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La Bussola in Convento. Foglietto quinto Stampa E-mail
Scritto da Alfonso Indelicato   
venerdì 28 agosto 2009
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La Certosa di Pavia
Faccio ora un passo indietro, scusandomi per la dimenticanza e la confusione. Ripensando le cose che ho scritte ieri, mi è venuto in mente che Il Concilio Vaticano III fu preparato e come introdotto dall’enciclica pubblicata nel gennaio di quel fatidico anno 2018, la Novum tempus adveniens (questa volta non ho paura di sbagliare, perché la si trova rilegata in tela in tutte le celle del convento, e così anche nella mia).
E ora trascrivo di seguito, prese alla lettera, le prime righe dell’Introduzione tradotta in italiano:

Venerabili Fratelli, diletti Figli,
salute e apostolica benedizione.

Il nuovo tempo che sopravviene sollecita la Santa Chiesa ad interrogarsi e ad assumere risoluzioni degne della divina missione che le è stata affidata dal suo fondatore. Essa infatti possiede il dono della profezia con Mosè che prefigura e annuncia il Cristo (Atti 3, 22,) poi con S. Giovanni che dice: “colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali, egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (MT, 3, 11), infine con Cristo stesso che chiama se stesso profeta (Mc ,6, 4) e come tale opera in diversi luoghi dell’Evangelo.

Risulta chiara, così, la disposizione efficace della Santa Chiesa all’interpretazione dei tempi alla luce delle Verità ad essa rivelate. E poiché non è questa società di santi e peccatori un’entità astratta e quasi estranea dalla storia, ma con la storia nel suo concreto procedere è mischiata e confusa, viene ad essere anche essa stessa, con le sue prerogative e le forme del suo apostolato, l’oggetto della propria vocazione profetica.

La grande migrazione di popoli di origine araba sul Vecchio Continente ed in particolare nella diletta Nazione ove ha sede la cattedra di Pietro, in corso ormai da un trentennio, non certo esorbita dall’ammirabile piano divino che integra gli eventi della storia dell’uomo e ad essi conferisce senso e compimento. Non può pertanto ritenersi evento contingente che la religione tradizionale di queste popolazioni si sia tanto diffusa presso di noi, ma è essa circostanza che impegna quanti hanno responsabilità di anime ad indicare vie nuove alla riflessione e alla prassi religiosa e morale. 

Di fronte a un evento di tale portata due sono gli atteggiamenti da ritenersi erronei. Uno è quello di coloro che, svenduta senz’altro la fede dei padri, ne adottano una falsa estemporanea e completamente nuova adorando il vitello d’oro (Es. 32, 6). Ma più grave ancora è quello di chi, come lo scriba, non accetta le conseguenze dei tempi nuovi e dice a Gesù: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?" (Mc 7, 5). (…)

Basta, mi fermo qui stasera, perché il mio Abate mi ripete sempre che in queste prime righe c’è già tutto: c’è lo spirito di moderazione del Concilio Vaticano III e in nuce (non so bene che cosa voglia dire, forse in succo, in un condensato) tutti i cambiamenti che ci sono stati e che ora stiamo vivendo.

Ora ho sonno, copiare la paginetta con questa luce fioca mi ha stancato un poco gli occhi e vado a dormire. Domattina devo alzarmi presto per recitare le Lodi all’Unotrino.

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