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Sinistra presunzione e saggezza popolare Stampa E-mail
Scritto da Barbara Di Salvo   
giovedì 24 luglio 2008
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Con tutto il rispetto per il premier, ma su questa opposizione è persino troppo facile avere la meglio.D’accordo che nel paese degli orbi chi ha un occhio fa il sindaco, ma sono davvero imbarazzanti.

Per carità, meglio così e mi auguro che continuino a non capirlo ancora per molto, ma non si accorgono che i principali fautori della vittoria elettorale dell’odiato Silvio sono stati proprio loro?

Ed insistono.

No, non ce l’ho con Veltroni, che, anzi, poverino, lo sto rivalutando perché alla fine era forse l’unico ad averlo capito ed aveva cercato di porvi rimedio. L’intenzione era buona, ma circondato com’è dai fenomeni da baraccone, la sinistra sta tornando quella di sempre, con l’aggiunta di un Di Pietro che ogni giorno ci regala anni di governo.

Non so se per intelligenza strategica o per fortuna, ma Silvio mi ricorda un lottatore di una di quelle arti marziali in cui si sfruttano gli attacchi del  nemico per vincere, utilizzando la forza dell’avversario a proprio favore.

O forse semplicemente gli italiani sono più intelligenti di quel che pensano i nostri sinistri, e puntualmente li ripagano con batoste memorabili.

Il tormentone principale da 15 anni è la presunta egemonia del Berlusca sull’informazione, che ci impedisce di capire appieno quanto lui sia un delinquente, immorale, fedifrago, indegno di governare questo Paese. Continuano a dipingerci come idioti teledipendenti, che votano destra solo perché ignoranti inebetiti dalla tv.

Poi l’accendiamo e vediamo sempre i soliti asseriti intellettuali che insultano noi e i nostri eletti ad ogni occasione. In Rai ci sono i simpatici Santoro, Travaglio, Annunziata, Floris ed una sfilza di sinistri pagati da noi che infestano ogni trasmissione, che tutto sembra tranne che asservita al Cavaliere.

Per non parlare poi di Mediaset dove spiccano i vari Mentana, Gialappa’s e comici vari che se la godono a sputare veleno su chi li foraggia.

La7 e Sky non sono certo da meno nel trovare ogni occasione buona per dar voce a chi attacca la destra un giorno sì e l’altro pure.

Della grande stampa, poi, è persino inutile discutere. Dettano quotidianamente l’agenda dell’informazione, seguita pedissequamente da tutti i Tg che ormai sembrano solo una cassa di risonanza.

E con dei media così, volete veramente farci credere che il conflitto di interessi sia il nostro problema principale.

Ma pensate davvero che non ce ne accorgiamo? Davvero credete che votiamo destra perché siamo degli stupidi innamorati di Berlusconi?

Avrà tanti pregi, ma state tranquilli che i suoi difetti li conosciamo benissimo. È solo che i vostri sono immensamente più gravi.

Il primo, il principale, quello da cui derivano tutti gli altri è l’immensa presunzione.

Se non esistesse la presunzione sinistra bisognerebbe inventarla perché ci ha regalato tante di quelle gioie in questi anni da credere quasi che l’abbiano inventata gli avversari per vincere facile.

Voi siete i migliori, i predestinati, gli unici dotati di intelletto, di saggezza, di moralità, di principi etici inossidabili, e soprattutto di cultura.

Sì, continuate a crederlo, vi prego. È così divertente osservarvi all’opera.

Se gli italiani non fossero un popolo di rozzi ignoranti, incivili, egoisti, menefreghisti, mafiosi, puttanieri, sfruttatori, approfittatori, arricchiti, immorali, voi governereste l’Italia da decenni con percentuali bulgare.

Sì, è vero. Siamo pessimi. Non ci meritiamo altro che di essere governati da uomini di malaffare come noi.

Se non fosse che avete a cuore le nostre sorti, malgrado la nostra ingratitudine, se non fosse che vi ostinate a volerci cambiare per renderci migliori, malgrado siamo incorreggibili, se non fosse che proprio non capite come non riusciamo ad apprezzare tanta vostra superiorità, ci avreste già abbandonati al nostro destino infame.

È solo perché siete così buoni che non siete emigrati in Russia ai bei tempi o se oggi non chiedete asilo politico in Cina o a Cuba.

Che sacrificio immenso che avete fatto per noi. E neppure un grazie. Siamo proprio dei fetentoni.

Ha ragione D’Alema, che l’altro giorno andava ripetendo il suo cavallo di battaglia: «Il PD è senza dubbio il maggior partito nella parte più acculturata del Paese... è il primo partito tra gli italiani che leggono libri, che leggono i giornali».

Ma la disgrazia è che noi siamo così disincantati che sentirci definire ignoranti da uno che neppure si è mai laureato, ci fa sganasciare dalle risate.

Ed è ancor più comico che un partito con tanto amore per le lauree, annoveri tra le sue fila dirigenti che non hanno visto l’università neppure in cartolina (Rutelli e Ochetto, giusto per citare due esempi) e che, come se non bastasse, candidi come presidente del consiglio un diplomato cineoperatore.

Mi pare il minimo che, un po’ scocciati di tanta alterigia, finiamo, per reazione, per punirli come meritano con una bella batosta elettorale.

Ma loro, niente da fare, insistono.

Proprio questo suffragio universale non lo concepiscono e continuano a ripetersi come un mantra che non vincono “perché è la gente è che so’ ‘gnoranti”.

Per carità, è un pensiero legittimo che attraversa la storia della democrazia da millenni: i voti devono avere tutti lo stesso peso? Può il voto di un premio nobel valere quanto quello di un bifolco? Sono domande che non si discostano molto da altre meno politicamente corrette: è giusto far votare i paria, le donne, i neri? O è meglio affidare la scelta del governo solo ai notabili?

Ma sono considerazioni che non ti aspetti da chi si ritiene difensore dei poveri e dei deboli, da chi propugna l’egualitarismo come unica religione laica.

E allora cominci a chiederti perché acculturati, comici, nani, ballerine e asseriti intellettuali sembrano davvero votare quasi tutti per questi presuntuosi.

Perché i salotti buoni propendono per loro? Perché il mondo dello spettacolo li coccola?

Non sarà perché anche loro si sentono migliori? Sono forse caduti nella trappola della superiorità morale e culturale della sinistra?

Sorge spontaneo il sospetto che certi elettori presuntuosi, credendosi un’élite, piuttosto che mischiarsi alla plebe, siano più propensi ad entrare in un club che la più grande operazione di marketing politico, nata nel ’68 e mai veramente finita, ha fatto loro credere che fosse davvero esclusivo.

E loro ci sono cascati come gonzi, hanno davvero creduto che fosse pregno di geni, di acculturati, di esseri eticamente superiori, di nobili e notabili.

Presunzione chiama presunzione.

L’idea di Berlinguer, quindi, non era malvagia. Peccato che alla fine sia stato un boomerang. Si devono essere davvero convinti di essere migliori e sono rimasti in quattro gatti. Sempre i soliti, sempre più presuntuosi, sempre più incattiviti.

Gli italiani sono andati oltre e nel loro meraviglioso pragmastismo continuano a bastonarli.

Perché il bello è che gli italiani sanno di essere superiori, ma non confondono la consapevolezza con la presunzione, non hanno bisogno di una tessera di partito perché il riconoscimento dei loro meriti, come tutti i grandi uomini, lo cercano con umiltà nella propria quotidianità. All’adulazione preferiscono di gran lunga l’autostima.

Per carità, non sono né antropologa, né psicologa, ma mi limito ad osservare e mi chiedo se in fondo, come tutti i presuntuosi, questi sinistri non siano che dei poveri disgraziati insicuri.

E come tutti gli insicuri, nascondono le proprie manchevolezze dietro l’arroganza e la spocchia.

Palloni gonfiati che scoppiano alla minima puntura di spillo.Insicuri o no, restano ridicoli perché alla fine dove non c’è sostanza, ma solo apparenza, la presunzione è una micidiale arma a doppio taglio.

Basta osservare cosa sta accadendo con il figlio maggiore della presunzione sinistra: il giustizialismo forcaiolo.

L’assunto, il disegno diabolico è ormai chiaro da 15 anni: noi siamo migliori, noi siamo eticamente superiori, noi siamo onesti, tutti gli altri sono delinquenti di natura. Se uno di noi viene preso con le mani nel sacco è un compagno che sbaglia, ma la moralità della razza sinistra è fuori discussione.

Ovvio che assiomi del genere abbiano come corollari la totale assenza di garantismo, la fiducia cieca nella magistratura inquirente e l’elevazione del sospetto a verità indiscutibile.

La moglie di Cesare in confronto era una prostituta d’alto bordo.

I metodi investigativi, poi, devono essere i più pervasivi possibili, perché quando non sono i reati, ma la moralità degli avversari politici ad essere oggetto di indagine, ogni strumento è buono per smascherare gli infami.

Non esiste vita privata, non vi sono limiti allo sputtanamento dei nemici, perché noi siamo i migliori, siamo tutti ineccepibili, siamo santi che non sbagliano mai, che non hanno mai un pensiero impuro, e prima o poi gli italiani dovranno ficcarselo in testa e la smetteranno una buona volta di votare questi disgraziati.

Perché stupirsi, quindi, se negli ultimi 15 anni la lotta politica è stata tutta condotta nelle procure e nelle redazioni dei giornali?

Attenzione, non nelle aule dei tribunali, non nel dibattimento, non al termine di un giusto processo, non in seguito a prove ed a sentenze definitive, ma solo nelle procure dove i pm, anche loro esseri superiori, hanno elevato il sospetto, la notizia di reato a condanna definitiva e mai ribaltabile.

In fondo hanno avuto vita facile con la giustizia che ci ritroviamo. Quando le sentenze definitive, se tutto va bene, arrivano dopo 10 anni, perché perdere tempo ad aspettare per sbattere il mostro in carcere e contemporaneamente in prima pagina?

Tanto ciò che conta è il sospetto, la diceria, l’ipotesi di reato, l’eventualità, non la condanna.

E se poi arriva l’assoluzione, chi se ne frega? È passato talmente tanto tempo che nessuno si ricorda più neppure perché era finito nel tritacarne.

Intanto il marchio d’infamia glielo abbiamo piazzato e non se ne libererà più. Se lo hanno indagato, se lo hanno incarcerato, se un pentito ancor più infame di lui lo ha accusato, se ha detto quella frase al telefono, qualcosa dietro ci sarà.

Il tutto ovviamente grazie ai media, pieni zeppi di esseri presuntuosi e superiori, dove certi pessimi magistrati hanno trovato la giusta sponda per la distruzione politica degli avversari.

Il bello è, però, che la presunzione prima o poi ti si rivolta contro e quando esageri, passare dalla parte del torto è un attimo.

Cosa hanno ottenuto con questo metodo? Che se la suonano e se la cantano fra di loro, ma gli italiani non si fidano più né della magistratura, né dei media, né della sinistra.

Un successone, insomma.

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra, diceva uno che la sapeva lunga in fatto di etica.

I sinistri si sono dimenticati di tanta saggezza e non concepiscono che questo è l’unico vero assioma della razza umana.

Noi italiani, invece, lo sappiamo e ce ne siamo fatti una ragione da tempo. Non crediamo ciecamente in Berlusconi, né lo riteniamo un santo, ci accorgiamo benissimo dei conflitti di interessi, ma ci interessano più i nostri problemi quotidiani.

Quando votiamo non sposiamo una causa, non ci innamoriamo né ci facciamo inebetire, ma scegliamo chi ci sembra in grado di far qualcosa di buono per l’Italia.

Vogliamo al governo qualcuno con un po’ di buon senso, pragmatico, che sappia scoprire l’acqua calda e utilizzarla per lavare l’Italia, anziché per sciacquare la sua coscienza e mostrarci quanto è immacolata.

Siamo cinici, forse, ma realisti e quando vediamo un Del Turco, un Fassino o un D’Alema finire vittima dello stesso metodo forcaiolo, non gioiamo, né ci indigniamo come avete fatto voi presuntuosi quando eravate sul pulpito a pontificare.

Semplicemente prendiamo atto che qualcuno è finito sotto le grinfie di una giustizia di cui ormai non ci fidiamo più, forse hanno sbagliato, forse no, forse saranno condannati da innocenti, forse saranno assolti da colpevoli.

Ma, e questa è la triste realtà italiana, sicuramente la verità non la sapremo mai e abbiamo la netta percezione che giustizia non sarà mai fatta.

Allora, anziché ergerci a moralisti da strapazzo, appoggiamo con molta più convinzione chi vuole finalmente riformare questa disgraziata giustizia.

Vedete, cari presuntuosi, in fondo è solo saggezza popolare, quella per cui non serve la laurea, ma solo buon senso.

Quella per cui sia benedetto il suffragio universale.

www.barbaradi.splinder.com

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