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Giustizialismo,il piccolo imbroglio Stampa E-mail
Scritto da Angelo Panebianco   
Tuesday 30 December 2008
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«Datemi una sua sola parola e potrò impiccare qualunque uomo». È un detto celebre che andrebbe ricordato quando si leggono i brandelli di intercettazioni degli indagati che la solita «manina» passa alla stampa durante le inchieste giudiziarie.

Estrapolata dal contesto, anche la frase più innocente può apparire a chi legge quei brandelli come prova inconfutabile di colpevolezza. In un modo, per mia fortuna, assai meno drammatico, ne so qualcosa anch'io.
Leggendo l'Unità del 29 dicembre, per un momento, la mia fede in me stesso ha vacillato.
Io che credevo di essere sempre stato un garantista ho scoperto con raccapriccio, leggendo un articolo di Marco Travaglio, di avere un passato giustizialista. Non ricordavo più nulla di questi miei tristi trascorsi. Forse la mia, ho pensato, è una comprensibile forma di amnesia dovuta alla vergogna.
Quale è la prova che mi inchioda al mio passato giustizialista? Travaglio, uno al quale non la si fa, questa prova l'ha esibita. Ha infatti estrapolato una frase da un mio editoriale apparso sul Corriere il 23 gennaio 1993. La frase incriminata è questa: «c'è un solo compito che i successori di Craxi possono e dovrebbero assumersi. Guidare il Psi, con la massima dignità possibile, verso l'estinzione». Per Travaglio quella frase proverebbe che io, quando la scrissi, ero un giustizialista anche più acceso di lui, uno che voleva la ghigliottina per i socialisti.
Con trepidazione e timore sono corso a rileggere quel mio editoriale del '93. E ho tirato un sospiro di sollievo. In quell'articolo, e anche nella frase citata, una volta che essa sia ricollocata nel suo contesto, non c'è ombra di giustizialismo. La frase apparve, ovviamente, in un articolo dedicato ai socialisti dopo la caduta di Craxi. Vi analizzavo la crisi del Psi e la giudicavo irreversibile. Scrivevo che, a causa degli effetti prodotti dalle inchieste sulla corruzione, il destino del Psi era ormai segnato, per quanto ingiusta potesse essere tale sorte (anche per il fatto che si trattava di un partito di sinistra che aveva avuto il grandissimo merito, durante la guerra fredda, di stare dalla parte giusta della barricata). Nulla, secondo me, i successori di Craxi potevano fare per cambiare quel destino. Ricordavo anche che eravamo ormai alla vigilia del varo di una nuova legge elettorale e che questo avrebbe determinato, presumibilmente, una riorganizzazione dell'intero sistema politico e la sostituzione dei vecchi partiti con nuove organizzazioni politiche. Si trattava dunque di un'analisi che in quel momento poteva essere giudicata giusta o sbagliata (ma gli eventi successivi dimostrarono che era giusta), sulla situazione del Psi all'inizio del 1993 e la frase estrapolata da Travaglio indica solo la mia convinzione che quel partito fosse ormai spacciato.
Niente giustizialismo, dunque. Del resto, sarebbe strano il contrario.
Ricordo bene che, all'epoca, (erano i tempi di Mani Pulite) ero fra i pochissimi a mettere in guardia contro i rischi autoritari insiti in quella che, con leggerezza e stupidità, veniva allora chiamata la «rivoluzione dei giudici».
Travaglio ha fatto insomma un piccolo imbroglio. D'altra parte, che cosa ci si può aspettare da un signore che si occupa professionalmente di inchieste giudiziarie e processi penali e non ha mai capito che, nell'Occidente liberale, gli argomenti della difesa di indagati ed imputati dovrebbero essere trattati, da chi ne scrive, con lo stesso rispetto e la stessa considerazione (anzi di più, tenuto conto della presunzione di non colpevolezza) riservati agli argomenti dell'accusa? Forse non faremo mai in Italia la separazione delle carriere di giudici e di procuratori. Sarebbe già qualcosa ottenere, come ha suggerito Luciano Violante, la separazione della carriera di Travaglio da quelle dei procuratori. Per avere un Travaglio finalmente «terzo», e cioè credibile.

Da: corriere.it

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