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Stampa italiana sul web: sussidi solo per i grandi giornali Stampa E-mail
Scritto da Max Bono   
martedì 12 agosto 2008
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Sidney
“Caro Max ma perché non scrivi sulla stampa italiana all’estero sul web? Non pensi sia importante?” mi chiede un mio lettore dall’Australia.
Beh, il fatto che ho lettori in Australia mi lusinga, visto che sono un semplice cronista italiano in Brasile.  E’ peraltro vero che, molto modestamente, la mia inchiesta sulla stampa italiana all’estero sembra averla risvegliata da quel torpore storico in cui si trovava ed ora sembra ci si sia finalmente focalizzati sugli argomenti e soggetti giusti.
Pertanto rispondiamo al mio lettore, visto che questo argomento della stampa italiana all’estero sul web va molto di moda di questi tempi.
Mio caro lettore ma come puoi pensare che ignoro la stampa italiana all’estero sul web? Senza di essa Max Bono non esisterebbe, per il semplice fatto che il web dà la possibilità a persone (come me) senza contatti nell’elite del settore giornalistico ma solo basandosi sul proprio lavoro di poter lavorare come giornalista. L’ altra faccia della medaglia del giornalismo web è che, anche se scrivi meglio della carta stampata ti pagano poco o niente lo stesso. Ma tralasciamo questi elementi scabrosi e vediamo di rispondere alla domanda.
E allora perché non ho scritto sulla stampa italiana web all’estero?
Ma mio caro lettore  io ho già scritto sulla stampa italiana web all’estero, anzi per la verità il gruppo che ho definito assopigliatutto basa tutta la sua strategia sul web e nel complesso riceve la bellezza di 9.4 milioni di euro o l’83% del totale dei grandi fondi per la stampa italiana all’estero.
L’erogazione dei contributi alla stampa italiana all’estero tramite il sistema dei cosiddetti quotidiani teletrasmessi altro non è che un modo per i due maggiori giornali italiani di ricevere forti contributi da parte dello stato italiano per la loro diffusione all’estero. Con la differenza che, al contrario del Corriere della Sera, il quotidiano La Repubblica ha costruito un sistema che, di fatto, monopolizza i contributi dati dal governo italiano alla stampa italiana all’estero. Come abbiamo già spiegato il fatto che ci siano forti incroci di business tra i menzionati giornali del gruppo assopigliatutto determina oggettivamente una diffusione del quotidiano La Repubblica nei principali mercati anglosassoni del mondo. Il tutto basato sulla teletrasmissione che altro non è che la trasmissione del giornale La Repubblica tramite il web.
Cosa significa tutto ciò?
Siamo in presenza, da un punto di vista economico, di sussidi alle esportazioni dei due principali giornali italiani, con la differenza che avvengono con la seguente giustificazione: quotidiani teletrasmessi.
Il web è solo uno strumento per sovvenzionare questi giornali. Per la verità ci sembra di essere in presenza di un vero e proprio sistema ad personam perché (dati del 2004) non beneficia il sistema dell’informazione italiana all’estero sul web o i giornali italiani in generale, ma solo i due principali quotidiani italiani.
Con la differenza che il giornale La Repubblica, con la creazione del sistema assopigliatutto, si è beneficiata pienamente di tali sussidi, mentre il Corriere della Sera non ha saputo o voluto saper fare ciò.
Qual è stata la ratio del legislatore nella definizione di questo sistema? Nenhuma (Nessuna) come si dice qui in Brasile. Si sono beneficiati solo i due principali giornali italiani e basta.
In un epoca in cui il panorama dell’editoria mondiale si disegna in funzione della vendita, distribuzione e creazione dell’informazione sul web, il legislatore italiano sembra essere andato controcorrente ed aver beneficiato con un generoso sistema di contributi solo la carta stampata principale italiana.
La nascita del giornalismo blog, di frontiera, di commentatori e analisti come il sottoscritto ha messo in crisi ed in ginocchio il sistema di informazione tradizionale italiano che aveva due caratteristiche fondamentali: atteggiamento eccesivamente ossequioso verso la classe politica (maggioranza e opposizione al tempo stesso), mancanza di sistematica analisi dei provvedimenti adottati, in particolare verso la stampa stessa. Ribadisco il concetto di sistematico: è vero che ci sono ottimi commenti di tanto in tanto sul settore, ma sono lasciati lì e si perdono in una mancanza di organicità dovuta al tipico timore di perdere il proprio posto di lavoro con commenti troppo “forti” verso i potenti gruppi editoriali italiani.
Di fatto il sistema attuale di contributi alla stampa italiana all’estero ignora tutta l’informazione web, specie quella di qualità, che si basa esclusivamente sul proprio lavoro e che avrebbe la necessità, per continuare, di ricevere alcuni sussidi dal governo italiano: non quelli giganteschi e quasi osceni del sistema assopigliatutto ma nemmeno essere completamente ignorata dal governo italiano come attualmente.
Soprattutto perché il pubblico attuale legge molto di più chi ha una visione critica delle cose che non chi ossequia i potenti. Con un click elimina le pagine boring (noiose) e legge quelle interessanti. Ed è per questo che le prime (boring) hanno la necessità di un sistema come quello attuale di sovvenzioni “sprecate”. Perché senza di esse interi giornali da un giorno all’altro sparirebbero senza lasciare traccia. Perché essi sopravvivono soprattutto grazie ai contributi. Basta vedere la recente storia dei principali giornali all’estero sovvenzionati dal governo italiano per verificare ciò.
Solo lo stato italiano sembra non accorgersene. O non vuole?
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