Accesso utente

[ Chiudi ]

Quelle morti sono anche del sindacato Stampa E-mail
Scritto da Oscar Giannino   
domenica 09 dicembre 2007
Image
La formula non potrebbe essere più logora. Per Prodi sono «emergenza nazionale», le morti sul lavoro. E il premier se l'è presa ovviamente con le aziende e i loro «eccessi». Ha raccolto l'allarme di Napolitano, si è sentito con Luca di Montezemolo, che dopo i morti alla Thyssen Krupp e quello alla Fiat di Cassino si rende subito disponibile a incontrare sindacati e governo. Ma se dovessimo dare il premio-sincerità a chi l'ha detta più giusta, all'indomani della terribile tragedia di Torino, non avremmo dubbi. Va ai sindacalisti della Fiom-Cgil, a Giorgio Airaudo che ne è il segretario provinciale, a Giorgio Cremaschi che ne è uno dei più "antagonisti" leader nazionali. Loro lo ammettono, che è una sconfitta e una colpa del sindacato. Che si occupa di salario e difesa del posto di lavoro, e non di sicurezza. Non servono più leggi, ma un diverso rapporto tra aziende e sindacati. Sia chiaro che ogni morto sul lavoro è lutto e tragedia, per i familiari, gli amici e i colleghi. E bisogna naturalmente impegnarsi al contenimento del fenomeno. Ma detto ciò bisogna anche ragionare con freddezza. Dunque mettiamoli in fila, quelli che a nostro giudizio sono i quattro luoghi comuni retorici, dell'«emergenza nazionale morti bianche». E poi vediamo invece che cosa servirebbe. Il primo luogo comune afferma che occorrono nuove norme. Il secondo, che occorre un giro di vite penale. Il terzo, che è tutta colpa del lavoro precario. Il quarto, che siamo la solita anomalia internazionale. Sono tutti falsi. Le quattro verità

Primo: le norme. Nel solo 2007, ricostruendo ordini del giorno e comunicati del Consiglio dei Ministri, si contano ben cinque occasioni in cui il governo si è impegnato a nuovi testi, in materia di sicurezza sul lavoro. A ogni incidente particolarmente all'onor delle cronache, a ogni appello - quattro, quest'anno - del Capo dello Stato. Tra febbraio e agosto, è stata prima varata la delega al governo sul Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro. Poi l'iniziativa per il Patto-sicurezza tra Stato e Regioni, in ragione delle rispettive competenze e di future mioddio! - Authority regionali. Poi di nuovo Testo Unico, al suo approdo in parlamento. Ancora, si è emendata la legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, con un giro di vite penale a manager e amministratori delle aziende anche in caso di responsabilità solo colpose. Potrei continuare. Mi limito a dire che il maggior numero degli incidenti avviene nei cantieri edili dove si opera in regime di subappalto, e in realtà norme di settore come la 626 del 94 e la 494 del 96 bastano e avanzano. Il diluvio normativo e l'ingessamento formale ulteriore del lavoro è il contrario di ciò che serve. Secondo: il giro di vite penale. E' inu tile. Faccio presente che la commissione consultiva sui reati societari presso il ministero della Giustizia, presieduta dal pm milanese Francesco Greco - insospettabile di connivenza con le imprese - ad agosto ha fatto energicamente presente che il giro di vite sulle pene detentive in caso di responsabilità colpose di manager e amministratori, varato a luglio, è assolutamente sproporzionato, e da correggere perché giuridicamente improprio. Se lo dice il pm Greco.... Terzo: il lavoro atipico. Incolpare delle morti le trasformazioni del mercato del lavoro è un mantra di chi crede che l'unica garanzia stia nel tempo indeterminato. Di fatto, dalla legge Treu del '97 che ha flessibilizzato il mercato prima della legge Biagi, abbiamo creato 2,9 ,milioni di posti, ma gli infortuni sono calati. Dal '97 al 2006 del 2,3%, e quelli mortali del 10,8%. In più, il 12% di occupati atipici si concentra nei servizi privati e nel pubblico: e non è lì, che si muore di più. Ma nei cantieri, appunto, dove avviene l'80% degli eventi "fatali". Quarto e ultimo luogo comune: siamo il solito fanalino di coda. Falso. Dai 2 mila morti annui degli anni '50 siamo passati ai 1.328 nel 2004, ai 1.274 nel 2005, con un lieve incremento a 1.302 nel 2006. Significa 3,08 morti su 100 mila occupati da noi, rispetto ai 3,2 della vecchia Ue a 15, ai 3,5 della Germania, ai 4,4 della Francia, agli oltre 5 dell'Austria. Il rapporto diretto

Ma se non servono più leggi né più manette, se il posto a tempo indeterminato non significa più rispetto della sicurezza, il punto qual è? Torniamo alla sincera ammissione dei sindacali- sti Fiom. Serve un rapporto diretto, bilaterale e continuativo, tra l'azienda e i lavoratori coi loro rappresentanti scelti sul posto di lavoro, non a livello territoriale e nazionale. Il confronto sulla sicurezza può diventare reciprocamente utile, all'azienda e ai lavoratori, se incrocia insieme le esigenze di pieno utilizzo degli impianti e le massime condizioni di operatività responsabile di chi li fa andare avanti. La sicurezza è parte essenziale di un modello di contrattazione e di confronto tra lavoro e impresa totalmente diverso da quello attuale. Serve la contrattazione aziendale, che non ponga solo il salario e la difesa dell'occupazione al centro dei contratti nazionali, di cui ci si occupa lontano dalle aziende e dalle loro concrete esigenze e condizioni. Più interfaccia diretto tra chi lavora e chi dirige, invece che tra Montezemolo ed Epifani, serve a prevenire gli incidenti infinitamente di più di ogni possibile apparato ispettivo e sanzionatorio. Prodi ieri si vantava delle oltre 100 mila ispezioni attivate dal ministro Damiano, controlli che hanno registrato un 63% di imprese inadempienti. Ma, con tutto il rispetto, a Torino per 68 mila imprese e oltre 400 mila occupati gli ispettori della Asl competente sono 30, più 28 tra Inail e ministero del Lavoro. Bisogna affidarsi al dialogo diretto in azienda prima, non alle manette dopo gli incidenti, se si vogliono meno vittime. Anche se questo significa una rivoluzione culturale, per la politica, per il sindacato, e per come la pensa Romano Prodi.
Da:Libero
0 commenti
Accedi per commentare l'articolo
Dello stesso autore
27 luglio 2010:  Stato grasso, addio!
 
< Prec.   Pros. >

m-Media

Freedom Flottilla
Freedom Flottilla
Hayabusa
Hayabusa
We Con the World
We Con the World
D'Alema a Ballarò
D'Alema a Ballarò