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Il Creazionismo Stampa E-mail
Scritto da Gianni Pardo   
Monday 14 January 2008

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Il creazionismo è filosoficamente incompatibile con la scienza. Chi è nato parecchi decenni fa si è sentito insegnare che l’uomo discende dalla scimmia. Il darwinismo era allora un’evidenza come il sistema copernicano, e le discussioni al riguardo puzzavano di muffa ottocentesca.

Poi, nei lustri recenti, s’è cominciato a parlare di creazionismo e uno è stato obbligato a consultare lo Zingarelli, apprendendo che si tratta della “Teoria biologica secondo cui tutti gli animali e le piante attualmente esistenti sarebbero stati creati così come sono, e come tali si sarebbero mantenuti invariati nel tempo”.

La parola chiave è “creati”. Creare infatti differisce da fabbricare perché il secondo rimanda ad una modifica e ad un assemblaggio di materiali preesistenti, mentre la creazione trae la cosa ex nihilo, cioè dal nulla. Cosa che può fare solo Dio.

Se queste premesse sono esatte, non si capisce come si possa discutere di creazionismo in campo scientifico. Infatti, per la scienza, “nulla si crea e nulla si distrugge”: dunque la creazione è scientificamente impossibile. Inoltre, Dio esula dalle ipotesi dimostrabili sperimentalmente, sia in positivo che in negativo. Non si può dimostrare né che Dio esiste né che Dio non esiste.

Si deduce da tutto questo che i credenti fanno male a discutere con gli scienziati. Nessuno gli vieta di credere ciò che vogliono credere, incluso ciò che è narrato nel Genesi. Portare la discussione sul piano scientifico sarebbe invece come voler dimostrare che l’orbita della Terra intorno al sole non può essere ellittica perché Dio è perfetto e avrebbe potuto creare solo un cerchio.

Gli scienziati a loro volta non devono discutere di creazionismo per una ragione opposta: la metafisica non ha posto fra le ipotesi scientifiche. È sciocco affermare che non si è mai osservata sperimentalmente l’esistenza dello spirito. Il meccanicismo, per la scienza, è un’ipotesi ineludibile. Se oggi ci sono uomini, e un tempo non c’erano, è chiaro che da qualcosa che non era un uomo si è arrivati all’uomo. Nessuno dice che una scimmia un bel mattino abbia dichiarato: “Da lunedì starò costantemente in piedi e mi chiamerò uomo”. Si dice soltanto che non esiste un’ipotesi alternativa. Non per lo scienziato. Se qualcuno sostiene che l’uomo discende non dalle scimmie ma dalle foche o dalle aquile, lo si ascolterà. Dice una sciocchezza, ma dice una sciocchezza scientifica. Se invece dice che l’ha creato Dio non lo si ascolterà, perché la sua ipotesi – essendo metafisica – non potrà essere scientifica.

Un’ultima nota riguarda il creazionismo usato per fini religiosi. Qualcuno dice infatti: io non dimostro che l’uomo è stato creato da Dio. Io dimostro che l’Universo com’è non può essersi fatto da solo. Arrivo a Dio scientificamente, nel senso che scientificamente non riesco a spiegare né l’Universo, né il suo ordine, né l’uomo, né la sua intelligenza.

Bel ragionamento, ma fallace. In primo luogo, se non riesci a spiegare qualcosa, non è che ne possa dedurre qualche altra cosa. Il mistero non spiega nulla. Se si mura una bicicletta dentro una stanza, e poi si abbatte il muro e la bicicletta non c’è più, se ne può dedurre solo che non c’è più. Si può discutere su come sia sparita ma alla conclusione si giungerà solo se e quando si dimostrerà chi e come l’abbia presa. Fino ad allora non è dimostrato né che l’abbia sottratta un angelo, né che l’acciaio nelle stanze chiuse evapori né che la bicicletta sia divenuta invisibile.

In secondo luogo, la tesi secondo cui l’Universo non può essersi fatto da sé risale ad Aristotele e a San Tommaso d’Aquino: è la catena causale che non può non fermarsi, altrimenti in infinitum procederetur. E infinito è solo Dio. Ma se questo ragionamento non ha convinto Immanuel Kant, che pure era credente, non si vede perché debba convincere gli scienziati. Questi, con lo stesso Kant, possono limitarsi a chiedere: dimostrateci che l’Universo non è eterno. E avrebbero partita vinta.

Il creazionismo è un argomento oggetto di appassionate discussioni e qui se ne parla con un atteggiamento infastidito, da presuntuosi. Con l’aria provocatoria di dire “considero questa tesi troppo sciocca per interessarmene seriamente”. E questo fa sì che l’autore di queste righe meriti di essere adeguatamente bacchettato.

Bacchettate che attende.

www.pardo.ilcannocchiale.it

 

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