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Gli Italiani all'estero e i tagli della Finanziaria Stampa E-mail
Scritto da Max Bono   
Monday 20 October 2008
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Una favela di Rio
“Caro Max  ma perché non scrivi sui tagli della Finanziaria per gli italiani all’estero?” mi chiede con veemenza il mio lettore dallo stato di New York. “Il nuovo governo sta tagliando tutto e tu non dici niente. Perché?”. Un’altro dai Caraibi gli fa eco: “Questi tagli sono così  consistenti che bisogna dire qualcosa”. Calma miei lettori, calma.
Non mi sono nascosto alle mie responsabilità. E non voglio stupirvi né lasciarvi incolleriti con quanto sto per dirvi. Sono favorevole ai tagli del nuovo governo con un ma.
“Ma che dici Max?” sareste pronti a replicare in tanti. “Ma perché?”
Per le parole del mio vecchio e caro professore di liceo, un tipo burbero e tosto, ma a cui piaceva dire la verità. Ricordo le sue parole: “Quando si vede un provvedimento di un governo, di una istituzione, di un paese, mio caro Max, lascia perdere gli strilli e le grida, ma vedi solo i fatti”. “Due sono i criteri: i beneficiati e le misure adottate”.
Devo confessare la mia ignoranza sul vasto provvedimento della Finanziaria per gli italiani all’estero. E vi spiego anche il perché. Un motivo molto prosaico: la mia figlioletta di pochi mesi non dorme, i soldi per il bilancio familiare dell’italiano all’estero (il sottoscritto) sono pochi e non mi posso permettere una nursey. Devo ninnare da solo. Per questo non ho avuto il tempo di analizzare la nuova Finanziaria in dettaglio.
Tuttavia conosco bene due problemi degli italiani all’estero e, in relazione a queste, possono esprimere un giudizio: la stampa italiana all’estero, gli emigrati in condizione di indigenza.
In relazione alla stampa italiana all’estero ho condotto una inchiesta che ha messo in evidenza (leggete il mio blog www.maxbono.blogspot.com per i dettagli) una vera e propria gomorra di spreco di fondi pubblici.
Le iniquità, la altissima concentrazione di fondi pubblici a beneficio del gruppo Assopigliatutto- La Repubblica, i milioni di rivoli in cui si perdono i fondi pubblici in giornali e riviste mai pubblicati, inesistenti, con poche copie, con pubblicazioni inconsistenti, di qualità molto dubbia. Persone a dir poco folkloristiche per non dire sinistre, e a volte addirittura con fedina penale poco pulita. L’editoria italiana all'estero ha di tutto e di più. No mio caro lettore, i tagli, la razionalizzazione delle spese in quest'area non mi lascia per niente preoccupato, anzi. Finalmente arriva e speriamo che sia veramente giusta, che la finisca con gli sprechi colossali, che benefici chi il giornalista all’estero lo fa veramente, con articoli di qualità e sul territorio, sul web o sulla carta stampata in egual misura. Abbiamo chiesto a voce alta questa razionalizzazione e la vogliamo veramente.
Coloro che sono colpiti dalle misure del governo sono, per la maggior parte, persone che non meritavano, che ne approfittavano (per non dire di peggio). I beneficiati (si spera) dovrebbero essere quelli che il giornalismo all’estero lo fanno sul serio. Le misure adottate, la razionalizzazione ed i tagli sono pertanto misure giuste.
E veniamo al "ma". Questo riguarda un'area che mi sta particolarmente a cuore, che conosco bene: gli emigrati in condizione di estrema indigenza. Purtroppo le misure (o per meglio dire l’assenza di misure) sono uguali a quelle del precedente governo. Ancora una volta gli emigrati indigenti che vivono nelle favelas brasiliane, argentine, sudamericane o di altri parti del mondo, sono abbandonati a sé stessi. Assistenza sanitaria, pensioni sociali sono ancora un lontano miraggio. E’ buffo che le critiche a questo governo vengono dalla stessa parte che nel governo scorso non ha fatto niente per gli indigenti. Di nuovo la lezione del mio professore di liceo torna alle mie orecchie: i danneggiati dall’assenza di misure adottate sono italiani in condizione di difficoltà, indigenti.
Ma forse, al di là della mancanza di fondi per loro, quello che colpisce è la mancanza di sensibilità dell’italiano medio per questi emigrati indigenti. Nella gomorra napoletana sono morti 6 persone in una strage vergognosa contro gli immigrati africani. Sono morte in un giorno 30 persone mitragliate in una strage analoga nella gomorra di Duque de Caxias, periferia di Rio de Janeiro. Nella gomorra di Salvador di Bahia sono morti in una strage analoga più di una mezza dozzina di persone. Succede quasi tutti i fine settimana, mi racconta un amico che vive lì.
Emigrato indigente italiano. Dimenticato dall’italiano di Italia, che  pare sensibile alle gomorre nostrane e non a quelle che avvengono in altri paesi, anche se i suoi fratelli italiani all’estero vivono lì.
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