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Di Pietro, Carnevale: Mi pento di averlo promosso magistrato Stampa E-mail
Scritto da Il Legno Storto   
venerdì 04 luglio 2008
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(Velino) - “Oggi mi pento di aver fatto promuovere Antonio Di Pietro al concorso in Magistratura”: l’affondo è del giudice Corrado Carnevale, Presidente di Sezione alla Corte di Cassazione.

Il Dottor Carnevale va a tutto campo nell’intervista rilasciata al condirettore di Petrus Bruno Volpe. Giustifica le impronte digitali ai bimbi rom, dubita dell’efficacia del delitto di immigrazione clandestina, invita alcuni colleghi a studiare di più e a dedicarsi di meno alla televisione, ma è proprio Di Pietro il suo bersaglio preferito.
Dottor Carnevale, perché si dice pentito di aver promosso il leader dell’Italia dei Valori al concorso in Magistratura?
“Perché fu un grande errore. Mi lasciai commuovere dal suo curriculum. Era stato in seminario ed era di famiglia povera. Fu così che chiusi un occhio davanti ad alcune sue lacune”. Ritiene compatibile con l’etica del Magistrato l’aver accettato, come fece Di Pietro, un prestito di cento milioni di lire da un privato? “No. Io sarei andato in banca, come qualsiasi altro mortale. Ma il giudice Di Pietro poteva tutto, si sentiva onnipotente”.

Parliamo dei magistrati: secondo Lei dovrebbero studiare di più…
“Intanto se sbagliano, paghino. In genere, i Magistrati che svolgono degnamente il loro mestiere, rappresentano la maggioranza della categoria, ma alcuni invece di andare in Tv farebbero meglio ad approfondire la conoscenza dei codici e delle carte processuali”.

Ritiene che in Italia si indaghi a senso unico, cioè prevalentemente contro Berlusconi? “L’azione penale è obbligatoria. Trovo singolare, tuttavia, che si indaghi sempre a destra. Evidentemente, Berlusconi non è simpatico ai Magistrati di Milano… Lascio a lei ogni commento ulteriore, che sarebbe peraltro facilissimo”.

Veniamo alla pubblicazione dei verbali sui giornali…
“Guardi, io non me la prendo con la stampa, che fa il suo mestiere, ma con chi li fa uscire, ed è intuibile chi sia. In Italia, ormai, si vive con l’incubo patologico delle intercettazioni: è assurdo che fatti irrilevanti, cioè puro gossip, finiscano in pasto all’opinione pubblica. Mi chiedo quanto costano allo Stato queste intercettazioni…”.

Problema immigrati: cosa pensa dell’idea del Governo di prendere le impronte digitali ai bambini rom?
“La catalogazione delle impronte serve a tutela dei bambini stessi. Molti sono privi di identità, e non dimentichiamo che adulti senza scrupoli li utilizzano per commettere reati”.

Dunque, Lei concorda con il Governo.
“Certo che sì” E per quanto riguarda il reato di immigrazione clandestina? “Teoricamente giusto, ma ritengo che non sia il più efficace dei deterrenti. Piuttosto, penso sia più opportuno espellerli subito quando violano la legge”.

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