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Algeria: nuova resa tra le fila del terrorismo salafita Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Roscini Vitali   
martedì 14 agosto 2007
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Abdelaziz Bouteflika
La decisione del governo algerino di non cedere al ricatto della paura e la presa di posizione del presidente  Abdelaziz Bouteflika, che in seguito agli attentati di aprile ha scatenato la massiccia offensiva dalle forze di sicurezza, stanno mettendo alle corde l’Organizzazione di al-Qaeda per il Maghreb islamico. All’interno del movimento estremista si sta poi verificando una vera implosione, dovuta alla scelta del terrorismo globale che ha portato il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento a sciogliersi per poi rinascere all’ombra di al-Qaeda. Agli arresti e alle morti dei militanti si aggiungono le rese incondizionate di coloro che non si identificano più nella guerra sanguinaria lanciata nel Maghreb dal braccio destro di Bin Laden, il medico egiziano Ayman al-Zawahri. Khiat è l’ultimo esempio di questa di questa rinuncia.

Il 9 luglio, nella provincia orientale di Boumerdes, a circa 50 chilometri da Algeri, i servizi di sicurezza  hanno arrestato uno dei personaggi più in vista del terrorismo algerino. Secondo quanto riportato dal quotidiano Echorouk, l’uomo, che si è consegnato alle forze speciali, è conosciuto con il nome di Khiat; il decimo terrorista appartenente alla leadership della resistenza magrebina che si è arreso dopo l’attentato di Algeri dell’11 aprile. Militante di spicco del disciolto Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc), nel gennaio scorso Khiat si è rifiutato di entrare a far parte dell’Organizzazione di al-Qaeda per il Maghreb islamico. Arruolatosi nella fila del Gspc nel 1994, ha combattuto per anni nelle regioni orientali. Nel 1999 si era rifiutato di lasciare le armi per partecipare al programma di riabilitazione previsto per gli ex esponenti della guerriglia algerina e nel 2005 non aveva aderito alla Carta per la pace e la riconciliazione nazionale, il documento con il quale il governo del presidente  Abdelaziz Bouteflika ha chiuso definitivamente il capitolo della guerra civile.

Khiat ha mantenuto le sue posizioni oltranziste anche dopo il 2005, anno in cui Hassan Hattab, fondatore del Gspc e capo dell’organizzazione terroristica fino al settembre 2003, ha deciso di partecipare al programma di riconciliazione nazionale. Fino al 2006, cioè fino a che Abdelmalek Drudkel non ha deciso di trasformare il Gspc in una organizzazione legata ad al-Qaeda, Khiat è rimasto fedele al movimento salafita e ad una forma di lotta a carattere regionale, combattendo a fianco degli eredi di Hattab, Nabil Sahraoui e Abu Musab Abdel Wadoud.  Il rifiuto di partecipare al progetto di terrorismo globale e l’opposizione agli attacchi suicidi, ai falsi posti di blocco e ai rapimenti, hanno determinato la decisione di arrendersi. Khiat avrebbe confermato agli investigatori la difficile situazione in cui versano le ultime frange del disciolto Gspc, schiacciate da questa nuova ondata di violenza e, probabilmente, da questo nuovo modus operandi del terrorismo nord Africano.
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