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Una bambina contro Stalin II Stampa E-mail
Scritto da Perla   
giovedì 29 novembre 2007
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Hotel Lux negli anni '30
Nella prima parte di questo modesto contributo alla memoria, per non dimenticare i crimini e i criminali comunisti italo-russi, abbiamo parlato di cittadini italiani che consegnarono ai boia sovietici i propri compagni di partito, non di rado propri amici o familiari. 
Autentiche tragedie circondate da “cortine di ferro” erette e sorrette da fanatismo ideologico, terrore e rigida omertà.
Abbiamo scritto di come le fortune del Pci e dei suoi attuali “discendenti” si fondino su quella stessa omertà che, è incredibile persino a dirsi, perdura ancora e nasconde fatti e personaggi che vengono tenuti sepolti a protezione dell’immagine sacralizzata di Palmiro Togliatti. Fra tante circostanze scomode alla mistica della causa comunista una ci ha colpiti più di altre, perché è l’esempio di come il metodo sovietico sia adottato in certe particolari zone italiane; ci riferiamo all’esistenza (da fantasma) di Aldo Togliatti , il figlio reietto del Migliore (dei peggiori). L’uomo vive in una casa di cura nella Stalingrado italiana che è la rossissima Modena e, salvo rare eccezioni subito tacitate, è sempre stato sottratto, grazie ai suoi guardiani, all’interesse del pubblico.
Ma in questa seconda e ultima pagina vogliamo parlare di chi, con coraggio e molta forza d’animo, ha consumato la propria intera esistenza, violata fin dall’infanzia, lottando contro un invincibile muro fatto di menzogne e di silenzi, pur di ottenere se non la restituzione della vita almeno la memoria riabilitata di suo padre, giustiziato, come altre migliaia di Italiani , con l’accusa di essere traditore, nemico del popolo e del socialismo.
Nessun rotocalco televisivo gli offrirà la prima serata né intere repliche di “La storia siamo noi” o amenità del genere, perché lui si chiama Gabriele Nissim ed è l’autore di “Una bambina contro Stalin” , un libro uscito per la Mondadori nel giugno scorso.
Un libro che imbarazza, di un imbarazzo che il comunista Piero Fassino (impegnato in un’improbabile decomunistizzazione dei DS in vista del PD) non riesce a nascondere durante la conferenza stampa (semi carbonara, riascoltabile soltanto qui ) di presentazione dell’opera, dove si è trovato faccia a faccia con quella bambina (oggi una vivace signora in età) resa orfana dalla ragion di partito cinicamente seguita da Togliatti , in nome e per conto del grande alleato Stalin.
La bambina di cui si parla è Luciana De Marchi, protagonista di una storia venuta a galla grazie alla sua caparbietà e al talento di Nissim, che ha provveduto alla stesura del racconto da lei offerto e fittamente documentato.
Ci hanno inculcato l’atroce pregiudizio secondo il quale torturare e uccidere in nome del marxismo sia inevitabile e giustificato, quando  si mettano anche solo in dubbio i meriti della grande rivoluzione portatrice di libertà, fraternità ed uguaglianza tra gli uomini.
Efferati e ingiustificabili sono soltanto i crimini nazisti che, “per non dimenticare”, ci vengono ricordati da Giovanni Minoli (sempre lui) e da altri numerosi autori quasi quotidianamente.
In questa prefazione al libro di Marina Argenziano, ancora il nostro Gabriele Nissim ci spiega con chiarezza ed efficacia le ragioni di questa aberrante incoscienza collettiva che ci impedisce di indignarci.
Nessun tribunale per i crimini contro l’umanità dell’Onu chiederà mai giustizia per le vittime delle dittature comuniste, passate e presenti.
Non vedremo affatto apparire sulla scena internazionale un altro Simon Wiesenthal che, instancabile e giusto, si lanci anima e corpo sulle tracce di quegli aguzzini, liberi oggi come allora, quando imprigionavano, torturavano e uccidevano povera gente, dentro e fuori i vasti confini dell’URSS.
Giorgio Napolitano ha ricevuto Luciana De Marchi al Quirinale. Forse l’atto più ipocrita compiuto da questo presidente che più di ogni altro conosce, coprendo però col silenzio, le verità dei fatti che condussero alla morte, nell’Unione Sovietica, migliaia di compagni del Pci.

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