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Il 5 maggio ci sarà la prima udienza del processo ad un ex ufficiale tedesco per i fatti di Cefalonia di cui, tra gli altri, riferisce il Giornale al quale cui ho inviato la seguente lettera:
Spettabile Redazione de il Giornale, ho appena letto l'articolo a firma 'Redazione' intitolato "Strage di Cefalonia: alla sbarra a 89 anni un ex ufficiale tedesco" che riguarda il procedimento penale per i fatti di Cefalonia che si aprirà il prossimo 5 maggio e scrivo in qualità di Orfano del maggiore Federico Filippini – comandante il genio della Div. Acqui – che venne fucilato dai tedeschi il 25 settembre 1943 ed al quale il Comune di Roma, dove nacque, ha intitolato di recente una via cittadina come da questo Link . Ciò premesso mi permetto di inviare le seguenti brevi osservazioni derivanti dalla mia competenza che – senza falsa modestia – ritengo unica su una materia in cui da decenni o meglio da una vita sono impegnato in ricerche sfociate in tre libri, un sito web www.cefalonia.it e una serie di articoli in cui ho cercato di far conoscere fin nei minimi particolari molte circostanze della triste vicenda da sempre ricostruita in modo approssimativo e volutamente artefatto onde attribuirla alla Resistenza ideologica caricandola di significati inesistenti o impropri, come ha giustamente rilevato anche Mario Cervi in un suo magistrale articolo su il Giornale del 25.4.2007: Ma che c'entra la Resistenza con Cefalonia?. Detto questo osservo: 1 - che con gran piacere trovo finalmente scritto in un quotidiano a tiratura nazionale che le Vittime a Cefalonia non furono 9 o 10.000 come confermato a pag. 30 della sua CTU dal dr. Carlo Gentile nominato Perito dal PM Militare G. Tornatore, che le ha quantificate in circa 2.300 avallando l'esattezza di quelle da me per primo riportate nel mio ultimo libro I Caduti di cefalon ia. Fine di un mito (IBN ed Roma 2006) in cui le ridimensionai, a seguito di ricerche documentali presso gli Archivi Militari, nella misura di circa un quinto con l'effetto di procurarmi l'astio e l'odio di una certa parte politica adusa a considerare come esempio di Resistenza partigiana o ideologica, un fatto prettamente Militare come quello avvenuto a Cefalonia additandolo come paradigma di un antifascismo da esso completamente esulante. Per meglio chiarire riporto il link ad un mio recente articolo scritto dopo aver consultato detta CTU che forse Codesta Redazione ha letto e che comunque da esso potrà trarre le dovute conclusioni anche in merito all' assassinio di mio Padre e di sei Ufficiali, con lui rimasti vittime di una brutale rappresaglia nazista dovuta non alla resistenza 'militare' loro opposta dalla 'Acqui' che era cessata il giorno 24 con la concessione della grazia a 37 ufficiali 'fucilandi', ma alla fuga di due Ufficiali con loro ricoverati in ospedale che determinò l'infame e vile uccisione degli altri. Il motivo per cui mio Padre e gli altri 6 ufficiali vennero tramandati ai posteri come fucilati il 24 e non il 25 fu evidentemente quello di impedire che venisse alla luce il comportamento degli altri due di cui uno, il cap. Pietro Bianchi, divenne nel dopoguerra generale anche per 'meriti partigiani'.
2 - che purtroppo alla soddisfazione per quanto sopra, si aggiunge la delusione di leggere nel Vs articolo che "L'8 settembre 1943 (...) 11.500 uomini al comando del generale Antonio Gandin (...) decisero di non arrendersi ai tedeschi": ciò è la ripetizione pura e semplice dell'altra storiella – ormai anche ex adverso riconosciuta tale – di una Unità del nostro Esercito additata alla stregua di una formazione partigiana decidente per alzata di mano il da farsi, mentre – come ormai è notorio la Resistenza 'Militare' della Acqui avvenne a seguito dell'ordine di resistere (v. sotto) inviato al gen. Gandin l'11 settembre dal nostro Comando Supremo fuggito a Brindisi dopo l'armistizio senza peraltro aver dichiarato guerra ai tedeschi che ne profittarono per comportarsi in modo brutale ma purtroppo previsto dalle leggi internazionali in vigore, infierendo sui nostri soldati considerati 'partigiani' e come tali passibili di fucilazione immediata come i nostri Ufficiali che furono gli unici – come accertai io ed ora anche la Procura Militare di Roma – a subire il Martirio per aver eseguito un ordine Superiore ma – per l'assenza di uno stato di guerra – fucilati come 'Capi e Sobillatori' di 'partigiani' e 'franchi tiratori'.  La furia tedesca si rivolse contro di loro attuando – come è scritto nella "Richiesta di Rinvio a Giudizio" dell'imputato (a me notificata) – «un ordine direttamente proveniente dal Führer con il quale si disponeva inizialmente l'uccisione di tutti i militari italiani che "avevano prestato resistenza attiva o passiva o che si erano uniti al nemico", poi da limitarsi esclusivamente al comandante della Divisione, gen. Antonio Gandin ed a tutti gli ufficiali in quanto considerati traditori dell'alleanza tra l'Italia e la Germania». E' evidente a questo punto che la responsabilità 'morale' di aver armato la mano dei nazisti ricade sul governo Badoglio e sul suo Comando Supremo che alle disperate richieste di aiuto del gen. Gandin – mandato al macello proprio da lui – rispose con cinismo «Impossibilità invio aiuti infliggete al nemico più alto numero di perdite possibile alt Ogni vostro sacrificio sarà ricompensato». La ricompensa fu una scarica di mitra a tutti gli Ufficiali compreso mio Padre. Chiedo che la presente sia resa nota affinchè l'opinione pubblica sappia qualcosa di vero e non le solite bugie su Cefalonia. Grazie. Cordiali saluti avv. Massimo Filippini orfano di un Martire di Cefalonia Latina
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