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Casa Pd: litigi quotidiani. Il Referendum |
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Scritto da Christian De Mattia
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Tuesday 19 May 2009 |
L'impresa di scorgere una linea comune nel Pd è davvero ardua. Dopo aver miseramente fallito sui temi legati all’immigrazione proviamo a trovare una via democratica unitaria e definita sul referendum sulla legge elettorale. Siamo sicuri che questa volta ci sarà da rimanere soddisfatti dell’opinione condivisa sui quesiti referendari.
E’ chiarissimo il segretario Franceschini: “Abbiamo discusso, abbiamo votato, abbiamo deciso. Abbiamo il dovere di seguire questa strada, non di riaprire un dibattito che si è già risolto nella direzione, dopo tanti approfondimenti. Siamo per il sì, per abolire il porcellum che tanto avevamo criticato” ed avvisa i compagni di partito “Da segretario dico che un partito non può sbandare continuamente”. Ma i distinguo sono già partiti. Chiti denuncia: “Il referendum non corregge una legge sbagliata e inutile per il Paese ma ne accentua i difetti. Non solo aiuta Berlusconi ma soprattutto produce un effetto negativo per la democrazia. Ed è questo il punto che a me preme più di tutti: non il giovamento che ne ricaverebbe il premier, ma il funzionamento della democrazia”. Ceccanti critica le voci discordanti: “Non c’è nessun motivo per cambiare posizione Pd né ora né dopo le europee. Sbagliano coloro che dall'interno del Pd chiedono che il partito cambi la sua posizione appena decisa. Un conto è il dissenso dei singoli, del tutto legittimo in un grande partito plurale. Un altro conto è dare l'impressione di un partito indeciso e pronto a cambiare continuamente posizione”. Castagnetti invita a ripensare il sostegno al Sì: “Il Pd non vuole né il porcellum, cioè l'attuale legge elettorale, né il superporcellum, cioè quello che uscirebbe dal referendum e che peggiorerebbe ulteriormente la situazione, rifiutiamo entrambe le leggi. Se la maggioranza non ha nessuna intenzione di modificare la legge che uscisse dal referendum è evidente che viene a cessare la condizione che ha ispirato la direzione del Pd ad assumere quella decisione”. E tra i democratici scatta l’allarme. Gentiloni è addirittura terrorizzato: “Noi diciamo di sì sperando che il quorum non sia raggiunto. Adesso però è tutto più chiaro, se Berlusconi spinge sull'acceleratore e il referendum passa per noi è un disastro. Per questo sarebbe un'ottima idea ridiscutere tutto”. Attacca il prodiano Barbi: “Quante stranezze nel Pd sul referendum! Chi si pone contro il referendum esprime la vocazione restauratrice del Pd”. E Rutelli già vede il potenziale boomerang della scelta del Pd: “La vittoria del sì al referendum produrrebbe il porcellissimum, peggio del porcellum: liste di nomina padronale e maggioranza assoluta a un singolo partito. Franceschini aveva giustamente detto che dopo il pronunciamento del Pd non ne avrebbe più parlato e invece vedo che insiste ogni giorno per il sì. La destra ha già detto che vota sì e che poi il risultato del voto non si tocca. Bel capolavoro di furbizia, da parte nostra”. A onor del vero anche negli amici/nemici dell’Idv la coerenza è un optional. Di Pietro aveva addirittura raccolto le firme per il referendum ma ora rigetta il suo appoggio: “Con questo referendum si passa dalla padella nella brace e si rischia di avere un Parlamento in cui Berlusconi nomina la maggioranza assoluta dei membri”. In definitiva anche questa volta il Pd ci ha regalato un’autentica sorpresa, non facendoci capire assolutamente nulla circa la sua linea sull'argomento. E a questo punto rimaniamo sinceramente scettici sul riuscire a trovarne una coerente su qualsiasi materia. E’ prevedibile che nelle prossime settimane impazzerà il nuovo tormentone per gli italiani sotto l’ombrellone: “Trova la posizione del Pd su un tema a caso”. Un rompicapo dalla soluzione quasi impossibile.
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