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Punto Quotidiano: Le bacchettate e i paletti di Napolitano Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Corneli   
martedì 24 luglio 2007
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Giorgio Napolitano
Napolitano bacchetta Forleo. Aveva taciuto, in modo insolito, l’Anm (Associazione nazionale magistrati). Ci ha pensato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a bacchettare il gip Clementina Forleo. Dal seggio di presidente (di diritto) del Csm (Consiglio superiore della magistratura), Napolitano ha detto: “Lancio un richiamo alla massima responsabilità e riservatezza nello svolgimento di tutte le funzioni proprie dell'autorità giudiziaria; in particolare il richiamo a non inserire in atti processuali valutazioni e riferimenti non pertinenti e chiaramente eccedenti rispetto alle finalità dei provvedimenti”.
Soddisfatto Mastella, un po’ meno Di Pietro che difende la Forleo. Al punto che Mastella ha detto che scriverà una lettera a Prodi: se Di Pietro ha dei dubbi sulla moralità dei colleghi di governo, si dimetta.

In occasione della “cerimonia del ventaglio”, Napolitano ha confermato che non rinuncerà a lanciare nuovi appelli per il dialogo e l'ascolto reciproco tra le forze politiche: “Non mi lascio dissuadere e indurre alla rinuncia dall'ancora inadeguato riscontro che i miei appelli hanno ottenuto”.
Quindi ha precisato che la presidenza della Repubblica “non è occupata da una parte politica, come talvolta si sente inopinatamente ripetere, è solo e sempre impegnata a rappresentare la Nazione nel suo insieme”. Chiara bacchettata al centrodestra.
Altra bacchettata quando ha detto che “nessuna, più che legittima, ragione di opposizione può giustificare la perdita del senso del limite in un'aula parlamentare, fino a trascendere nella polemica verso colleghi eletti e in special modo verso colleghi chiamati in virtù del dettato costituzionale a un mandato che vale come riconoscimento dei servigi resi alla Nazione”. Bacchettata doppia, verso le intemperanze verbali e soprattutto verso le critiche al ruolo dei senatori a vita..
Quanto alle riforme istituzionali, Napoletano ha detto che lo stato delle istituzioni è al centro della sua attenzione “e anche della mia inquietudine. Mi riferisco sia alle condizioni attuali sia alle esigenze di riforma del quadro istituzionale nei suoi aspetti essenziali: confronto politico e attività legislativa, ricerca di soluzioni e capacità di decisione su temi cruciali per lo sviluppo e per il futuro della nostra comunità nazionale, in rapporto anche alle sollecitazioni e alle sfide di un mondo percorso da intensi cambiamenti e anche da forti tensioni”.

Da rilevare un certo restringimento al campo delle possibile riforme con il riferimento agli “aspetti essenziali”. Chiaro monito a chi vorrebbe modificare tutta la Costituzione.
Precisazioni importanti anche sul tema dei rapporto tra le istituzioni. Da più parti si invoca una riforma che aumenti i poteri del governo. Ed ecco che Napoletano pone dei paletti: “L’equilibrio nel rapporto tra le istituzioni è problema che presenta diversi aspetti, tutti meritevoli di grande attenzione. Molto importante è il rapporto tra Governo e Parlamento: nessuna esigenza di governo può giustificare forzature e distorsioni”.
Infine una doccia fredda su chi punta ad elezioni imminenti: “Il doveroso scrupolo di garantire la stabilità delle istituzioni non mi impedisce di vedere la fragilità e incertezza del quadro politico e di governo uscito dalle elezioni dello scorso anno. Ma nessuno può chiamare il Presidente della Repubblica a intervenire nel merito di tensioni e dispute strettamente politiche.
Guardo piuttosto alla continuità che sarebbe obbiettivamente richiesta nell'affrontare problemi di fondo, relativi all'affermazione del ruolo internazionale dell'Italia, e al rinnovamento dello Stato, a cominciare dalle sue istituzioni rappresentative”.

Da qui una nuova spinta al dialogo e alle larghe intese: “Constato a questo proposito che si è venuta esprimendo negli ultimi tempi una crescente insoddisfazione, perfino in forme esasperate, per le disfunzioni delle nostre istituzioni, e che se ne rivendica, anche con sbrigativi richiami a modelli costituzionali stranieri, una profonda riforma: ma colpisce il fatto che si taccia o si sottovaluti l'assoluta necessità, per porre mano a tale riforma, di un avvicinamento - sul piano delle proposte e delle disponibilità ad un accordo - tra gli opposti schieramenti parlamentari. E' a ciò che bisogna spingere: si tratti della riforma elettorale o di mirate e ponderate modifiche della Costituzione, è in Parlamento che ci si deve intendere su larghe basi, superando il rischio di contrapposizioni sistematiche, indiscriminate e distruttive”.
Tra bacchettate e paletti, Napolitano ha detto molto in un discorsetto di circostanza.

Continua la controffensiva dei Ds nei confronti della Forleo. Fassino ha detto: “Alla dottoressa Forleo riconosco il diritto di chiedere al Parlamento l'utilizzo delle intercettazioni. Ma non le riconosco il diritto di precostituire giudizi infondati senza accertamenti”. Toccato sul proprio terreno, Fassino ha aggiunto: “In Italia lo Stato di diritto è ancora fondato sulla presunzione di innocenza e non su quella di colpevolezza”.
Come argomento per dimostrare l’estraneità dei dirigenti Ds alle scalate bancarie è un po’ poco. Comunque il Segretario dei Ds ha aggiunto, a futura memoria: “Nessuno di noi è stato parte di progetti criminosi, ed è offensivo solo pensarlo, per chi ci conosce. Non abbiamo nulla da rimproverarci o da nascondere, siamo sereni e possiamo continuare a fare politica come l'abbiamo fatta fin qui, dando serenità a tutto il partito. Due anni fa ebbi modo di dire che un partito, soprattutto quando è grande, può anche sbagliare. Ma il nostro è un partito di gente per bene, che fa ciò in cui crede e che crede in quello che fa. Così abbiamo conquistato forza, stima e credito”.
Stando ai sondaggi, non molto.

Di Pietro è tornato all’attacco dell’Art. 68 della Costituzione, quello sull’immunità dei parlamentari, dicendo che aveva un senso nell’immediato dopoguerra, ma oggi “la democrazia italiana è così evoluta che ci sono già tutte le garanzie. Semmai si sta creando un fenomeno abusivo dell'utilizzo dell'articolo 68, tanto è vero che molto spesso si applica a fatti che nulla hanno a che vedere con l'insindacabilità degli atti. Personalmente, da quando ero un magistrato alle primi armi ho sempre detto che l'articolo 68 andrebbe abrogato”.
Marini e Bertinotti hanno presentato un piano per la riduzione delle spese del Parlamento. Un po’ di fumo negli occhi. Perché le istituzioni non vanno, devono essere riformate, e la lotta ai costi della politica è un falso obiettivo.

da: http://www.grrg.it

 

 
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