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La nuova strategia: "Farli sembrare meno mediorientali" Stampa E-mail
Scritto da liberaliperisraele   
martedì 20 novembre 2007
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La minaccia del terrorismo proviene anche dall’America Latina. Non ha dubbi Edward Nicolae Luttwak, storico ed esperto di analisi militari e relazioni internazionali del Centro per gli Studi strategici di Washington. Secondo Luttwak, l’attentato all’aeroporto newyorkese JFK, sventato dalle forze di polizia e dall’FBI con la cattura di quattro cittadini originari di Trinidad e Guyana, mette in luce una drammatica realtà: la pista islamica latinoamericana.

Chi sono questi terroristi?
«Bisogna andare indietro nella storia, al periodo della dominazione britannica del diciannovesimo secolo. Nelle colonie come Trinidad e Guyana furono deportati indiani molti dei quali di religione musulmana. Negli ultimi anni in queste comunità è stato avviato un processo che mira a creare cellule islamiche miste. Una radicalizzazione in parte visibile a occhio nudo come l’elevato numero di uomini con barbe lunghe e donne sempre più coperte, o nuove moschee in stile wahabita, tutte bianche, spuntare una dietro l’altra con Velocità impressionante».

Di che programma si tratta?
«Infiltrazioni di jihadisti che hanno organizzato un piano Preciso per creare cellule di estremisti all’interno di queste comunità dove hanno trovato terreno fertile soprattutto tra i più poveri. Il tutto avviene attraverso finanziamenti provenienti da cellule jihadiste di altre aree».

Chi c’è dietro questo progetto e da dove provengono i soldi?
«Ci sono i soliti Sauditi e altri finanziatori del Golfo che sono sempre disposti a firmare un assegno per diffondere l’estremismo islamico».

Sono gli stessi che finanziano attentati come quello al JFK?
«Sì. Si tratta di gente disposta a pagare per diffondere l’estremismo religioso, creando comunità in cui il reclutamento di terroristi è molto facile».

E’ un fenomeno destinato a crescere?
«Credo di sì, perché gli jihadisti vogliono evitare il profilo arabo, cioè di puntare su terroristi che appaiono come non arabi, e che si fanno notare di meno. Ecco quindi la strategia di reclutare tra queste comunità di origine indiana costituite cioè da persone con i tratto meno mediorientali e la pelle più scura. Poi reclutano anche tra quei cittadini convertiti all’islam di nazionalità francese o inglese che vivono in quei territori».

C’è il rischio che il fenomeno si allarghi ai confinanti stati dell’America Latina?
«Si è possibile perché in quei Paesi c’è una comunità di cittadini musulmani di origine libanese, siriana o indiana all’interno delle quali si stanno registrando segnali simili di diffusione delle derive estremiste».

Edward Luttwak

Da:http://www.liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/
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