocchiarmi nella giusta direzione. Si sa che il Modus orandi ha definito dei modi di pregare da che si capisse la grande fraternità che abbiamo oggi col popolo arabo e con la sua fede. Ora, è noto a tutti che i fratelli arabi pregano rivolti alla Mecca, città santa, per loro, perché il profeta Maometto vi fece molte e rimarchevoli cose. Anche in questo caso al Concilio si confrontarono Vescovi e Cardinali che non condividevano le stesse opinioni, e si dovette trovare un punto di incontro in mezzo a tante discussioni e dispute.

Così andarono le cose, stando a quanto ci riferì in dettaglio l’Abate nostro in quei giorni travagliosi. Il Cardinal Lattanzi, Primate della Diocesi di Milano e grande amico del santo Pontefice Pio VII, sostenne che le orazioni della nostra religione, e segnatamente il Signor Nostro, dovevano recitarsi in ginocchio e rivolti alla Mecca, siccome facevano i fratelli islamici. Ciò non soltanto per quello che di importante Maometto aveva fatto in questa città, ma in segno di risarcimento dopo che per secoli e secoli noi cristiani avevamo assai malamente angariato questi buoni fratelli.

Non tutti i Padri conciliari erano però contenti della proposta del Cardinal Lattanzi. Il Cardinale Spontini, che cercava di fare da mediatore fra i religiosi più in disaccordo, propose allora che si pregasse sì inginocchiati, ma non rivolti alla Mecca, sibbene in direzione di Gerusalemme. Diss’egli che in fondo quest’ultima era una città sacra anche per i mussulmani, e così non vi era da temere che questa decisione li contrariasse. E in fin dei conti la somiglianza del gesto avrebbe comprovato di per sé stessa l’amicizia coi fratelli maghrebini e con la loro religione. Ma come finirono le cose lo narrerò domani, perché a questa mia età sono ancora sfiancato per tutti gli addobbi e i conviti della festa della Riconciliazione, sebbene ne siano trascorsi già tre giorni.

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