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Iniziative italiane all’estero e corsi di formazione professionali: dove vanno i soldi? |
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Scritto da Max Bono
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sabato 02 febbraio 2008 |
Finalmente se ne parla apertamente. Lo scandalo dei fondi destinati alle iniziative e ai corsi di formazione per gli italiani all’estero è ufficialmente scoppiato. Era ora.
Ne abbiamo parlato varie volte su questo e altri giornali e possiamo, senza falsa modestia, vantarci di essere dei pochissimi che l’hanno fatto in tempi non sospetti. L’atteggiamento “leggero” sull’argomento di gran parte della stampa italiana all’estero era giustificato dalla paura di perdere i finanziamenti pubblici governativi ma adesso che il governo è caduto il muro di omertà sta cominciando ad incrinarsi. Ce n’è per tutti i gusti e a tutti i livelli. La caratteristica generale è che si tratta di iniziative legate ad esponenti politici di governo nazionale e locale che beneficiano entità anche prestigiose che però all’atto pratico realizzano corsi ed iniziative di dubbia validità. Abbiamo denunciato in passati in Sudamerica le iniziative in Brasile dell’agenzia del Ministero del Lavoro, Italia Lavoro, alla Camera di Commercio di San Paolo (leggi l’Italiano dell’11 settembre http://www.litaliano.it/archivio/set11.pdf e 24 gennaio di quest’anno http://www.litaliano.it/archivio08/gen24.pdf), in Argentina i corsi di Italia Lavoro all’Università di Buenos Aires (leggi l’Italiano del 18 settembre http://www.litaliano.it/archivio/set18.pdf ): ambo sponsorizzate da illustri parlamentari italiani all’estero. Rileggendo gli articoli si rimane sconcertati sulla facilità di erogazione di fondi pubblici per iniziative di dubbia utilità. Anche le regioni italiane svolgono un ruolo importante in Brasile. Il Centro Estero per l’internazionalizzazione (ex-centro delle Camere di Commercio Piemontesi) della Regione Piemonte aveva un consulente esterno per l’America Latina, il dottor Cesare Tromellini, che organizzava le iniziative con il Brasile e quindi anche a Bahia. Incuriositi da ciò abbiamo cercato personalmente tracce dell’operato del Centro a Bahia, senza trovarle. A domande circa l’operato di Tromellini, che non lavora più al Centro Estero, ho appreso che questi che è stato sostituito da poco e non si hanno informazioni sull’operato dello stesso Tromellini. Il Centro estero ha comunicato che, in ogni caso, i fondi erano della regione Piemonte e bisogna rivolgersi a questa per vedere come venivano spesi. Vero, come è vero che la gestione dei fondi era dato, in outsourcing, al centro e più propriamente al signor Tromellini. Rimane difficile immaginare che un ente pubblico italiano, che dovrebbe avere tutto rendicontato in termini di spese, non sappia dire le iniziative organizzate dall’illustre Tromellini in passato, in particolar modo a Bahia. A Salvador de Bahia, l’Università Orientale di Napoli aveva organizzato, con i fondi europei, uno scambio culturale Napoli-Bahia con la università Universidade Federal da Bahia. A metà dell'anno scorso ci si aspettava con ansia l’evento in terra bahiana. Giovanni Baratta (professore italiano della Fondazione Gramsci) e Naomar de Almeida, rettore dell’Ufba, erano i responsabili del progetto. Il nome del progetto è affascinante: “Transito atlantico”. Interessante notare che nell’originario progetto EU figuravano come copartecipanti istituzioni accademiche rumene (come l’università di Bucarest) ma non l’Ufba di Salvador. Logicamente l’università romena non aveva nulla a che fare con il progetto italo-brasiliano. Bene, l’evento realizzato è stato di spessore a dir poco minore, per non dire residuale. Resta da chiedersi come sono stati spesi i fondi EU della DG Cultura. A questa domanda la signora Maria Ursoleo che lavora con Antonios Komopoulos Capo unità P5 - Cultura della Commissione Europea, non ha fornito alcuna risposta. Ma ci sono altri casi più modesti ma anche sconcertanti per certi versi. A Itaparica, isola vicino Salvador una ong italiana, l'Associazione Valdostana Pro Infanzia Brasiliana (AVIB) di Saint-Vincent, sta ufficialmente realizzando il progetto "Costruzione di una Casa per bambini disabili nell'Isola di Itaparica (Brasile)" realizzato dalla Regione Valle d’Aosta. Siamo andati personalmente nell’isola in un nostro viaggio in Bahia. Abbiamo contattato il responsabile Cesare Lucchetti a cui abbiamo chiesto informazioni circa la sede che non esiste né sulla lista telefonica né in nessun luogo nell’isola di Itaparica. Non abbiamo trovato traccia dell’AVIB e abbiamo informato di ciò Mara Ghidinelli della Regione autonoma Valle d’Aosta, il Presidenza della Regione, il Vice Capo Gabinetto ma al momento non abbiamo avuto alcuna spiegazione a riguardo.0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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