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Una bambina contro Stalin Stampa E-mail
Scritto da Perla   
venerdì 23 novembre 2007

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GULAG
Questa è la prima puntata di una storia, anzi di mille storie, da noi scritta e abbandonata nella cartella di Word. La pubblichiamo sollecitati da questo articolo di Fausto Carioti sul compagno Giorgio Napolitano.

 


Clementina Perone Parodi
, quanti sono coloro che hanno già sentito questo nome?
Pochissimi di sicuro; eppure costei fu una comunista di ferro, prigioniera volontaria dentro l’impenetrabile “cortina di ferro” dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Nessuno la conosce, perché il Pci seppe crearsi intorno una copia di quella cortina di omertà, persino più impenetrabile e duratura dell’originale, che ha finora nascosto quelle storie tragiche e segrete di migliaia di Italiani uccisi dai sovietici grazie alla complicità e alla delazione di Togliatti e di compagni come Clementina.
Si tratta di un muro invalicabile che continua a proteggere altre storie di sangue, altri misteri sulle ricchezze economico-finanziarie e sui complessi rapporti politico-affaristici che fanno le fortune dei comunisti contemporanei, sedicenti democratici quanto moderni riformatori.
Ma tornando a Clementina Perone Parodi, di lei sappiamo che a volte fu  implacabile delatrice dei suoi stessi compagni, altre volte vittima straziata dalle atrocità dei lager sovietici e, tuttavia, fanaticamente e visceralmente accondiscendente a quella folle ideologia, sulla quale non cessò mai di concentrare il suo più cieco amore.
Era Tina, antifascista “riparata” nella sua ideale e idealizzata madre patria di tutte le libertà, l’Unione Sovietica.
Come altre migliaia di donne e uomini italiani fuggì dalla dittatura fascista per approdare nell’Urss, dove arrivò carica di ferree convinzioni e sicure speranze.
Quanti ne denunciò (oppure non ne aiutò) di suoi compagni amici o conoscenti, essi pure sfuggiti, come lei, alla repressione delle camicie nere? Pochi, crediamo, certamente meno di quanti il suo idolo Palmiro Togliatti ne fece internare, torturare e fucilare.
Quel Togliatti che, con lo stesso cinismo, si occupò dei poveri alpini prigionieri di guerra in quella Russia di ghiaccio.
Oggi sappiamo che Togliatti fu un traditore e persecutore dei più deboli. Tanto indifferente alle loro sofferenze quanto orgogliosamente ed eternamente leale verso il partito e verso Stalin.
La storia di Clementina Parodi è, in fondo, una storia a lieto fine, perché si è conclusa in Italia, con la morte avvenuta nel suo letto, circondata dall’affetto della figlia e dei suoi amici.
Ma per altre migliaia di comunisti italiani il destino non fu così “generoso”; trattati come criminali, proprio la loro ideologia li portò a morire nei lager o in qualche sotterraneo della spaventosa polizia politica ancora chiamata NKVD.
Tina Perone tornò, a costo di misteriosi e dolorosi patti, nella sua Italia, come vi tornò Togliatti, come vi tornarono alcune centinaia di vittime o di testimoni di quella repressione sanguinosa, priva di volti e di nomi. Gli archivi moscoviti (da poco aperti e già in parte richiusi) raccontano che subito dopo lo scoppio della rivoluzione bolscevica gli italiani presenti in Russia furono presi di mira e deportati nei primi campi di concentramento leninisti; dal 1919 in poi il regime si inventò ogni bieco pretesto pur di tenerli sotto stretto controllo, onde eliminarli quando ritenuto utile alla causa, costringendo alla delazione i connazionali, i quali si prestavano al compito ubbidendo alla ragion di partito o, preferiremmo credere, all’istinto di sopravvivenza.
Circa mille, secondo la storica Elena Dundovich , furono i comunisti italiani vittime della repressione togliattiano-staliniana, ma molti più di mille furono di certo gli amici, i conoscenti e i parenti che subirono impotenti quei calvari disumani e senza senso.
Dove sono costoro? Chi sono? Come hanno vissuto o come vivono il loro segreto?
Da sempre la cultura dominante nel paese dei Togliatti, dei Cossutta, dei Berlinguer, dei Napolitano ci ha imposto l’antifascismo come unico pilastro della nostra democrazia; pertanto tutti ci siamo convinti della giustezza e dell’alta moralità di questa dottrina, anche perché se a qualcuno veniva l’impudenza di contestare il pensiero egemone, indicando anche l’anticomunismo come concetto integrante dei precetti di una autentica democrazia, a questo qualcuno non restava che rassegnarsi alla morte civile.
Fieramente i padri della patria, gli eroi della Resistenza affermavano, con sarcasmo e senza vergogna, che solamente il fascismo aveva causato vittime fra gli italiani, non di certo il comunismo, che mai aveva governato il Paese.
Oggi, se pur a fatica, sappiamo che non fu così.
(continua... per non dimenticare)

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