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Domande a La Repubblica dopo gli arresti di Bari Stampa E-mail
Scritto da Paolo Della Sala   
giovedì 30 luglio 2009
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Il senatore Tedesco
E alla fine la Montagna (il sexgate D'Addario-Berlusconi) partorì il Topo (il verminaio edilizio e tangentizio delle sinistre). La Topa invece (il D'Addario-gate), al confronto della gang politico-affarista ipotizzata diventa roba da educande...

BARI (Corriere della Sera)- I carabinieri si sono presentati giovedì mattina in cinque sedi di partiti del centrosinistra a Bari. I militari hanno acquisito i bilanci dei partiti della Regione Puglia nell'ambito dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario. Indagate 15 persone tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd.
LE ACQUISIZIONI- I militari si sarebbero presentati nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, e Lista Emiliano. Gli accertamenti disposti dal magistrato, che ha firmato decreti di esibizione di documentazione, riguardano l'ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari.
E adesso? Dove sono il Times di Londra e il New York Times? Dov'è El Pais? Dov'è il nucleo dei servizi segreti che agisce nell'ombra? Cosa dice D'Avanzo? Cosa scriverà L'Espresso? Dove sono i "mistracciolevesti" contro Berlusconi? Cosa dicono i perbenisti dossettiani? Continuerà Di Pietro a ingrossare il proprio reame?

La verità è che ciò che viene a galla a Bari è la solita cacca. La verità è che in tutta Italia le sinistre si sono finanziate da decenni grazie allo scempio edilizio e con le tangenti. Gli elettori lo sanno benissimo, basterebbe sapere cosa succede negli Uffici tecnici comunali e negli Assessorati all'edilizia. La verità è che Bettino Craxi, al confronto con i suoi Catone il Censore, era un san Francesco. Costoro hanno moltiplicato per mille il sistema di finanziamento illegale al partito, moltiplicando però per mille anche l'inefficienza e lo stupro del territorio. Hanno anche distrutto l'imprenditoria locale -là dov'era debole-, perché volevano governarla e utilizzarla per distribuire posti di lavoro, denari e altro. Hanno creato il sistema delle municipalizzate, le holding dell'energia e dei servizi, dove il più puro ha la rogna, come disse Craxi dei parlamentari che lo stavano cacciando giù per la rupe dentro a una botte piena di chiodi.

Ma persino questo sarebbe perdonabile, se costoro (oggi a Bari tutti riuniti in un album di famiglia giudiziario che va dall'estrema sinistra all'estrema affarista) non si ergessero a Tutori della Libertà, del libero mercato, della giustizia, dell'ordine, del progresso. E' la loro ipocrisia a renderli parte dell'abominio che alberga in ogni uomo. Sono i farisei del 2000, gli elettori già lo sapevano, ora lo sanno anche i magistrati. Se costoro hanno coraggio vadano a vedere ciò che è successo in Liguria (Genova e Levante), in Toscana, in Campania, in Piemonte, nell'Emilia, nell'Umbria, a Roma. Millenni di carcere che attendono solo di essere comminati, se la giustizia ha ancora un senso.

UNA DOMANDA A LA REPUBBLICA
Perché esecrate sempre i condannati del centrodestra senza dire mai che il vostro "padrone" De Benedetti non è affatto un santo, e che ha governato, per interposta persona, più di una volta negli ultimi decenni?


- (Wikipedia) Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, Carlo De Benedetti presentò al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammetteva il pagamento di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale all'ottenimento di una commessa dalle PPTT, consistente in telescriventi e computer obsoleti. Nel maggio dello stesso anno, viene iscritto all'albo degli indagati; eppure De Benedetti non andrà mai a processo per questa tangente.

- Nell'aprile 1985 Romano Prodi presenta a sorpresa De Benedetti come azionista di maggioranza della Sme (fiore all'occhiello dell'industria agro alimentare italiana, definita dallo stesso Prodi "perla del gruppo IRI", spaziando da Motta e Alemagna a Bertolli, supermercati GS e Autogrill).
La vendita è, per alcuni, incomprensibile sia da un punto di vista economico che da un punto di vista procedurale, in quanto era stato venduto il 64% della Sme per 497 miliardi (pagabili a rate). La società aveva una cassa attiva per 80 miliardi di lire (40 milioni di Euro) e utili (nel 1985) per 60. Inoltre al pacchetto di maggioranza della società non veniva applicato il premio di maggioranza per il controllo della stessa. Se consideriamo che la Sme aveva una capitalizzazione di 1.300 miliardi è facilmente comprensibile come il controllo azionario della società passava di mano per una cifra apparentemente inferiore a quanto fissato dal valore di mercato.

- All'inizio degli anni ottanta entrò nell'azionariato del Banco Ambrosiano guidato allora dall'enigmatico presidente Roberto Calvi. Con l'acquisto del 2% del capitale, De Benedetti ricevette la carica di vicepresidente del Banco. Dopo appena due mesi, De Benedetti lasciò il Banco, già alle soglie del clamoroso fallimento, cedendo la sua quota azionaria con una plusvalenza di 40 miliardi. Fu per questo accusato di concorso in bancarotta fraudolenta e condannato in primo grado a 8 anni e 6 mesi di reclusione, ma assolto in Appello.

Dal 2006 è tornato a guidare in prima persona le sue attività editoriali, subentrando a Carlo Caracciolo nel ruolo di presidente del Gruppo editoriale L'Espresso S.p.A. Caracciolo, che si reputò ingiustamente spodestato, ruppe il rapporto personale con De Benedetti, che non fu neppure nominato nel lungo e discusso testamento del "principe editore".

P.S. L'appello "Non voltiamoci" lanciato su La Repubblica da Serracchiani & Co. era ridicolo nei giorni scorsi (e infatti ha ottenuto 75.000 firme soltanto, mentre persino io ne ho raccolto 160.000 con una causa su Facebook). Dopo le notizie di oggi "Non voltiamoci" diventa quasi un bacio di Giuda che Giuda dà a se stesso.

Da:http://leguerrecivili.splinder.com/


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