 Il chiostro benedettino di Monreale Ma ora desidero affrontare un altro argomento, che mi è più caro di quello precedente. Con ciò non voglio dire che la questione dell’Uno e del Trino non sia importante, ma è piuttosto affare da teologi e da biblisti che da povero frate ignorante come sono io. Perché, che cosa deve importare a me oltre a questo quotidiano lavoro di vivandiere e di cuoco, e all’ossequio del dovere di condivisione e di carità verso gli altri monaci? Che cosa se non la preghiera?
Diversamente da certi miei confratelli, che le recitano poco e di malavoglia, a me le orazioni hanno sempre portato conforto e speranza. Ho sempre trovato in esse una vera compagnia, una consolazione quando questa mia vita di frate mi pesava con la sua solitudine, o quando i miei superiori mi trattavano con asprezza (certo me lo meritavo, a cagione della mia ignoranza e della mia grossolanità, ma non per questo non ne soffrivo). Grazie a queste preghiere che accompagnavano tutta la giornata, mi sembrava che ogni azione che andavo facendo (anche le più umili come lavare le stoviglie dopo i pasti dei miei confratelli) fosse un piccolo dono che facevo al mio Dio, quel Dio che a me peccatore ha donato non questa o quell’altra cosa, ma tutto se stesso. Mi era sempre piaciuto, appena sveglio, alzarmi dal letto, inginocchiarmi in terra di fronte alle sacre immagini e recitare le Lodi: Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole: intendi il mio lamento. Ascolta la voce del mio grido, o mio re e mio Dio, perché ti prego, Signore. Al mattino ascolta la mia voce; fin dal mattino t'invoco e sto in attesa. Poi, nel corso della mia laboriosa giornata, interrompere le faccende (di solito, la preparazione dei pasti semplici e sostanziosi del convento) recarmi nella cappelletta e recitare il Vespro insieme a frate Leandro, e infine dopo la cena comunitaria dei frati (ma io che sono il cuoco non mangio che qualche boccone da solo) recitare Compieta nella mia celletta: Nella veglia salvaci, Signore, nel sonno non ci abbandonare, il cuore vegli con Cristo e il corpo riposi nella pace. Gli occhi mi si chiudevano dal sonno, le mani (nonostante che le avessi lavate!) sapevano ancora degli impasti della cucina e io, infilandomi nel letto, avevo l’impressione di aver finito bene la mia giornata, di addormentarmi vicino al cuore del mio Gesù (che l’Unotrino mi perdoni se lo cito ancora così solo solo, ma l’ho fatto per tanti anni e nessuno me ne rimproverava, allora)
|