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Giornali, abusi e intercettazioni |
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Scritto da Pierluigi Battista
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Sunday 01 March 2009 |
 ... Gentili dirigenti della Federazione nazionale della Stampa, illustri rappresentanti dell'Ordine dei giornalisti, non credete che tra i valori costituzionalmente tutelati vi sia anche il diritto di un cittadino nemmeno indagato di non vedersi massacrare dalla pubblicazione di intercettazioni talmente marginali da prevederne addirittura la distruzione disposta dalla stessa magistratura?
Non credete che il da tutti riconosciuto abuso delle intercettazioni squadernate dai giornali appaia statisticamente irrilevante se considerato in generale, ma devastante, mortale, offensivo, insopportabilmente violento per il singolo che ne viene stritolato? Non credete che il diritto alla riservatezza, il diritto di ciascuno a non vedere sfigurata e distrutta la propria reputazione abbia un valore uguale, non inferiore o superiore, ma semplicemente uguale, a quello che giustamente attribuiamo alla libertà di stampa? Vi piacerebbe che il vostro nome, o il nome di un vostro caro, sia divorato dalla macchina dello sputtanamento pubblico? E se non vi piace, perché fate finta di ignorare la violenza esercitata su altri cittadini che pure dovrebbero godere dei vostri diritti? L'articolo 15 della Costituzione vale per voi, ma per i poveri diavoli sprovvisti del magico tesserino dell'Ordine invece no? Gentili e illustri colleghi, sapete indicare una nazione, una sola nazione nel novero delle democrazie occidentali che hanno consuetudine con l'esercizio della libertà di stampa, in cui gli «abusi » siano così frequenti, martellanti, serialmente «abusivi» come da noi? Avete anche una pallida idea di come sia rigidamente applicato il diritto alla riservatezza in Gran Bretagna, che forse una certa dimestichezza con i diritti di tutti e di ciascuno, dall'habeas corpus in poi, la può legittimamente vantare? Possibile che la vostra cecità corporativa, il vostro unilateralismo professionale non vi permetta di vedere che la registrazione, la divulgazione, addirittura la teatralizzazione televisiva di conversazioni personali prive di alcun rilievo penale costituisce una forma di linciaggio che dovrebbe indignare chiunque abbia a cuore i diritti fondamentali di ciascuno? Vi sentite colpiti e mortificati per la dismisura del carcere previsto per i giornalisti? Non siete i soli a giudicare sproporzionata, eccessiva, vendicativa una punizione così severa, ma è possibile proporvi la promozione di una lettura poco edificante per la nostra categoria? Contribuireste a diffondere tra i vostri iscritti e nostri colleghi un libro come «Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora» di Vittorio Pezzato (Sperling & Kupfer) dove è minuziosamente documentata la sequenza di nefandezze servili e di infamie conformiste e forcaiole di cui la nostra categoria (con le sue migliori firme, andate a controllare l'indice dei nomi) finì per macchiarsi con voluttà autolesionistica? Sareste disposti a riconoscere che in quell'occasione, più che la libertà di cronaca, la bandiera sventolata dai vostri e nostri colleghi fu quella del diritto impunito al linciaggio, alla caccia all'uomo, all'abuso di menzogna per colpire un uomo inerme e innocente? Avete qualche altra proposta credibile per fermare i nostri «abusi»? Con riconoscente cordialità.
Da: corriere.it0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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