 Time sa benissimo che la sua scelta provocherà scandalo, davvero un buon colpo pubblicitario! Per conservare un'apparente rispettabilità, la rivista mette subito le mani avanti.
L'Uomo dell'Anno «non è un boy-scout», non è un democratico, e si annovera tra i potenti che plasmano il destino del mondo «nel bene e nel male». Time però si guarda bene dal precisare quale potrebbe essere il «male». Il lettore può immaginarlo: l'esercito di Putin ha massacrato la popolazione cecena, le vittime civili si contano in rapporto di una ogni cinque abitanti. La polizia dello Zar dell'Anno ha ridotto all'osso la libertà dei mezzi d'informazione (Tv, radio, stampa), e non si è fatta scrupolo di assassinare i giornalisti più coraggiosi per rimettere in riga gli altri. Povera Anna, un'altra bassezza, un'altra vigliaccheria.
E invece i giornalisti del Time si sforzano di definire qual è il «bene» che Putin ha portato al suo popolo e al mondo: una «stabilità» che la Russia non conosceva da un secolo. «Prima l'ordine, poi la libertà». E questo equivale a dire che la scelta di Time Magazine è al tempo stesso ingenua, irrazionale e immorale. In realtà, non esiste stabilità quando le diverse mafie al potere si demoliscono e si eliminano reciprocamente all'ombra del Cremlino, al punto che un generale dell'FSB, a capo di una delle varie fazioni (la polizia della «Narcotici») invoca il cessate il fuoco dalla prima pagina di un quotidiano moscovita, se si vuole evitare il crollo di tutta la bella impalcatura.
Inoltre, occorre ignorare di proposito i regolamenti di conti, gli omicidi su commissione, le detenzioni, le cure speciali negli ospedali psichiatrici e le deportazioni arbitrarie (Khodorkovsky) per chiamare «stabilità» il clima di intimidazione permanente che organizza la spartizione delle ricchezze tra oligarchi e gallonati dell'Fsb. Quanti miliardi di dollari ha prelevato il nostro Uomo dell'Anno dalle vendite di gas e petrolio? Le consorterie del Cremlino si arricchiscono sulle spalle del popolo russo, che conosce una mortalità di venti volte superiore alla nostra. Che non sia la stabilità dei cimiteri?
Infine, occorre rinunciare a cuore e cervello e mettere a tacere la propria anima per incoronare come garante della sicurezza mondiale un autocrate la cui professione di fede recita «chi nasce cekista, muore cekista» e che fa mostra di acuta intelligenza storica nell'affermare che «la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo è stata...». Provate a indovinare: le due guerre mondiali, Hiroshima, Auschwitz, il Gulag? Non siete sulla buona strada. La catastrofe di cui parla l'Uomo dell'Anno è una sola: «Il crollo dell'Unione Sovietica » (provocata nel 1991 da Eltsin). Certo che quando Putin aveva osato una simile dichiarazione pubblica nell'aprile del 2005 aveva avuto il merito della sincerità, ma oggi Time, che vi intravede una promessa di stabilità, sconfina nell'assurdo. Giustificando la sua scelta in base alla falsa stabilità putiniana, Time si consegna a testa bassa alla propaganda del Cremlino: l'ordine regna nel villaggio Potemkin. Venuta a conoscenza dell'omicidio di Paul Klebnikov, redattore capo dell'edizione russa della rivista Forbes, Anna Politkovskaya scrive: «È innegabile, la stabilità è tornata in Russia. Una stabilità mostruosa, in cui nessuno invoca giustizia... in cui solo un matto oserebbe ancora pretendere la protezione delle forze dell'ordine incancrenite dalla corruzione. La legge del taglione ha sostituito ormai il diritto, sia negli animi che nelle azioni. Ce ne dà l'esempio il presidente stesso ». Anna non ha potuto apprezzare l'articolo di Time, è morta assassinata a sua volta il 7 novembre 2006. La Russia è una grande potenza, sia per le risorse petrolifere, l'arsenale nucleare, l'immenso esercito e le sconfinate strutture di potere, sia per la sua capacità a livello planetario di nuocere e di mettere le nostre democrazie con le spalle al muro.
Lasciamo a Time la certezza che sopprimendo le libertà, l'opposizione, la libera informazione, le Ong umanitarie, Putin assicura la «sicurezza» di quella potenziale polveriera. Tutti i dittatori, antichi e moderni, miti o sanguinari, hanno inneggiato alla sicurezza. Aprite un libro di storia, lasciate in disparte le fiabe, e scoprirete che Putin non è il mago di Oz e che Time si merita le orecchie d'asino, oppure gli allori di un'ironia che non riesce a farsi apprezzare... Guardate la copertina di Time, guardate negli occhi il pesce freddo dell'anno, è la morte che vi fissa. Più avanti, sul suo trono, vi squadra dalla testa ai piedi. Leggete Time Magazine, è la stupidità che vi parla. André Glucksmann
Traduzione di Rita Baldassarre
Da:corriere.it 0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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