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È legittimo non pagare le tasse? |
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Scritto da Enzo Trentin
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giovedì 31 gennaio 2008 |
La continua dialettica tra potere e cittadini porta a riscoprire, pur se lo esprime in maniera rinnovata e trasformata, il vecchio diritto di resistenza, mettendo in discussione il tema dell’obbligo politico che si trasforma, dalla accezione assolutizzata di obbedienza, in una accezione diversa, che in qualche modo si definisce come impegno politico, come esigenza "civile" (morale?) di partecipazione.
Si tratta di un impegno che si gioca tra l’accettazione del principio democratico, e quindi di quegli ordinamenti che tali siano fino in fondo, e la decisa convinzione che il principio democratico correttamente inteso esiga una attenzione costante all’operato governativo una partecipazione continua che si definisce non solo attraverso il consenso ma anche attraverso il dissenso. Quest’ultimo si esprime in maniera varia a seconda della disponibilità al dialogo che le forze politiche – che si considerano peraltro elette democraticamente dalla base – hanno con società sempre più caratterizzate dall’emergere di una varietà di soggetti che reclamano il riconoscimento della loro soggettività politica e lanciano l’idea di una democrazia radicale nella quale si possa realizzare una piena partecipazione e un ordine senza gerarchia. Prima di provare a rispondere a quanto indicato nel titolo, riteniamo utile fare un breve giro d’orizzonte sul concetto di legalità-legittimità a disobbedire ad un ordine palesemente illegittimo. Comunemente si crede che la questione sia emersa con il famoso processo di Norimberga (dal 20 novembre all’1 ottobre 1946) che mise sotto accusa i vertici del Terzo Reich hitleriano. La storia, in realtà parte da lontano. Risale al quindicesimo secolo quello che viene comunemente indicato come il primo processo per crimini di guerra (ma siamo in tempo di pace): si tratta di un procedimento del 1474 contro il Landvogt Peter von Hagenbach. Questi era stato posto dal Duca Carlo di Borgogna (1433-1477, la storia ne parla attribuendogli gli epiteti di “terribile” e “temerario”) a capo di una città chiamata Breisach, posta sull'alto Reno, con l'ordine di ridurre alla sottomissione più totale gli abitanti della città fortificata. Sebbene la città non fosse in stato di guerra (infatti i crimini di cui si tratta vennero commessi prima della guerra tra la Borgogna e la coalizione alleata), i reati dei quali il Governatore fu imputato vennero definiti come “crimini di guerra”. Von Hagenbach mirava alla corona reale per la Borgogna e nutriva anche aspirazioni imperiali che, evidentemente, erano la spinta ed il fine delle sue azioni: infatti seguì con scrupolo “l'ordine superiore” impartitogli instaurando un regime fondato sul terrore, dove non la legge, ma l'arbitrio, era lo strumento utilizzato per mantenere l'ordine nella città e non solo: infatti gli assassini, gli stupri, le confische e le tassazioni effettuate illegalmente, unite a tutta la barbarie generalizzata danneggiavano anche gli abitanti delle terre vicine ed i mercanti svizzeri che si trovavano a transitare nella zona per recarsi alla fiera di Francoforte. L'accusa, contestando all'Hagenbach omicidio, stupro, spergiuro ed altre “malefacta”, compreso l'aver ordinato ai suoi mercenari tedeschi di uccidere liberamente gli uomini all'interno delle case per poter infierire liberamente su donne e bambini, sostenne che l'imputato aveva "calpestato le leggi di Dio e dell'uomo". La difesa fu centrata sul dovere di obbedienza agli ordini impartiti dal Duca di Borgogna cui il Landvogt non poteva opporsi né sottrarsi. Ma in quanto cavaliere, l'imputato avrebbe dovuto impedire la commissione dei crimini per i quali, invece, fu processato; di conseguenza venne privato del titolo di cavaliere e, in ottemperanza all'ordine del Maresciallo del Tribunale: "giustizia sia fatta", venne condannato e punito con la morte. Saltando piè pari il tempo ed altre citazioni, osserviamo il caso Hass e Priebke, cui per similitudine può essere associato il caso Adolf Heichman. La nozione dell'ordine illegittimo per il diritto è rilevante per la valutazione della colpevolezza tanto di Karl Hass quanto di Eric Priebke. A sua volta tale illegittimità va valutata e definita alla luce del diritto internazionale di guerra, convenzionale e consuetudinario, in quanto essa conteneva e contiene le regole applicabili alla condotta delle operazioni belliche. Tanto nel processo di Norimberga quanto in quello qui esaminato, furono evidenziati due parametri che escludono l'esimente dell'obbedienza all'ordine superiore: 1) la gravità dei fatti e la manifesta contrarietà dell'ordine alle norme di diritto internazionale. 2) la "mens rea" del subordinato: questo, infatti, non si limitava ad eseguire l'ordine ma lo condivideva e, dunque, aveva un atteggiamento di compartecipazione attiva. Il secondo parametro assume particolare rilevanza soprattutto quando il sottoposto non è un soldato semplice ma un ufficiale di rango elevato, come è stato il caso di pressoché tutti i procedimenti per fatti compiuti durante il secondo conflitto mondiale. Insomma par di capire che tanto più gerarchicamente in alto si colloca il personaggio (o i personaggi) nella scala del potere, e tanto più grave è il suo comportamento che legalizza le “malefacta”. E senza approfondire il fatto che, in democrazia, gli eletti non sono altro che dei delegati. Ciò premesso, ritorniamo alla domanda iniziale e consideriamo ora come in paesi autenticamente democratici i cittadini abbiano gli strumenti per determinare o ridursi le tasse. Lo hanno fatto (e continuano a farlo) i californiani nel 1978, quando tagliarono a metà le imposte sulla proprietà fondiaria, avviando con due anni d'anticipo la "rivoluzione" reaganiana, che doveva drasticamente diminuire il carico fiscale su tutti gli americani e lanciare così il boom economico liberista. Lo fanno periodicamente i cittadini svizzeri (non i politici, ancorché democraticamente eletti). L’ultima volta in ordine di tempo: domenica 16 dicembre 2007, in più di un Cantone (Obvaldo, Ginevra, Uri) tramite referendum si sono diminuiti o hanno modificato le tasse. Dunque, sebbene la Costituzione italiana (mai votata dal popolo) sancisca che non è possibile indire referendum su materie tributarie (art. 75, Comma 2), appare palese che ci si trova di fronte a materia legale, ma illegittima. E una “resistenza non violenta” risulterebbe più che consentita, soprattutto se non trascuriamo ciò che oramai un filone di letteratura ci documenta in materia di “malefacta” degli aderenti alla partitocrazia italiana, i quali si elargiscono privilegi a non finire (per sé, famigli e sodali di partito), tanto da essere oramai comunemente definiti «La Casta», grazie ad un best seller che non è rimasto l’unico del suo genere, ma si è inserito – come dicevamo – in un autentico filone. Né, a nostro modestissimo avviso, i cittadini-elettori-contribuenti potrebbero essere perseguiti più di tanto, laddove mettessero in atto forme di "resistenza passiva", come quelle realizzate dai tedeschi durante l’occupazione della Ruhr (1923-24), o dalla resistenza danese all’occupazione nazista nel corso della II guerra mondiale. Come giustificare, infatti, l’ennesimo sperpero quale il voto anticipato che conviene a tutti i leader nessuno escluso? Se si andasse alle urne i partiti incasserebbero fino al 2011 rimborsi elettorali doppi. Sia quelli maturati per la quindicesima legislatura che quelli relativi alla sedicesima. Per le forze politiche la fine anticipata della legislatura si trasformerebbe in un business finanziario, e per lo Stato in un aggravio di costi pari a circa 300 milioni di euro. E a poco vale a questo punto il taglio del 10% al fondo annuale per i rimborsi scattato con la Finanziaria: l'aggravio per lo Stato sarà di 270 milioni anziché di 300. Quanto alla "resistenza passiva", essa offre spesso la falsa impressione che questo è una sorta di "metodo del far niente", in cui il resistente accetta il male quietamente e passivamente. Ma nessuna affermazione è più lontana di questa dalla verità. Perché, mentre il resistente nonviolento è passivo nel senso che non è fisicamente aggressivo verso il suo avversario, la sua mente e le sue emozioni sono sempre attive, costantemente cercando di persuadere l'avversario che egli è nel torto. Questo metodo è passivo fisicamente, ma fortemente attivo spiritualmente. Non è non-resistenza passiva al male, è invece attiva resistenza nonviolenta al male. Un po’ quello che cerchiamo di fare, qualche volta, con l’informazione. 0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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