 Chiostro di Santa Maria delle Grazie, Milano Questa grande questione fu poi chiamata dagli studiosi, per intendersi subito fra di loro, “la disputa del trattino”. Affermavano alcuni (e si dicevano i seguaci dell’insegnamento del Santo Pontefice Benedetto XVII) che il trattino aveva la sua ragion d’essere, poiché voleva significare che Dio era Uno ma insieme anche Trino. Era l’una e l’altra cosa, anche se la limitata mente dell’uomo non capiva come.
E quando gli avversari loro ribattevano che così si ricadeva nell’errore di prima, e si offendevano i milioni di fratelli venuti dall’Africa, e non si era più dentro lo spirito dei tempi nuovi, essi ribattevano di non preoccuparsi poiché in ogni modo, nel Simbolo, di questa Trinità non si diceva poi niente, non comparendovi né il Figlio né Lo Spirito. Infatti dopo le parole “Credo nell’Uno-Trino onnipotente, Signore e Creatore del cielo e della terra ”, subito veniva: “Credo la Chiesa…” ecc. ecc. Dunque è vero che il trattino collegava “Uno” e “Trino” come se fossero importanti allo stesso modo, ma nei fatti chi voleva sapere qualcosa del Figlio e dello Spirito doveva andarseli a cercare nei vecchi libroni di teologia: e chi si sarebbe mai preso questa briga? Questo argomento, per la sua prudente moderazione, fu apprezzato anche da molti Vescovi e Cardinali vicini al Santo Padre Paolo VII, ma non resisté a lungo all’obiezione che comunque sia il trattino dà alla parola “Trino” la stessa dignità della parola “Uno”. Su questo punto ci fu anche un intervento, apprezzato assai da molti Padri conciliari, del Ministro generale del mio Ordine francescano il quale dal gran sapiente che è lo scrisse anche lui in latino, e iniziava (lo so perché è qui su nella scansia) “Eadem dignitatem lineola ponit inter verbum et verbum….” . Dunque si impose, dopo lunghe discussioni e votazioni più volte ripetute, l’altra formula. I suoi sostenitori spiegarono ai padri recalcitranti che così doveva essere, poiché senza il trattino l’espressione “trino” perdeva la sua “pregnanza” e diventava come un suffisso (“quasi suffissum tantum” ebbe a dire il mio Ministro Generale nello stesso scritto di sopra). Ora io non so bene cos’è un suffisso, ma credo di capire, per dirlo in parole povere, che è una parola collegata a un’altra parola, che è meno importante di questa parola, e che si trova lì quasi per caso. Inoltre, osservarono questi ultimi padri, cadendo il trattino cadeva anche la T maiuscola, e così la parola veniva ad avere ancora minore importanza, trattino o non trattino. E quando i Padri più tradizionalisti, assai irritati e quasi furibondi, dissero ai loro avversatori: - allora toglietela del tutto! - questi ultimi, che si erano consultati con gli Ulema, risposero che prima o poi ciò si sarebbe fatto, ma non stava né a loro né ad altri decidere quando, perché il futuro è solo nelle mani dell’Unotrino e della sua infinita sapienza. Il riferimento alla seconda e alla terza Persona fu così proibito, come tutti sanno, con il documento “Non est conveniens”. 0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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